MotusOrbitas e la riapertura di C.AR.M.E.

C.AR.M.E., Centro Arti Multiculturali ed Etnosociali di Brescia, torna ad aprire le sue porte al pubblico con MotusOrbitas, personale di Alessandro Zambelli, a cura di Paola Rosa.

Alessando Zambelli – MotusOrbitas; courtesy C.AR.M.E.

Come racconta lo stesso Alessandro Zambelli, designer di Mantova specializzato in disegno industriale e tecnica dei materiali, MotusOrbitas è nata come sperimentazione. Da un lato vi era “la necessità di cambiare rotta e andare in situazioni più libere e svincolate dalla produzione di serie” e, dall’altro, “la passione per quello che è sopra la nostra testa, questo spazio a cui non riusciamo a dare una vera identità, un vero confine”.

La mostra, infatti, si compone da una serie di sculture luminose bidimensionali rappresentanti costellazioni e satelliti, “la cui tridimensionalità è stata creata da un movimento rotatorio, che vuole simboleggiare un senso di continuità, di eterno movimento, di continuo ciclo”.

Dall’11 settembre fino al 18 ottobre, si terrà nella, ormai sconsacrata, Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, sede dell’associazione bresciana. Obiettivo di Alessandro Zambelli è stato proprio quello di legare le sue opere all’architettura, “quando ho visitato il luogo per la prima volta, che ho trovato assolutamente affascinante per questo genere di installazioni, non ho voluto mascherare il contenitore, ho voluto dialogare con esso”. Due, infatti, sono opere site specific, progettate specificatamente per C.AR.M.E. La prima trasforma una saletta minore in uno spazio esterno, una balconata che affaccia sulla luna, mentre la seconda, collocata nell’abside, con una forma simile a quella di un crocefisso richiama la destinazione d’uso originale del luogo.

In occasione dell’inaugurazione, avvenuta l’11 settembre 2020, inoltre, l’opera di Zambelli è stata accompagnata dalla quarta dimensione, creata dalla performance musicale di Luca Maria Baldini, sound designer e musicista.

Come sottolineato da Federica Scolari, Responsabile Programmazione dell’Associazione, l’inaugurazione della mostra ha rappresentato un evento molto importante per C.AR.M.E., in quanto è avvenuta in occasione della riapertura fisica dei suoi spazi all’indomani del lockdown. “Nonostante all’interno di C.AR.M.E. abbiamo continuato a lavorare, cercando di mantenere un contatto con la popolazione del quartiere, anche attraverso progetti sulle nostre pagine social, quello del lockdown per noi è stato un momento molto difficile, perché ha comportato l’interruzione di numerose attività”.

La fase del lockdown ha, infatti, visto la sospensione di tre importanti mostre. C.AR.M.E. è comunque riuscita a lanciare una chiamata alle arti alla cittadinanza, grazie alla campagna “#artvirus challenge: chi siamo in 15 opere”. Nel corso della campagna, tramite la pagina Instagram dell’Associazione, è stato chiesto ai followers di pubblicare tramite post o storia una fotografia relativa a diversi aspetti del loro rapporto con l’arte, passando dall’opera che “ti rispecchia”, alla mostra per cui “ne è valsa la pena” fino all’opera che “reputi sopravvalutata”. Come evidenziato da Federica Scolari l’operazione è stata in grado di sfruttare positivamente i social, facendo conoscere la realtà di C.AR.M.E. a un pubblico più ampio, garantendo un incremento continuativo dei visitatori e mantenendo un contatto con quelli preesistenti.

La visione dietro a C.AR.M.E. la vede, infatti, come un luogo in continuo dialogo con il territorio, in grado di valorizzarne la ricchezza e di far scaturire azioni di incontro e confronto tra le persone, i linguaggi e le culture differenti presenti in un quartiere che, nel corso del tempo, è stato in grado di mutare e cambiare il proprio volto.

Quella del Carmine è, difatti, una storia di commercio, di produzione artigianale e industriale, di migrazioni, accoglienza e incontro tra culture, ma anche di difficoltà e di criminalità. 

Nato tra il XII e il XIII secolo come quartiere industriale, il Carmine divenne una zona ghettizzata, assumendo negli anni la nomina a quartiere malfamato, in quanto legato ad attività illecite come la prostituzione e lo spaccio. Valeria Magnoli, Segretario dell’Associazione, racconta che “era diventato il quartiere della tossicodipendenza, tanto che le fontane, in questa parte della città, furono chiuse perché venivano usate per pulire le siringhe”. Dagli anni duemila, però, grazie al lavoro delle associazioni presenti sul territorio e dell’amministrazione comunale, il quartiere ha iniziato un processo di riqualificazione territoriale, arrivando ad accogliere le sedi di scuole e università e ad essere il cuore pulsante della vita notturna della città.Valeria Magnoli sottolinea, però, che le persone che partecipano a questa movida sono perlopiù persone che vivono esternamente al Carmine e che vi si approcciano solo nella sua dimensione più ludica. Obiettivo principe di C.AR.M.E. è dunque quello di incentivare la partecipazione attiva della cittadinanza, in particolare modo dei gruppi più emarginati, e di renderlo “uno strumento per svegliare il quartiere, in quanto molto attivo la sera, ma dormiente di giorno”.

Di Beatrice Simoni

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