L’Ecomuseo Casilino di Roma

L’Ecomuseo Casilino è nato nel 2009 ed è gestito dal 2012 dall’Associazione per l’Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros con la necessità di contrastare un progetto di speculazione edilizia previsto nell’area del comprensorio Casilino. Il progetto edilizio era un Piano Particolareggiato per la costruzione di 3.000 abitazioni e l’attività di ricerca al tempo era finalizzata al reperimento di materiale per sostenere la vertenza in corso. Il Comprensorio Ad Duas Lauros è connotato dal tracciato storico della via Prenestina, di origine protostorica e l’antica via Labicana, oggi via Casilina, costellate di numerose persistenze archeologiche monumentali, street art e luoghi di valore storico riconosciuti dalla comunità. Martebenicult ha intervistato il Presidente Claudio Gnessi per conoscere la situazione attuale dell’Ecomuseo Casilino.

Mr.Thoms – Museo di Urban Art di Roma, courtesy Ecomuseo Casilino

Quando si è conclusa la fase iniziale di attivismo sociale?

Nel 2014 il progetto edilizio fu messo da parte. La ricerca fino a quel momento aveva prodotto, tramite incontri con i cittadini, mappature delle risorse culturali e creato percorsi museali. Queste risorse diventarono la base per lo sviluppo del museo. Da quel momento insieme con la rete degli ecomusei del Lazio abbiamo sollecitato la Regione per l’elaborazione della legge sugli Ecomusei varata nel 2017, che ci rende ora una realtà istituzionalizzata.

Con che finanziamenti si sostiene l’istituzione?

Parte come progetto di volontariato gestito con risorse proprie e reperimento di fondi tramite donazioni. Abbiamo quattro ambiti per il reperimento dei fondi: bandi locali, bandi europei, donazioni, consulenza. Nel 2019 abbiamo chiuso il bilancio con un volume di entrate pari a 60.000 €, che ha consentito di gestire tutta la filiera dei pagamenti ed è probabile che l’anno prossimo raddoppieremo il totale nonostante il lockdown. Con la partecipazione a bandi europei direttamente concordati con consorzi e associazioni o partenariati a livello europeo, si possono presentare progetti della durata anche di 3 anni. Abbiamo iniziato, inoltre, un lavoro con Università, Scuole ed Enti di ricerca anche internazionali, proponendoci come Ente che cura l’attività di esplorazione urbana e approfondimento sul patrimonio culturale della periferia di Roma. Si prevedono anche donazioni tramite l’iniziativa “Adotta un ricercatore”.

Il colombario di Largo Preneste, courtesy Ecomuseo Casilino

Perché la necessità di bandi specifici per gli Ecomusei?

Gli Ecomusei sono Enti interdisciplinari che operano in diversi ambiti di ricerca e, quindi, normalmente possono trovarsi in sistemi economici molto specifici per le donazioni o bandi, che premiano ricerche specifiche e settoriali. Quando partecipiamo a bandi, ciò che ci blocca è l’estrema settorialitá, che comporta problematicità etiche nella stesura dei report delle attività svolte, spesso richiesti.

Quale è la mission dell’Ecomuseo Casilino?

La mission dell’Ecomuseo Casilino è quella di fare ricerca continua sul territorio, non ricerca applicata. Attraverso il dialogo con la cittadinanza vengono prodotte le mappe di comunità, che sono la rappresentazione cartografica o grafica in generale del patrimonio culturale sentito dalla comunità che abita nel territorio. In questo modo riusciamo a costruire i percorsi di visita, resi pubblici attraverso strumenti digitali e chiunque vorrà potrà scaricare tutte le risorse geolocalizzate con le schede e i percorsi. Stiamo lavorando per disseminare il territorio di targhe e informazioni culturali in strada, nei luoghi indicati dai cittadini.

Veks Van Hillik – Museo di Urban Art di Roma, courtesy Ecomuseo Casilino

Quali sono le vostre spese fisse?

Non abbiamo le classiche spese fisse legate al mantenimento di una sede ma abbiamo spese fisse per la comunicazione, poiché abbiamo un sito internet che è la vetrina pubblica dell’Ecomuseo e che può essere utilizzato liberamente dalle persone. Quindi, paghiamo il providing, l’hosting, la parte di tecnologia, l’attività di promozione su Facebook, Instagram, Twitter. Anche l’attività di ricerca è una spesa fissa, sia che venga fatta dai membri del comitato scientifico sia che venga fatta da ricercatori aggiunti. Utilizziamo l’entrata complessiva di 60.000 € nell’ottica di spenderla tutta in ricerca, servizi e comunicazione. Se avanzano risorse, organizziamo altre attività per sfruttare ciò che è rimasto. I riporti di cassa da un anno all’altro sono nell’ordine dei mille, duemila euro. Nell’anno solare cerchiamo di arrivare al pareggio di bilancio per una questione di etica.

Villa Gordiani, courtesy Ecomuseo Casilino

Che forma giuridica ha la vostra istituzione?

A seguito della Legge 3/2017 il 15 ottobre 2019 l’Ecomuseo Casilino è stato riconosciuto di interesse regionale e inserito nell’organizzazione museale del Lazio, con la possibilità di partecipare a bandi ad hoc. Quindi, con la definizione di “Ente Museale Territoriale”, l’Ecomuseo Casilino è di fatto un’istituzione culturale gestita dall’associazione di volontariato. A breve ci trasformeremo in Associazione di Promozione Sociale in ottemperanza al nuovo decreto sul Terzo Settore e aggiorneremo il nostro statuto. Le APS hanno l’ordinamento idoneo per essere riconosciute come imprese culturali, ordinamento che risulta più adeguato per gestire un museo.

di Adriana Ruggeri

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