Africa Contemporanea

Il mercato dell’arte contemporanea africana sta vivendo – soprattutto negli ultimi tre anni – un livello di espansione tale da avere fatto sorgere negli addetti ai lavori il dubbio di trovarsi dinanzi ad un’altra bolla speculativa. La recente esperienza cinese infatti, con i suoi giovani artisti lanciati e bruciati nel giro di alcuni anni, si staglia come uno spettro sullo sfondo di questo impetuoso New Deal.

Le cose però, a ben vedere, non stanno esattamente così. Le differenze con l’esperienza cinese sono numerose e tali da permettere di considerare questa nuova tendenza non una moda passeggera, ma un lungo processo di maturazione che trova le proprie origini non in sofisticate strategie commerciali, ma in radicali mutamenti nell’economia di questo continente e nella sempre maggiore diffusione di un effervescente collezionismo privato. Uno dei primi elementi che  balza agli occhi, infatti, è la circostanza che la maggior parte degli acquirenti delle opere di questi giovani artisti siano essi stessi africani: il primo motore di questa rinascita è l’Africa stessa.

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Africa Art Market Report 2015

Grazie all’innalzamento delle condizioni economiche soprattutto della classe media, in paesi a forte espansione economica come la Nigeria, si può osservare un vero e proprio fermento nel collezionismo privato per quelle opere che gravitano in un range fino ai 20 mila euro. Salendo di livello, sempre in Nigeria, il principe Yemisi Shyllon sta per aprire un suo museo privato a Lagos.

Oppure in Sud Africa, altra regione in cui si registra il fermento maggiore, l’ex proprietario di PUMA, Jochen Zeitz, a settembre aprirà a Città del Capo il suo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa. Sempre in Sud Africa è sorto il BCF – Black Collectors Forum, nonché nuovi fondi di investimento come la Scheryn Art Collection di Cape Town. Se prima l’arte contemporanea africana si vedeva solo nei musei di Londra e New York, e alle biennali internazionali di Kassel, Venezia e Dakar, ora il mercato si sta spostando velocemente all’interno dello stesso continente.

In occidente una figura centrale per la promozione dell’arte africana è Touria El Glauoi che tre anni fa ha fondato a Londra 1:54 Contemporary African Art Fair. Un progetto talmente interessante da essere approdato a New York con una nuova edizione, oltre ad aver indirettamente favorito l’apertura, principalmente a Parigi e a Londra, di gallerie d’arte dedicate proprio alla produzione contemporanea africana.

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1:54 Contemporary African Art Fair – Marrakech Edition

Dato il grande interesse  per l’arte Africana c’è chi, come Victoria Miro attua strategie anti-speculative molto precise per difendere i propri artisti. La galleria infatti ha deciso di non vendere nè a collezionisti nè a musei privati le opere di Njideka Akunyili Crosby. La volontà è quella di tutelare il lavoro permettendo ai soli musei pubblici di accedere alle opere a prezzi agevolati. Ad esempio il Norton Museum of Art di West Palm Beach, durante Art Basel 2016, ha potuto acquistare il dipinto Super Blue Omo per meno di 100.000 $. Un prezzo appositamente pensato perché il museo potesse acquisirlo con i propri fondi.

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Super Blue Omo 2016 Acrylic, transfers, colored pencils, collage on paper 7 ft. × 9 ft.

Insomma, l’arte contemporanea africana appare un fenomeno tutt’altro che passeggero; un fenomeno radicato tanto nel continente di origine, quanto nei “salotti buoni” dell’occidente. Come sempre poi sarà il mercato a decidere della sua sopravvivenza, ma per il momento possiamo continuare a goderci l’esperienza di un fenomeno più legato ad un certo spontaneismo che non alle solite strategie speculative.

Greta Scarpa

 

Photo credits:

immagine di copertina: http://njidekaakunyili.com/work/the-beautyful-ones-are-not-yet-born-might-not-hold-true-for-much-longer

foto 1: Africa Art Market Report 2015

foto 2: http://njidekaakunyili.com/work/super-blue-omo

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