Le Alternative Dispute Resolutions nelle cultural property disputes: l’esperienza italiana

Gli Alternative Dispute Resolution Methods (ADR) nel settore dell’arte e dei beni culturali sono al centro di una crescente attenzione negli ultimi anni, soprattutto nel panorama internazionale, in ragione delle sempre più prolifiche transazioni nel mercato dell’arte.

Utilizzate inizialmente per la risoluzione di controversie relative al mancato rispetto delle obbligazioni extracontrattuali inerenti la restituzione dei beni culturali sottratti al loro legittimo proprietario a seguito di furto o il ritorno di beni culturali illecitamente esportati dal territorio di uno Stato o trafugati durante il periodo bellico, le ADR sono oggi un valido strumento di risoluzione alternativa e più adeguata delle diverse situazioni di conflittualità che possono sorgere nel settore dell’arte.

Consapevole che il mondo dell’arte vive in un turbinio irrefrenabile di eventi che si susseguono senza soluzione di continuità e che la risoluzione dei conflitti che possono sorgere tra gli operatori del settore richiede una altrettanto celere ed efficace modalità di intervento, la Camera Arbitrale di Milano ha avviato, nel gennaio del 2016, il progetto ADR ARTE.

nicola giudice

Nicola Giudice è dal 1997 responsabile del Servizio di Conciliazione istituito presso la Camera Arbitrale di Milano.

Nicola Giudice, responsabile del dipartimento di ADR Arte, racconta che «il progetto è nato da un’esperienza pratica vissuta da Silvia Stabile, avvocato esperto di diritto dell’arte. Qualche tempo fa l’avvocato si trovò a portare in mediazione un caso vissuto da un proprio cliente, un artista di fama internazionale, in lite con un fotografo che aveva ritratto una propria performance. Grazie all’intervento di un mediatore le parti raggiunsero un accordo soddisfacente. Da questo caso di successo, l’intuizione che la mediazione potesse rivelarsi utile alla gestione di una serie di controversie in ambito artistico. Alla base di tutto c’è la considerazione che nel settore culturale ci sono molte situazioni conflittuali in cui le relazioni tra le parti e gli interessi sottostanti dei litiganti vanno in qualche modo preservati e la mediazione è uno strumento adatto a questo scopo».

Il servizio ADR ARTE si può attivare come una qualunque mediazione, sia utilizzando il tradizionale Regolamento di mediazione previsto dal D. Lgs 28/2010 (legge che disciplina la mediazione civile e commerciale in Italia), sia, in alternativa, impiegando le Fast Track Mediation Rules, uno strumento più adeguato ai casi, solitamente a carattere internazionale, in cui le parti abbiano bisogno di adattare la procedura alle proprie necessità ed esigenze strategiche. Come precisa Giudice, «a prescindere dalla scelta del regolamento, la mediazione è in concreto un momento di incontro tra le parti, insieme ai propri avvocati, per discutere del loro problema e cercare di trovare una soluzione. Il mediatore ha il ruolo chiave di facilitare il processo decisionale aiutando le parti a parlarsi, a costruire una possibile piattaforma di accordo e ad esplorare le varie alternative che si possono presentare. I mediatori sono professionisti esperti nella gestione dei conflitti; non sono, o almeno non necessariamente, esperti dell’oggetto del contendere proprio perché il loro scopo non è quello di fornire soluzioni alle parti, quanto piuttosto di fare in modo che siano le parti a costruirne di proprie».

Le tipologie di controversie legali nel settore dell’arte che possono essere risolte mediante la mediazione possono essere le più varie. Giudice racconta che «partendo dalla considerazione di rivolgerci a liti molto specifiche (ad esempio quelle che vedono contrapposti gli artisti ai galleristi), ci siamo resi conto che il modo dell’arte è ricco di una pluralità di controversie, se vogliamo “tradizionali” ma che comunque affliggono gli operatori del mercato. Si pensi ai problemi che un gallerista può avere con il proprietario dei locali all’interno del quale vengono esposte le opere. O, per fare un altro esempio, alle controversie legate alla spedizione di opere d’arte per una mostra. Un settore ricco di controversie più strettamente “artistiche” è quello della successione: spesso all’interno dei patrimoni ereditari di un certo rilievo si trovano opere d’arte di vario tipo e non è semplice mettere d’accordo gli eredi circa la destinazione di tali beni».

 

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Cratere di Eufronio, Museo Archeologico Nazionale, Cerveteri

 

In una prospettiva fortemente economica e a tratti speculativa, come quella attuale, in cui si assiste sempre più all’affermazione dell’arte come vero e proprio asset class, autonomo strumento finanziario di investimento, l’illiquidità, la volatilità e la poca trasparenza del mercato dell’arte potrebbero rappresentare un alto rischio per gli investitori con il sorgere di nuove controversie in ambito civile e commerciale. Come tutte le forme di investimento, anche quella in opere d’arte «porta con sè un tasso fisiologico di conflittualità», spiega Giudice, «e la mediazione può sicuramente avere i suoi spazi anche in tale tipologia di controversie».

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Henri Matisse, Portrait of Greta Moll, 1908, Tate Modern, London

Nonostante la grande utilità ed efficacia dello strumento della mediazione nel settore culturale, l’ADR ARTE «è ancora un progetto sperimentale, per la verità ancora poco conosciuto», precisa Giudice. «Abbiamo gestito una decina di casi nel corso di un anno, a cui vanno aggiunti i casi non prettamente “artistici”, ma che pure riguardano gli operatori di questo mercato (si pensi al caso della locazione)». Di fronte, poi, alla possibilità che la mediazione possa essere utilizzata anche per la risoluzione di controversie legate ad operazioni di frodi finanziarie nel mercato dell’arte (ad esempio mediante l’applicazione dello Schema Ponzi ai fondi di investimento in arte), Giudice chiarisce che «il mediatore aiuta le parti a discutere e cercare di trovare una soluzione. Nel farlo è essenziale che si venga a creare un clima di reciproca fiducia tra le parti per poter raggiungere risultati credibili. Davanti all’ipotesi di una frode è difficile pensare che esista la possibilità di ricostruire un rapporto di fiducia, tuttavia si tratta di valutazioni da svolgere di volta in volta di fronte agli specifici casi concreti. Mi torna sempre in mente il caso dell’hacker che, dopo aver violato le sicurezze di Sony, è stato assunto da Facebook. È un caso limite, ma alla fine tutto dipende dalla volontà delle parti».

Un progetto di assoluto rilievo, dunque, quello di ADR ARTE, attraverso il quale le parti in conflitto possono confrontarsi in un ambiente neutrale, imparziale ed informale, che garantisce loro riservatezza, costi contenuti, flessibilità, celerità ed efficienza nel raggiungimento di una soluzione di reciproca soddisfazione, spesso attraverso una composizione amichevole della controversia, la qual cosa non è di poco conto in un ambito nel quale il carattere internazionale delle liti può danneggiare non solo le relazioni professionali tra gli operatori del mercato dell’arte, ma anche le relazioni diplomatiche tra gli Stati coinvolti.

Il timore è che lo strumento della mediazione possa scontrarsi con la riluttanza da parte degli operatori del mercato dell’arte, principalmente art dealers, ad affrontare questioni legali, con «l’asimmetria informativa, lo squilibrio di forze in campo e una generale diffidenza a rivolgersi agli specialisti della consulenza legale (prima che i problemi nascano)», tutte problematiche che caratterizzano molti settori e che sono tipiche anche del settore culturale, come ricorda Giudice. La speranza è che la mediazione nel settore dell’arte riesca a superare tali impasse, riuscendo davvero ad avvicinare le parti in conflitto nella ricerca di quelle che gli specialisti del settore chiamano “just and fair solutions”.

Eliana Romanelli

 

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