Riaffiorano i mosaici romani tra i filari della Valpolicella

La notizia del ritrovamento di alcuni resti di mosaici romani tra i filari della Valpolicella nel 2019 era passata inosservata, poi lo scorso 27 maggio, grazie all’iniziativa del comune di Negrar di Valpolicella di pubblicare su Facebook una foto iconica del sito archeologico, ha raggiunto le più grandi testate internazionali.

Già nel 1887, per caso, si rinvenne una parte del pavimento a mosaico della sala patronale, dal quale furono purtroppo asportati tre importanti frammenti di mosaico, successivamente venduti al comune di Verona e oggi esposti al museo archeologico del Teatro Romano. Nel 1922, altri scavi portarono alla luce altri resti, ma in questo caso la Soprintendenza, già costituita, intervenne con una campagna di scavi diretta da un’archeologa, Tina Campanile, che portò alla luce e documentò anche altre stanze pavimentate con splendidi mosaici colorati. Questa fu la prima volta in cui si parlò di “villa”, che coincide con il toponimo della frazione in cui è ubicata.

Oggi la villa è immersa tra i filari dei vigneti di uve Valpolicella destinate alla produzione di celebri vini, a pochissima distanza dall’abitato di Negrar di Valpolicella.

© foto Soprintendenza ABAP di Verona

L’area interessata dall’operazione di recupero interessa due terreni privati divisi da un piccolo corso d’acqua, non più attivo. Uno dei due proprietari, titolare di una cantina vinicola del luogo, ha manifestato una grande disponibilità a favorire in ogni modo la prosecuzione degli scavi, cogliendo questa occasione come un’imperdibile opportunità per pubblicizzare i propri vini, interesse già evidente nell’aver dato alla propria azienda il nome “La Villa” tempo addietro, prima della ripresa degli scavi. “Il progetto gestionale mira pertanto al conseguimento di un accordo sinergico tra lo stato, l’ente locale e i privati”, dichiara Tiné, Soprintendente di Verona, Rovigo e Vicenza. Sinora, mediante due finanziamenti statali, è stato possibile realizzare numerosi sondaggi tra le vigne, per appurare che la villa si estende in realtà su un’area molto più vasta rispetto a quella che si credeva limitata alla sola parte patronale già rinvenuta, grazie alla scoperta della pars rustica. Inoltre, quest’anno, grazie alla disponibilità del proprietario si è potuto esercitare lo scavo estensivo e non più soltanto mediante la tecnica delle trincee esplorative, consentendo l’individuazione di altre porzioni di mosaico e di strutture murarie e pavimentali mai rinvenute prima. L’obiettivo, come spiega Gianni de Zuccato, funzionario archeologo responsabile dei lavori, è riportare alla luce i resti della villa, effettuare subito un intervento conservativo d’urgenza e una copertura provvisoria per proteggere efficacemente i resti dalle intemperie entro la prossima primavera, in modo da permetterne già, in tempi rapidi, una prima pubblica fruizione.

© foto Soprintendenza ABAP di Verona

Dal punto di vista imprenditoriale, questa scoperta può rivelarsi un valido volano economico. Il sindaco di Negrar, Roberto Grison, dichiara di essersi coinvolto nell’operazione già dall’inizio, quattro anni fa, sollecitato dal progetto della Soprintendenza elaborato da Gianni de Zuccato e di aver agito in modo più risoluto dopo la riconferma del proprio mandato, convinto del grande potenziale culturale, ma anche economico, della villa:  “La bellezza del nostro territorio e l’importanza della nostra storia -ha dichiarato- devono riemergere affinché raccontino nel modo più diretto ed efficace le nostre radici. L’obiettivo è far capire l’importanza della specificità, che è ciò che attrae i curiosi e i turisti. La mossa vincente sarà quindi curare i due tesori, in questo caso il bene archeologico ma anche il vino della Valpolicella”. A questo proposito, gli scavi sono stati interrotti durante il periodo estivo e riprenderanno solo dopo la conclusione della vendemmia. Grison ha inoltre previsto la necessità di una revisione del piano urbanistico del comune di Negrar per facilitare l’accessibilità del sito archeologico una volta che saranno ultimati i lavori di scavo. “Il conseguente progetto di valorizzazione, oltre a costituire un’occasione unica per pervenire alla tutela integrale del sito, con il necessario finanziamento, potrebbe essere completato in tempi ridotti, restituendo alla collettività nazionale e internazionale, già fortemente attenzionata dalla vasta eco mediatica di questa riscoperta, un nuovo luogo della cultura direttamente fruibile e straordinariamente evocativo del paesaggio antico”, afferma l’archeologo de Zuccato.

© foto Soprintendenza ABAP di Verona

Per sostenere l’attività di scavo, inoltre, verrà attivata una convenzione tra la Soprintendenza e l’Università di Verona, che offrirà ad alcuni studenti l’opportunità di studio e di ricerca sul campo. Al momento, quindi, l’obiettivo prioritario è  quello di riportare alla luce tutti i resti della villa per realizzare, un giorno, un sito musealizzato, che, valorizzato con la strutturazione di un’area archeologica adeguatamente attrezzata, diventerà un ulteriore volano per lo sviluppo culturale, turistico ed economico della valle.

di Giulia Oliboni

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