Fondazione Massimo e Sonia Cirulli: Raccontare l’Italia partendo dall’archivio

É stata prorogata fino al 19 maggio 2019 UNIVERSO FUTURISTA, la mostra curata da Jeffrey T. Schnapp e Silvia Evangelisti, che il 21 aprile 2018 ha lanciato la Fondazione Massimo e Sonia Cirulli.

La nuova istituzione, nata grazie al più grande archivio privato di arte italiana del ventesimo secolo (oltre 200.000 opere), ha scelto come sede un edificio progettato da Achille e Pier Giacomo Castiglioni a San Lazzaro di Savena (Bologna) e, superata questa prima sfida, diventerà un polo culturale all’insegna delle esposizioni, della didattica e della multidisciplinarietà.

Massimo Cirulli ci racconta, dopo il primo riscontro con il pubblico, gli obiettivi e le attività che animeranno il nuovo spazio sulla via Emilia.

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Massimo e Sonia Cirulli, fotografia di Simone Nocetti
Courtesy Fondazione Massimo e Sonia Cirulli

Quali sono gli obiettivi della Fondazione?

La Fondazione Massimo e Sonia Cirulli nasce dalla passione per l’arte italiana della prima metà del secolo scorso che mi ha guidato nella ricerca collezionistica sin dai primi anni Ottanta. Con la nascita della Fondazione l’obiettivo è quello di rendere fruibile al pubblico la nostra collezione come momento di riflessione e di studio per tentare di comprendere e fare propria quella che è stata la nascita della modernità. Ci auguriamo che, attraverso le mostre organizzate in sede e le attività culturali in programma, la nostra collezione possa costituire uno strumento valido a valorizzare l’arte e la cultura visiva italiana del XX secolo, dalla nascita della modernità fino agli anni del boom economico.

Quando è nato l’archivio e di cosa è composto?

Il Massimo and Sonia Cirulli Archive nasce agli inizi degli anni ’80. Mi trovavo negli Stati Uniti, precisamente a New York, per motivi di lavoro (collaboravo con  uno studio di consulenza finanziaria e marketing) e per una serie di circostanze mi sono avvicinato al mondo delle gallerie d’arte. Erano gli anni in cui le migliori gallerie del Village esponevano i bellissimi manifesti pubblicitari italiani di Dudovich, Metlicovitz, Villa, per citarne alcuni e le straordinarie opere grafiche di artisti come Bruno Munari, Nicolay Diulgheroff, Fortunato Depero… la collezione nasce dal richiamo di questa bellezza. In Italia non c’era ancora un interesse collezionistico per questo tipo di materiale, per cui è stato relativamente facile acquisire questi materiali. A volte si tratta addirittura di interi archivi storici che oggi compongono la nostra collezione. Multidisciplinarietà è la parola chiave dell’archivio: non solo quadri, sculture ma disegni, collage, oggetti di design, fotografie, grafiche pubblicitarie, riviste, libri, tarsie…

Che tipo di attività ha svolto l’archivio dagli anni ’80 ad oggi?

Fin dalla sua nascita, per la peculiarità dei materiali conservati, l’Archivio ha lavorato con istituzioni museali di rilievo, nazionali e internazionali, attraverso il prestito delle opere e la progettazione e organizzazione di mostre tematiche nel tentativo di restituire lo Zeitgeist di un’epoca.
L’Archivio ha curato pubblicazioni e partecipato a dibattiti e lezioni sull’arte e cultura italiana del XX secolo, nell’ottica di valorizzare e far conoscere il saper fare italiano, alla base della cultura moderna.

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a scegliere l’attuale sede? Che tipo di interventi avete effettuato?

Abbiamo deciso di dare una sede fisica al nostro archivio per il desiderio di rendere fruibile e visitabile la collezione, frutto di un impegno trentennale di continua ricerca.
Quando ho saputo che lo stabile che ospita l’attuale sede della Fondazione era in vendita, ho pensato subito che fosse il luogo ideale per accogliere al suo interno la nostra collezione. Si tratta di un edificio esemplare nella storia dell’architettura moderna, progettato e realizzato nel 1960 dagli architetti Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Dino Gavina e diventato per anni una fucina creativa; al suo interno hanno pensato menti geniali come Man Ray, Carlo Scarpa, Marcel Duchamp, Lucio Fontana… ci piace pensare che un luogo del genere possa continuare ad essere un polo culturale e creativo.
Il restauro dell’immobile è stato realizzato in maniera filologica e nel pieno rispetto del progetto originale. La ristrutturazione è stata curata da Andrea Bassi (Eroica Architettura, Bologna), mentre Elisabetta Terragni (Studio Terragni Architetti, Como-New York) ha lavorato sugli interni, con l’intento di mantenere e trasmettere lo spirito autentico del luogo.

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Dettaglio degli interni della Fondazione, fotografia di Simone Nocetti
Courtesy Fondazione Massimo e Sonia Cirulli

Che tipo di attività svolgerete presso la vostra sede oltre all’organizzazione delle mostre?

La Fondazione Cirulli accoglie al suo interno un vasto spazio espositivo per mostre temporanee, organizzate a partire dal ricco materiale dell’Archivio.

Abbiamo appena inaugurato il ricco calendario culturale e didattico con eventi e laboratori pensati per il pubblico di tutte le età: dai bambini delle scuole di ogni ordine e grado, fino al pubblico adulto. Visite guidate, tavole rotonde, conversazioni con i curatori… ci piace pensare che questo posto torni ad essere polo brulicante di idee e creatività, nel cuore della via Emilia.

Come è gestita e finanziata la Fondazione?

La Fondazione Cirulli è interamente privata e gestita dalla famiglia. Si auto finanzia tramite le attività museali e di prestito e con la vendita di opere della collezione.

Quale politica adottate riguardo le acquisizioni?

Nessuna tradizionale politica di mercato. Dopo oltre trent’anni di collezionismo, mi piace affidarmi al mio “sesto senso”. La prima impressione è fondamentale. Vale quella he chiamo “la regola dei trenta secondi”: quando guardo qualcosa per la prima volta, se mi colpisce entro i primi trenta secondi valuto se acquistarla o meno. Altrimenti lascio perdere.

L’attuale mostra allestita nello spazio è dedicata al Futurismo. Come mai questa scelta?

UNIVERSO FUTURISTA è il titolo della mostra con la quale abbiamo inaugurato la sede della Fondazione. E’ una mostra molto vasta, con più di 200 opere di questo periodo storico, tutte provenienti dall’Archivio. L’Universo Futurista è un po’ il centro dell’universo della nostra collezione. Il nucleo più cospicuo del nostro Archivio è di questo periodo storico, perciò ci è sembrato ideale inaugurare con questa grande mostra. I nostri curatori, Silvia Evangelisti  e Jeffrey Schnapp, hanno saputo raccontare egregiamente questa storia, mettendo in risalto la ricchezza del materiale esposto e valorizzandone la diversità.

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La mostra UNIVERSO FUTURISTA, fotografie di Simone Nocetti
Courtesy Fondazione Massimo e Sonia Cirulli

Come è andata la mostra? Siete soddisfatti dei dati di affluenza? 

La mostra ha fin da subito riscontrato grande interesse da parte della stampa, non solo di settore, e del pubblico che non manca durante gli orari di apertura. Tanti amici e collaboratori sono venuti a trovarci da tutto il mondo, confermandoci che siamo sulla strada giusta.

Cosa avete in programma per il 2019?

Le idee sono molte, stiamo lavorando con il comitato scientifico su nuovi progetti e nuove mostre per raccontare l’Italia, a partire dal materiale dell’archivio.

Corrado Gagliano

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