BRUNO MUNARI AD ARTEFIERA CON LA GALLERIA GRANELLI

di Margherita Cirulli

Si è conclusa il 30 gennaio la 41esima edizione di ArteFiera, che si è svolta sotto la nuova direzione di Angela Vettese. L’evento fieristico è stato un successo: più di 48 mila visitatori nel corso dei tre giorni di fiera.

La qualità sulla quantità: questo è stato l’obiettivo della nuova direzione che ha voluto snellire la fiera bolognese, rinnovandola e arricchendola di contenuti; 153 le gallerie partecipanti, con una forte commistione tra moderno e contemporaneo, solo show e collettive.

I visitatori hanno potuto godere non solo degli stand ma anche di incontri, performance, progetti espositivi in giro per la città. A testimoniare il dinamismo e la vitalità che hanno caratterizzato Bologna nei tre giorni di fiera, c’è anche la Galleria Granelli. Nata a Livorno nel 1992 per volontà di Antonio Ricci e Graziella Granelli, la galleria si occupa di arte moderna e contemporanea, ed è tornata ad Artefiera dopo una lunga pausa, con una selezione di opere di Bruno Munari.

Da quanto tempo la Galleria partecipa ad Artefiera e come giudica il suo posizionamento nel mondo fieristico del mercato dell’arte?

La Galleria Granelli, fin dalla sua nascita nel 1992, per dodici anni ha avuto il suo stand ad Artefiera. Dopo una  pausa durata alcuni anni, quest’anno siamo ritornati a Bologna. Per noi Artefiera è sinonimo di qualità: la selezione delle gallerie partecipanti è stata molto selettiva, e non sono mancati scarti di gallerie anche importanti. Gli espositori sono stati scelti con estrema cura. Il progetto con cui noi galleristi intendevamo presentarci in fiera  è stato attentamente studiato, così come le mostre fatte in passato e le pubblicazioni. Questo attento lavoro di selezione fa  sì che quella di Bologna sia una fiera assolutamente competitiva nel mercato dell’arte internazionale.

Nello stand avete portato opere di Bruno Munari: collage, una selezione di sue “Macchine Inutili” e anche un esemplare delle “Forchette parlanti”. Perché questa scelta espositva?

La nostra galleria nasce da una storica passione per l’arte del Novecento: Bruno Munari è stata una pietra miliare del secolo scorso, un artista assolutamente geniale e visionario, sempre avanti rispetto ai suoi contemporanei.

“Basti pensare che nel 1952 scrisse il ‘Manifesto del macchinismo’”, aggiunge Sergio Vanni, artista milanese che si occupa di ricerca sul linguaggio, giochi linguistici e poesia visiva, presente allo stand, “un saggio in cui elabora alcune intuizioni ben strutturate sull’arte cinetica. Munari lo scrisse dieci anni prima della diffusione di questa corrente artistica e del suo massimo successo”.

Com’è stata finora la reazione del pubblico di fronte a queste opere?

Siamo molto soddisfatti: abbiamo riscontrato molto interesse da parte del pubblico. Munari, d’altronde, è un artista sempre contemporaneo, che può essere apprezzato sempre e da chiunque, non solo dagli addetti ai lavori. Le sue opere irriverenti suscitano la curiosità di tutti, anche dei più giovani, che vengono colpiti dai colori, dalle forme e dai messaggi provocatori delle sue opere estremamente creative e fantasiose, che richiamano il mondo dell’infanzia, del ricordo e del gioco.

Siete soddisfatti di questa edizione di Artefiera? Come sono andate le vendite?

Siamo solamente alla seconda giornata di fiera, ma fino ad ora il bilancio è stato molto positivo, anche dal punto di vista commerciale: sono stati venduti un acrilico su tela di Munari ed un suo disegno. Abbiamo deciso di tenere i prezzi bassi, vogliamo avvicinare il pubblico tutto, e non solo il collezionista e lo specialista: le “macchine inutili” hanno un range che va dai 3 500 ai 6 000 euro, il nostro desiderio è quello di invogliare i compratori a investire nell’arte.

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Courtesy: Design Follia

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