Omnia pro arte: i tesori di Basilewsky a Palazzo Madama

Basilewsky a Palazzo Madama

«La nascita e la formazione dell’arte cristiana europea occidentale» era il nucleo centrale ed il fine ultimo dell’immensa e preziosissima collezione di Alexandre Petrovič Basilewsky, divenuta una delle maggiori attrazioni nella Parigi del 1878: l’influente personaggio di origine russa aveva raccolto, a partire dal 1860, delle opere d’arte cristiana – dal Basso Impero al Rinascimento – per creare un’ininterrotta sequenza capace di dimostrare, primariamente, l’apice espressivo toccato nel XII secolo.

La raccolta, storicamente conservata presso la sua abitazione al 31 di rue Blanche della Ville Lumière ed esibita alle Esposizioni Universali del 1865, del 1867 e del 1878, comprendeva avori, smalti, bronzi, oreficerie, vetri, ceramiche, tessuti ed arredi lignei acquistati direttamente dal cosiddetto “roi des collectionneurs” presso monasteri e chiese in Francia, Austria, Italia e Svizzera o acquisiti da altre collezioni prestigiose, come quelle di Louis Fould e di Peter Soltykoff, grazie ai preziosi consigli di Alfred Darcel, in seguito direttore del Musée de Cluny, e del critico Edmond Bonnaffé.

Nel 1884, poi, per un repentino cambio di fortuna, il russo francesizzato fu costretto a vendere, e la collezione venne interamente acquistata da Alexandre Polovcov, curatore onorario del museo Stieglitz, a nome dello Zar Alessandro III per 5,5 milioni di franchi: in tal modo si andò costituendo la sezione “Medioevo e Rinascimento” dell’edificio sulla Neva, che sarebbe divenuto l’Ermitage. Il celebre museo russo ha conservato gelosamente quasi tutti questi preziosissimi pezzi sino a oggi, ad eccezione di 25 notevoli opere che furono vendute dal governo sovietico negli anni Trenta del Novecento ed arricchirono le collezioni del Victoria & Albert Museum di Londra, del Metropolitan di New York e del Rijksmuseum di Amsterdam.

Flabellum tedesco di fine XII secolo

In occasione del 150° anniversario del Museo Civico torinese, istituito nel 1863 dall’amministrazione comunale ed attualmente comprendente la Galleria Civica d’Arte Moderna, il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, il Museo d’Arte Orientale ed il Museo di Palazzo Madama, l’accordo fra Palazzo Madama – Fondazione Torino Musei, la Città di Torino, la Fondazione Ermitage Italia ed il Museo Statale Ermitage, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, ha permesso di far rivivere in tutto il loro splendore – seppur soltanto dal 7 giugno al 13 ottobre – questi capolavori d’arte per la prima volta nuovamente in Europa, dopo la vendita allo Zar. La scelta della sede espositiva non è certo casuale, giacché Palazzo Madama conserva una delle raccolte di arti decorative più importanti del panorama museale italiano, costituitasi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento per merito del marchese Emanuele Taparelli d’Azeglio e comprendente, fra le altre particolarità, una collezione di circa 4.000 ceramiche ed un pregevole nucleo di vetri dorati graffiti e di vetri dipinti.

mostra a Palazzo Madama

Il valore di questi pezzi è difficilmente quantificabile, ma sembra opportuno citare qualche esempio al fine di potersi orientare in un tale impervio campo: nel novembre del 2007 presso la sede parigina di Sotheby’s è stata battuta all’asta una consistente parte della collezione di Georges Dormeuil, ottocentesco mercante di stoffe appassionato d’arte antica e antiquariato, comprendente pezzi stilisticamente e qualitativamente paragonabili a quelli provenienti dalla collezione Basilewsky – dagli smalti champlevé di Limoges agli avori francesi e renani – raggiungendo prezzi davvero considerevoli.

Ecco qualche confronto calzante: la cassetta-reliquiario in smalto champlevé di Limoges del 1220-1230, raffigurante le storie di santa Valeria, è stata venduta per 468.000 euro; fra i capolavori in mostra a Palazzo Madama è presente proprio una cassetta-reliquiario con scene della leggenda di santa Valeria (ricorrenti in quanto la santa è la patrona di Limoges) del 1170-1180, acquistata da Basilewsky prima del 1870 dalla collezione di Bouvier ad Amiens. Se posta sul mercato questa cassetta avrebbe, oggi, un valore addirittura maggiore rispetto a quella battuta da Sotheby’s, sia poiché si tratta di una delle più importanti e qualitativamente apprezzabili opere in smalto limosino di XII secolo, sia per la committenza alla quale sembra essere legata: essa è, infatti, riconducibile ai festeggiamenti per l’ascesa al trono di Aquitania di Riccardo Cuor di Leone, avvenuta nel 1172, la cui cerimonia prevedeva il matrimonio mistico del sovrano con la santa patrona. Nella stessa asta è stato raggiunto il record di 4 milioni di euro per un dittico eburneo del cosiddetto “Maestro dei Dittici della Passione”, eseguito fra il 1360 ed il 1380; questo è  stilisticamente comparabile alle tre placchette – di dimensioni nettamente inferiori – con soggetti evangelici, produzione francese di terzo quarto del XIV secolo, che erano parte di un quadrittico.

PF7082-12-lr-1cassetta-reliquiario di Basilewsky

Sempre rifacendosi a Sotheby’s, è interessante enunciare un altro confronto tra un olifante eburneo di produzione siciliana, risalente a circa il 1100 e stimato fra i 150.000 ed i 200.000 euro all’asta di Londra dello scorso dicembre, sulla scultura e le arti in Europa dal Medioevo al Moderno, e l’olifante appartenuto a Basilewsky, anch’esso risalente alla produzione siciliana fra XI e XII secolo e ben più particolareggiato e prezioso poiché totalmente inciso a formare dei bassorilievi dalle rare iconografie, come i cammelli e le viti, di chiara influenza orientale. Olifante Sotheby's

Olifante Basilewsky

Alla mostra di Palazzo Madama sono presenti molti altri pezzi singolari e particolarmente pregevoli, come il mosaico ravennate raffigurante un angelo, staccato da una chiesa poco prima della sua demolizione, il Flabellum in rame dorato, smalto champlevé e pietre preziose, produzione tedesca di fine XII secolo, o la coppa in maiolica dipinta del 1521, prodotto italiano di Nicola da Urbino, raffigurante un re – Carlo V, David o Pipino il Breve – ripreso da un’incisione di Marcantonio Raimondi destinata alle Stanze del Vaticano, a sua volta derivata da un disegno di Raffaello.

Ed a proposito di Raffaello non si può evitare di accennare agli altri fruttuosi risultati derivanti dalla partnership alla base di questa esposizione, prevista sino al 2015 e rinnovabile per altri quattro anni: l’anno prossimo la Sacra Famiglia con San Giuseppe imberbe dell’urbinate, tra i capolavori dell’Ermitage, realizzata intorno al 1505 per Guidobaldo da Montefeltro, verrà esposta a Torino, mentre il Ritratto d’uomo del 1476 di Antonello da Messina, appartenente alle collezioni di Palazzo Madama, verrà temporaneamente accolto nella Sala di Apollo del Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo.

Intanto, però, è consigliabile concentrare la propria attenzione sul “Collezionista di Meraviglie” ospitato nella splendida cornice della Sala del Senato: l’impatto iniziale è causato dalla riproduzione della Sala della residenza di Alexandre Basilewsky a Parigi – acquarello su carta del 1870 di Vasilj Verescagin, oggi conservato all’Ermitage, – atta a far immergere nell’atmosfera sognante della casa-museo del collezionista. riprod. acquarello abitazione Basilewsky

A completamento di ciò è posta una poltrona, rievocante lo stile dell’arredamento, sulla quale è possibile sedersi per meglio contemplare la sala ed i pezzi. Un sobrio e curato allestimento, a cura di Enrica Pagella e Tamara Rappe, accompagna, poi, tutta la visita, alla scoperta dei pezzi dagli scintillanti luccichii e dal glorioso passato, racchiusi tra essenziali e ben ordinate vetrine lignee.

Maria Stella Di Trapani

Immagini di Maria Stella Di Trapani, ad eccezione della 4′ e della 6′, courtesy Sotheby’s, e della 7′ courtesy Palazzo Madama.

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