Dopo il master: Flavia Lo Chiatto ad Artissima

Martebenicult ha intervistato Flavia Lo Chiatto, ex studentessa del Master presso 24ORE Business School e che attualmente è a capo del dipartimento VIP per Artissima.

Abbiamo organizzato un incontro su Zoom con lei per rivolgerle domande sulla sua pregressa esperienza del master, il successivo tirocinio ed infine sulla sua carriera lavorativa. 

Flavia Lo Chiatto, Foto di Silvia Pastore

Ciao Flavia, quanti anni hai e quale è stato il tuo percorso?

Ho 33 anni, da piccola ero molto affascinata dalla casa di questa mia zia gallerista a me molto cara, piena di cose difficilissime da capire ma che creavano in me una fascinazione non indifferente: si trattava di arte contemporanea. Laureata in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, ho partecipato alla prima edizione del master a Roma.

Ci racconti della tua esperienza alla 24ORE Business School?

Ricordo che i miei colleghi avevano strumenti molto più importanti dei miei rispetto all’arte contemporanea, antica e moderna ed erano spesso critici rispetto al programma offerto, ergendosi su queste torri di grandi pensatori. Io invece ero avida di conoscenza e attenta a tutte le testimonianze, difatti molti altri colleghi non hanno proseguito con una carriera di un certo livello nel settore.

Cosa ti aspettavi dal master?

Un aiuto nel placement. All’inizio pensavo di voler lavorare in ambito aziendale, poi grazie alle varie testimonianze a fine master sapevo di voler lavorare in galleria. Ho fatto diversi colloqui però ho scelto l’ambito della galleria, per l’esattezza alla Giacomo Guidi di Roma.

Cosa ci puoi dire di questa tua prima esperienza lavorativa?

Sono entrata come assistente al Gallery Manager in un team dove tutti facevano tutto e dopo due mesi ho avuto la possibilità di vivere Artissima dal punto di vista della galleria. Quando mi hanno confermata avevo le stesse mansioni ma non ero più io quella di supporto, avevo anzi persone che mi aiutavano. Le mansioni riguardavano allestimento, disallestimento, rapporti con i collezionisti e così via. Scelsi Guidi perché era venuto a fare una testimonianza al master e fu molto criticato dai miei compagni, io invece ci ho visto la genialità di chi è in forte crescita e ho voluto lavorare con lui.

Perché hai deciso di cambiare ambito lavorativo?

La galleria prese una china che non piacque a tutto il team e ci fu un vero e proprio licenziamento di blocco. Divenni quindi project manager di una mostra dell’associazione no profit Untitled Association, collaborando parallelamente con la galleria Magazzino. Chiuso il progetto di Untitled chiusa la collaborazione, ma non il lavoro da Magazzino. Iniziai a lavorare come studio manager dell’artista Maurizio Mochetti e, a livello indipendente, misi in piedi una serie di appuntamenti all’interno di strutture ricettive come mostre di giovani artisti all’interno di hotel.

Come sei entrata in contatto con Artissima?

Era il 2016, mi trasferii a Torino per motivi privati e avevo solo un obiettivo: lavorare per Artissima. È andata bene al primo colloquio e ho iniziato a lavorare per l’area di cui ora sono a capo. Il dipartimento si esplicita in un programma VIP con vari livelli e coinvolge le persone alle quali riserviamo un trattamento più elitario. Offriamo un’esperienza esclusiva con viaggi che hanno lo scopo di promuovere la fiera e di entrare in contatto con nuovi collezionisti. Ad oggi faccio un lavoro di networking e mappatura della scena culturale cercando di entrare in contatto con più interlocutori possibile: dall’altra parte del mondo Torino resta comunque una cittadina che non è né Roma né Milano. Mi occupo anche della strategia e identità grafica del dipartimento, scelgo le giurie e i personaggi da coinvolgere all’interno della fiera e seguo i gruppi museali e trustee che decidono di venire a Torino allestendo per loro viaggi organizzati.

Cosa fa Artissima in questo momento?

Dieci giorni fa abbiamo lanciato Artissima Unplugged, nuova veste composta da un’anima digitale e una offline. C’è una nuova piattaforma che si chiama Artissima XYZ e comprenderà le sezioni Present Future, Back to the Future e Drawings, a metà tra un progetto editoriale e una vera piattaforma digitale in cui tramite video si approfondiscono opere e progetti di 30 artisti rappresentati da altrettante gallerie. Dall’altra parte c’è un’anima fisica che consiste in tre mostre collettive con opere in vendita e accolte da tre musei: GAM, MAO e Palazzo Madama. Le collettive seguiranno il fil rouge Stasi Frenetica, tema scelto già a Gennaio, quindi pre lockdown, dalla lungimirante direttrice Ilaria Bonacossa. Le mostre sono ad oggi chiuse in seguito al nuovo dpcm – nota del redattore.  

Qual è per te il momento più soddisfacente sul campo?

Quando rimaniamo solo noi dello staff sotto le gallerie che disallestiscono. Siamo nella balconata dell’Oval e capisci che anche quest’anno è stata una piccola magia: le luci si spengono e rimane la lucidità rispetto a ciò che è stato fatto. Lavorare un anno 24 ore su 24 per quei cinque giorni è una carica emotiva non indifferente.

Come ti vedi nel 2030?

Sicuramente mi vedo lavorare in ambito culturale, se non con Artissima con una realtà che mi permetta lo stesso tipo di arricchimento giornaliero e la stessa possibilità di spaziare, entrando in contatto con tante diverse figure nel mondo artistico.

Di Adriana Ruggeri e Costanza Sciuto

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