Giovani e cultura, crescere è possibile

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In un momento storico così difficile e incerto, il progetto fUNDER35 ha rappresentato per tante piccole imprese giovanili una vera e propria boccata d’ossigeno: nato nel 2012 per sostenere e accompagnare le migliori start up che operano in ambito culturale, il bando intende rispondere a due difficili istanze purtroppo spesso inascoltate, ovvero la necessità di sostenere le imprese giovanili e quella di promuovere la cultura. Sviluppata dalla Commissione per le Attività e i Beni Culturali della fondazione Acri, organo di rappresentanza collettiva di un insieme di dieci fondazioni di origine bancaria a capo delle quali sta Fondazione Cariplo, l’idea consiste nel fornire alle imprese culturali giovanili selezionate attraverso il bando, non soltanto una base economica, ma anche un supporto organizzativo, gestionale, tecnologico, di marketing, per un periodo che copre tre anni, prestando attenzione anche a garantire un orientamento da un punto di vista fiscale ed amministrativo.

Tra i vincitori dell’edizione 2013, l’associazione La Mela di Newton, affiliata ARCI, ha ricevuto 50.000 euro per il progetto Stacca la spina!: l’obiettivo è quello di creare una struttura in forma di agenzia che si occupi della progettazione, produzione e promozione di eventi musicali site specific, proponendo soluzioni a budget sostenibile per i piccoli e medi comuni della provincia di Padova.

Abbiamo intervistato Simone Fogliata, uno dei giovani fondatori dell’associazione, che ci ha raccontato come è nata l’associazione e qual è lo spirito che la anima: “La mela di Newton è nata nell’autunno del 2009, dalla voglia di un gruppo di una decina di amici e conoscenti di aprire un piccolo spazio nel centro di Padova, che proponesse spettacoli, soprattutto musicali. La nostra sede è molto piccola e raccolta, e risponde all’idea di creare concerti ed eventi caratterizzati da uno stretto contatto tra pubblico e  musicisti, effettivamente separati soltanto da una cinquantina di centimetri, durante le esibizioni acustiche. A questo nucleo abbiamo poi unito, per nostra passione, il concetto di proporre al bancone prodotti di agricoltura biologica a km 0, come ad esempio i vini, che scegliamo direttamente dalle cantine del territorio”.

Courtesy La Mela di Newton

Courtesy La Mela di Newton

Qual’è stato il vostro punto di partenza?

“L’idea di partenza era quella di un circolo, uno spazio di aggregazione nel quale potessimo occuparci delle nostre passioni, poi con gli anni il progetto è cresciuto e ci siamo messi ad organizzare eventi sempre più grandi, fuori dallo spazio del circolo, aprendoci alla città, con l’organizzazione di festival, soprattutto musicali, in primavera ed estate. Inoltre, all’interno del circolo, abbiamo avviato un piccolo percorso di co-working e durante il giorno ospitiamo giovani free lance che hanno necessità di spazi di lavoro. Quando ci siamo accorti che le nostre attività andavano al di là del circolo, abbiamo iniziato un percorso più complesso di progettazione, di partecipazione a bandi e a forme di finanziamento dall’esterno, che poi, tra l’altro, hanno generato anche una cooperativa, che si occupa oggi di questi temi, nata insieme all’associazione ma che oggi lavora autonomamente. La decisione di partecipare alla selezione di  fUNDER35 ha rappresentato il momento in cui abbiamo ridefinito i nuovi obiettivi dell’associazione, la nostra direzione, ed abbiamo capito che ci sarebbe piaciuto i portare l’esperienza dell’organizzazione dei nostri eventi, fuori dalla città”.

Da dove viene il nome La Mela di Newton? la mela di newton

“Ci piaceva l’idea di un evento accidentale, come una mela che cade, che fa accendere una lampadina e innesca un’idea geniale. Inoltre la nostra sede è molto vicina all’osservatorio astronomico  della Specola a Padova, e il nome richiamava (anche se non c’entra molto) un collegamento scientifico tra Newton e Galileo che da lì guardava le stelle”.

Come siete venuti a conoscenza del bando?

“La Fondazione Cariparma, che fa parte della cordata dell’Acri, è molto conosciuta a Padova e quando esce un nuovo bando, in città si viene a sapere molto facilmente, attraverso i  media locali ed il web”.

Si percepisce un forte legame col territorio, sia nella volontà di proporre un certo tipo di enogastronomia e di promuoverla, sia nell’iniziativa di realizzare concerti site specific, all’aperto. Come state portando avanti questa scelta?  Che approccio avete con i beni culturali del vostro territorio?

Courtesy La Mela di Newton

Courtesy La Mela di Newton

“Ci piace portare concerti in luoghi belli e non utilizzati fino ad oggi per questo tipo di spettacoli. Inoltre, la musica, i concerti, gli eventi in generale, possono essere motore di socialità, e noi crediamo che la scelta di situarli in luoghi insoliti, accessibili e belli, possa costituire una spinta a far uscire le persone e condurle,  per una sera, a godere delle bellezze del territorio. Ad esempio abbiamo organizzato un evento, tre giorni di concerto nel castello Carrarese a Padova (ha riaperto quest’anno gli spazi) e a settembre andremo sui colli in un anfiteatro naturale a proporre un altro concerto. L’idea è proprio quella di portare l’evento in posti insoliti creando curiosità. Forse non è tanto il nome dell’artista che spinge la gente a muoversi, ma proprio il contesto”.

Qual è il vostro rapporto con il Comune di Padova?

“A Padova negli anni abbiamo consolidato il nostro rapporto con il comune, adesso ci stiamo muovendo al di fuori, nella provincia dove cerchiamo di aprire nuovi canali con istituzioni ma non solo: il concerto che faremo a settembre verrà ospitato in una proprietà privata, siamo quindi andati a parlare direttamente con il proprietario della cantina che ha questo spazio”.

Come fa l’associazione a stare in piedi? Oltre la vendita dei biglietti, quali sono le fonti di finanziamento principali?

“Tra le fonti di entrata ci sono innanzitutto il circolo, quindi il locale, che però rappresenta quasi più un costo che una fonte di entrata… eventi estivi, c’è un biglietto o gestione del bar, oppure tutto il lato dei contributi e finanziamenti derivanti da bandi o contributi diretti derivanti dall’organizzazione delle varie iniziative”.

Quale tipologia di finanziamenti avete ricevuto? Sono sia pubblici che privati?

“In questo momento le fonti di finanziamento sono soprattutto pubbliche, ma oltre il progetto fUNDER35 , ora l’intento è quello di  cercare di ottenere sponsorizzazioni e partnership anche con aziende private”.

Trovate difficoltà nel reperire risorse? Quali sono le maggiori resistenze?

“Come dicevo prima, siamo riusciti a far partire una cooperativa che ci supporta in tutto quello che è il nostro lavoro, per cui non va a gravare molto sull’associazione, quindi abbiamo chi segue in maniera professionale tutta la parte di fundraising e di partecipazione ai bandi. Ovviamente non è una passeggiata, ma ci siamo strutturati in modo che quando si presenti un’opportunità, riusciamo a fare in modo di parteciparvi”.

Courtesy La Mela di Newton

Courtesy La Mela di Newton

Quali consigli daresti ai giovani che come voi decidono di costruire una start up partendo da zero? In base alla tua esperienza sul campo, quali consigli ti senti di dare?

“Un consiglio spassionato è quello di partire: non aspettare finanziamenti e supporto, perché questi arrivano quando hai già dimostrato di saper fare e di saper proporre. Se parti e poi porti il risultato di quello che hai fatto è più facile riuscire ad ottenere un supporto o che vengano a cercarti per dirti: “ok, facciamo questa cosa insieme”. Se non parti aspettando le istituzioni, va a finire che non parti mai e sappiamo come va a finire, soprattutto in questo momento storico. Quando noi siamo partiti con il circolo abbiamo messo 1.000 euro a testa per far partire la cosa, non abbiamo aspettato finanziamenti o che qualcuno ci desse il posto gratuitamente. Si tratta quindi di investire, non tanto in termini economici, quanto in termini di impegno e lavoro per far partire qualcosa in cui si crede, e poi dopo aver dimostrato che la cosa funziona, andare a “venderla” ai potenziali finanziatori. Non basta mettere l’idea, bisogna mettere proporre qualcosa di concreto, che esiste”.

Qual è la risposta che state avendo da parte di Padova?

Courtesy La Mela di Newton

Courtesy La Mela di Newton

“In questo periodo ogni giorno incontro persone che sono interessate a collaborare con noi. Abbiamo appena iniziate a organizzare concerti nei giardini di case private, e con questa iniziativa ogni giorno rispondiamo a mail di persone che sono interessate a partecipare o a darci ospitalità nel loro giardino: da li alla fine nascono sempre altre collaborazioni, perché sono tutte persone che capiscono lo spirito dell’iniziativa e lo condividono. Molto spesso scopri che sono persone che lavorano in ambiti molto simili, per cui tutta questa iniziativa sta portando molti contatti utili per quelli che saranno i progetti futuri. La risposta quindi c’è, è frutto di un lavoro di 4 anni di impegno e volontariato, perché nessuno di noi in questo momento sta vivendo di questo lavoro. Però ci sono le basi per fare in modo che ci sia sostenibilità e che ci sia modo di lavorare anche in futuro”.

La chiacchierata con Simone lascia dunque diversi spunti di riflessione: nonostante l’incertezza economica che domina il panorama delle giovani (ma non solo…) imprese culturali italiane, esistono esempi, come questo, di collaborazioni virtuose in cui il contributo economico è erogato come incentivo per la crescita e l’implementazione delle risorse della singola organizzazione.

Affinché in futuro l’associazione sia in grado di camminare da sola.

Il “gioco” dev’essere quindi un gioco di squadra, chi ha idee si deve fare avanti e chi può sostenere economicamente i giovani è necessario che sia aperto al confronto e a supportarli. Proprio come è accaduto per il progetto fUNDER35 e gli amici della Mela di Newton.

Teresa Eleonora Fiammetta Signorini & Teresa Armenise

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