MANIFATTURA TABACCHI: UN ESEMPIO DI RIGENERAZIONE URBANA

Poco distante dal centro storico di Firenze, in prossimità del Parco delle Cascine, si incontra la realtà di Manifattura Tabacchi: un imponente stabilimento adibito alla lavorazione del tabacco ora in via di riqualificazione verso la sua trasformazione in polo artistico e culturale contemporaneo.

L’edificio di stile razionalista, nonché uno degli esempi più noti di architettura industriale del Novecento, fu costruito tra il 1933 e il 1940 da Pier Luigi Nervi e Giovanni Bartoli per volontà del Monopolio di Stato. Lo scopo, quello di creare una nuova e unica sede destinata alla produzione dei prodotti da fumo che sostituisse le due storiche sedi precedenti (il Monastero di Sant’Orsola e la Chiesa di San Pancrazio, ex luoghi sacri sconsacrati in seguito alle soppressioni napoleoniche), ritenute non più efficienti e adeguate. Con una superficie di oltre 100.000 m2, l’impianto strutturale è composto da 16 corpi di fabbrica che formano una vera e propria “cittadella industriale” con ambienti destinati anche al tempo libero dei propri dipendenti, in sintonia con l’ideologia politica dell’epoca.

Nel 1999 la proprietà dell’intero complesso fu rilevata dall’ETI – Ente Tabacchi Italiani (azienda pubblica oggi non più esistente) che, tuttavia, ne avviò la graduale dismissione, chiudendo definitivamente la produzione nel 2001.  Negli anni la maggioranza degli edifici cadde in disuso, mentre alcuni locali furono utilizzati per svariate funzioni.

Il punto di svolta arriva nel 2016 quando il Gruppo Cassa Depositi e Prestiti – Cdp (società per azioni controllata dal Ministero dell’economia) ha costituito una joint venture (ossia un’associazione temporanea fra due o più imprese che si accordano mediante un contratto per collaborare al fine del raggiungimento di un intento comune) insieme al Gruppo Aermont, proprietario di diversi fondi internazionali, per un’operazione immobiliare da 200 milioni di euro. Obiettivo, realizzare la Nuova Manifattura Tabacchi: un progetto a lungo termine finalizzato alla riqualificazione urbana dello stabilimento, trasformandolo da complesso industriale a nuovo quartiere creativo di Firenze in cui arte, design, moda e cultura si fondono l’una con l’altra con un’attenzione particolare alla sostenibilità, poiché il processo di rigenerazione è effettuato mediante il recupero e la riconversione quasi totale degli edifici preesistenti. Il piano prevede infatti la convivenza di atelier e laboratori, scuole, spazi commerciali, appartamenti e uffici. Un “centro fuori dal centro”, aperto a tutti e connesso con il mondo circostante.

Trattandosi di un progetto complesso il termine dei lavori non è stato ancora fissato, ma ciò non ha comunque impedito nel 2018 la sua apertura al pubblico. Attualmente gli ambienti in uso sono due: il Building 9 (B9) e il Building 8 (B8).

All’interno dell’edificio B9 coesistono spazi espositivi multifunzionali e peculiare è il cortile esterno che da quest’estate ospita Arno – Imaginary Topography, opera site-specific realizzata dall’artista romano Andreco che vuole restituire l’immagine dell’ecosistema fiorentino circostante precedente all’intervento umano; ma soprattutto è il luogo che contiene il progetto Makers: quattro atelier e quattro laboratori messi a disposizione di un gruppo di creativi e artigiani al fine di valorizzare il legame tra artigianato e territorio. Domina il piano terra l’installazione permanente Fabbrica dell’aria, un dispositivo ideato dal neurobiologo vegetale fiorentino Stefano Mancuso a cura di PNAT (collettivo di green designer che si appoggia all’Università di Firenze) che indaga l’intelligenza vegetale in rapporto all’inquinamento degli ambienti chiusi. L’opera, consistente in una grande serra di vetro, attraverso depuratori sviluppati ad hoc permette infatti all’aria dell’ambiente interno di essere rimessa in circolo depurata, dimostrando così la capacità delle piante di comportarsi in modo efficiente da poter essere un modello per l’uomo.

Residenze d’artista e NAM sono, invece, i due progetti che abitano l’edificio B8. Il primo, ideato e curato da Sergio Risaliti (direttore del Museo Novecento di Firenze), coinvolge ogni anno sei giovani artisti di diversa nazionalità selezionati tra le diverse accademie di belle arti italiane con l’obiettivo di produrre opere d’arte ispirate alla tematica di quella particolare edizione. NAM – Not a Museum, è invece una piattaforma d’arte contemporanea che si discosta dalla classica istituzione museale e si proclama come nuovo luogo della cultura artistica fiorentina, rifiutando il concetto di fruibilità dell’arte come mera contemplazione favorendo al contrario la sua esperienza diretta. Credendo fermamente nell’interdisciplinarità dei linguaggi dell’arte contemporanea, la sua attività si divide fra arte pubblica, video, performance, cinema, radio ed editoria d’arte, rendendo la Manifattura Tabacchi un ecosistema capace di arrivare ad ogni tipologia di pubblico.

La Manifattura Tabacchi si dimostra così un nuovo luogo di produzione e aggregazione a Firenze che, rispetto al centro storico, offre spazi adatti ad esprimere concretamente l’energia e l’innovazione della contemporaneità in cui viviamo.

di Giulia Vergani

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...