Matera 2019, cos’è rimasto?

La città di Matera è conosciuta in tutto il mondo come “la città dei sassi” per le sue grotte naturali scavate nella roccia e poi modellate dall’uomo, che le ha trasformate in un nucleo urbano sin dal Paleolitico, a partire dal XIII millennio a.C.. Diventati dopo gli Anni Cinquanta sinonimo di degrado, forzatamente sgombrati come vergogna per la nazione italiana, nel 1993 sono stati dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’Unesco; un paesaggio culturale, per citare la definizione con cui sono stati accolti, esempio di come l’uomo si sia insediato e abbia usato il territorio in modo ecosostenibile, mostrando l’evoluzione di una cultura che ha mantenuto nel tempo relazioni armoniose con l’ambiente naturale. Nel 2014 la città è stata designata a Capitale europea della cultura per il 2019, un meritato riscatto a dimostrazione che la cultura può cambiare un territorio.

Courtesy Vito De Rosa Ph

Come illustrato dal report di monitoraggio, per il progetto culturale di Matera 2019 sono stati stanziati 50 milioni di euro mentre per le spese in conto capitale sono stati destinati 650 milioni di euro, dilazionati in un arco temporale di nove anni (2014 al 2022). Il PIL cumulativo della regione tra il 2017 e il 2019 è salito di oltre il 7% (record segnalato dal rapporto Svimez), lasciando alle spalle tutto il Sud.

Matera 2019 è stata un’esperienza importante per la città e per tutta la Basilicata. Oltre ad un ricco palinsesto culturale, con più di mille eventi in giro per la regione, il lascito come capitale europea della cultura consiste soprattutto in opere importanti: nuovi spazi per i cittadini lucani e per i turisti in visita. 

Courtesy Vito De Rosa Ph

Dopo il pesante intervento di risanamento e restauro partito nel 1986, in seguito all’applicazione della legge speciale 771, Matera 2019 lascia dietro di sé importanti opere di riqualificazione volte a migliorare l’attrattività del territorio. Oltre Cava Paradiso anche Cava del Sole, un luogo da cui un tempo veniva estratto il tufo per costruire abitazioni e monumenti, è stata riqualificata e dotata di cinquemila posti adatti per concerti e grandi manifestazioni. Sono stati recuperati gli ipogei di San Francesco d’Assisi, un vasto spazio espositivo sotterraneo che si sviluppa sotto la piazza omonima, così come sono stati restaurati gli affreschi della chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone. È stato restituito alla città in veste tutta nuova il cineteatro comunale, intitolato a Gerardo Guerrieri, regista e critico letterario, nato a Matera nel 1920. È stata riallestita Casa Noha, l’unico bene nazionale del Fai in Basilicata: all’interno è possibile visionare l’installazione video “I Sassi invisibili”, ideata da Giovanni Carrada.

Courtesy Stefano Boeri Architetti

Tra gli interventi architettonici fatti ex novo quello della stazione FAL a cura dell’architetto Stefano Boeri, che si pone come anello di congiunzione tra il passato e futuro della città. Inoltre, grazie al successo di Matera 2019, è stata scongiurata l’ipotesi di annessione con il polo museale pugliese ed è nato il Museo Nazionale di Matera dall’unione del Museo Archeologico “Domenico Ridola” e del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Palazzo Lanfranchi.

Ma l’eredità più importante dell’anno da Capitale europea della cultura è sicuramente un sistema turistico maturo e responsabile in tutte le sue componenti, imprenditoriali e istituzionali, pubbliche e private. Secondo quanto riportato dal APT Basilicata, l’afflusso turistico nella sola provincia materana è passato da 338.000 visitatori nel 2014 ai 680.000 alla fine del 2019, in una città che fino a pochi anni fa era sconosciuta ai più in Italia, figuriamoci all’estero. Un piccolo miracolo, se si pensa che ancora oggi Matera non ha collegamento ferroviario, né tantomeno autostrada o aeroporto. Dell’effetto traino hanno trovato giovamento anche i comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa nel potentino e le località marittime sia sulla costa tirrenica che sullo Ionio, portando in regione 944.000 turisti nel 2019. 

Courtesy Vito De Rosa Ph

La vera sfida che spetta a Matera e alla Basilicata, sarà lavorare nel lungo termine con progetti culturali integrati in un’agenda di sviluppo sostenibile del territorio. Nell’ottica di rivalsa di un territorio che, nonostante il recente successo, si porta ancora dietro le cicatrici dello spopolamento, del degrado e dell’oblio passati. I risultati ottenuti obbligano a riflettere sulla direzione in cui capitalizzare le esperienze realizzate nei settori coinvolti e sugli strumenti utili a impedire che tale credito si dissolva o si stemperi in una progressiva rarefazione delle iniziative e dei soggetti. Ragionamento obbligatorio per immaginare il futuro e la crescita di Matera, soprattutto dopo che la pandemia ha messo a dura prova le attività performative, inducendo a riformulare le modalità di accesso dei cittadini e di fruizione dei luoghi e dei contenuti della cultura. È un processo complesso e imperfetto, inevitabilmente soggetto a critiche. La speranza, dunque, è che quello di Matera 2019 diventi solo uno dei tanti capitoli della rinascita della città dei Sassi, aggiungendosi a quelli che verranno scritti in futuro.

di Amedeo Di Trapani.

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