Xing, configurazioni per mondi possibili

Quest’anno ricorrono i vent’ anni di Xing, l’organizzazione culturale nata nel 2000 dalla riflessione di un gruppo di professionisti (tra i fondatori Silvia Fanti, Daniele Gasparinetti, Andrea Lissoni). Dal momento della sua ideazione a oggi Xing è sempre stato uno spazio di creazione sia materiale che di pura ricerca; un luogo dove mettere alla prova incessantemente le possibilità dell’arte contemporanea. Vent’ anni fa la creazione di questo format era una sfida e, nel tempo, questa rimane la cifra che ne caratterizza il progetto che non ha mai rinunciato a modificarsi e tramutarsi, anche in modo radicale e che oggi, come molti altri spazi deve ripensarsi a fronte dell’emergenza sanitaria.

È una realtà difficile da definire nonostante oggi esperimenti simili a Xing siano molto più frequenti. Daniele Gasparinetti, uno dei co-fondatori, racconta l’evolversi quotidiano del progetto, concepito come “un ecosistema, che favorisce processi di maturazione e cristallizzazione. Quando valutiamo che un tema si è esaurito, si è affermato o ha assunto una rilevanza autonoma nel mondo artistico, passiamo oltre”.

Xing collabora con diverse realtà pubbliche e private, vagliando ogni volta le situazioni specifiche, cercando continuamente nuovi possibili approcci, riflessioni, e connessioni. Tra queste è da segnalare la collaborazione con Margherita Morgantin: “VIP = Violation of the Pauli exclusion principle”, vincitrice dell’ottava edizione dell’Italian Council.  Per questo progetto, che durerà un anno, l’artista interroga la relazione fra immaginazione scientifica e sensibilità artistica; un rapporto che viene indagato anche spazialmente: all’interno della cornice del Gran Sasso, tra due “campi base” “SOTTO LA MONTAGNA” e “SOPRA LA MONTAGNA”, fra solitudine e silenzio, condivisione e scambio.

VIP – CAMPO 1. SOPRA LA MONTAGNA, Margherita Morgantin. Ph. courtesy by Luca Ghedini

Xing parte da Bologna per guardare al di fuori, senza porsi limiti geografici, potenzialmente ovunque e al contempo presente nello spazio urbano.

Dal 2003, infatti, in via Ca’ Selvatica, in un ex – convento, Xing ha dato vita a Raum (stanza in tedesco), lo spazio in cui la continua ricerca polimorfa trova una sua precipitazione “fisica”. Performance ed eventi dal vivo si imprimono nella memoria tutta immateriale delle pareti bianche. Raum è diventata l’occasione per diversi artisti di confrontarsi, mettere alla prova la propria produzione, verificarla. Oggi la pandemia mondiale inevitabilmente ha imposto la chiusura temporanea di questo luogo polifunzionale, dove tutto diventa lecito e la ricerca si sostituisce alle altre forme di misura.

Se l’emergenza impone la momentanea inattività di Raum una sorte diversa è quella che sembra stia riconfigurando la Live Arts Week.  Questo festival è nato dalla commistione di due esperienze passate, sviluppate fra il 2001 e il 2011 (Netmage – festival sul mondo dell’arte elettrica- e F.I.S.Co Festival Internazionale sullo Spettacolo Contemporaneo- che si concentrava, invece, sul ruolo delle arti performative).

Oggi, con la Live Arts Week, Xing sperimenta un intreccio delle discipline: “l’unione dei due mondi – visivo, sonoro e post-teatrale – non è scontata, l’abbiamo immaginata e cercato di produrla, quasi un esperimento”, dichiara Daniele Gasparinetti.

Questi ultimi mesi hanno trasformato, ancora una volta, il formato del festival che, nella sua versione originaria avrebbe dovuto aver luogo fra fine marzo e inizio aprile, tramutandosi, invece, in episodi temporali e artistici in corso in questo periodo.

YEAH YOU – K(h)ar-t, Live Arts Week 2020, all’interno degli spazi di LOCALEDUE. Ph. courtesy by Xing.

È il caso di “THIS INSTEAD”, del duo YEAH YOU, un padre e una figlia che si muovono in un itinerario di performance spaziali e musicali nella loro Kh-art (Car-art). Il risultato è un’inquietante e insieme umoristica sound performance: l’intreccio dei ruoli e delle posizioni, delle prospettive schiacciate e della voce che si fa largo dal cubicolo di un’auto che diventa un palcoscenico. Insieme al live sonoro il duo ha presentato anche “K(h)ar-t- from Khot to Krutch to Vhod. I’m not, I’m knot”, il video è stato installato presso LOCALDUE – galleria bolognese indipendente- in occasione del festival.

In questa cornice dal 12 al 14 novembre gli spazi della galleria P420 ospitano Rehab Training, la performance di Geumhyung Jeong. In mezzo a macchine mediche, apparecchi riabilitativi e gesti di cura, l’artista applica un programma di training a un manichino -maschio- aggredendo e stressando la possibilità di agire e l’ineluttabilità del subire, nella tensione fra corpo e desiderio.

Geumhyung Jeong, Rehab Training, all’interno degli spazi della Galleria P420. Ph. courtesy by Mingu Jeong

Il Coronavirus rende problematica la costruzione di programmi definiti e costringe al riadattamento delle iniziative e dei calendari. Tuttavia, questa situazione emergenziale non sospende l’attività di ricerca e di progettazione che caratterizza Xing, che continua su diversi fronti, affiancandosi anche a un ragionamento collettivo sulla trasformazione del mondo dell’arte. Infondo, tra cambiamenti incerti e indefiniti la ricerca artistica e scientifica, che è il cuore di Xing, è vent’ anni che non si sottrae a questa complessità.

di Francesca Della Santa

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