Fortes D’Aloia & Gabriel: coraggio, arte e politica ad ArtBasel

Con l’elezione del populista di estrema destra Jair Bolsonaro a Presidente del Brasile, il Ministero della Cultura è stato eliminato e sostituito da un sottosegretariato, le cui vicissitudini rappresentano la crisi politica dell’intero paese. Basti pensare che il primo incaricato, Roberto Alvim, ha citato in un suo discorso pubblico Joseph Goebbels, gerarca del regime nazista (in seguito a ciò, il 17 gennaio, è stato sospeso). Gli è succeduta Regina Duarte, stella delle telenovelas brasiliane, che il 20 maggio, dopo solo due mesi di mandato, ha lasciato l’incarico. Eletto il 20 giugno, il sottosegretario alla cultura è attualmente un altro attore di telenovelas, Mario Frias.

Anche a livello amministrativo, il governo Bolsonaro ha eliminato ingenti fondi ai musei nazionali, sfiorando il fallimento del MAR, museo d’arte di Rio de Janeiro, mentre alla Biennale di Venezia del 2019 ha rimosso i loghi dei patrocini pubblici dal padiglione del Brasile poiché il lavoro di Barbara Wagner e Benjamin De Burca criticava apertamente le politiche culturali e sociali dell’attuale governo.

A battersi per la cultura in Brasile ci sono tanti artisti e gallerie private in prima linea, come Fortes D’Aloia & Gabriel, che anche in occasione della recente partecipazione alle Online Viewing Rooms di Art Basel 2020 ha presentato un coraggioso progetto curatoriale.  

Come racconta Anna Bergamasco, rappresentante della galleria in Europa, il progetto si è basato su tre sezioni, distinte ma legate dalla volontà di riflettere sulla situazione attuale e denunciare le difficoltà politiche e sociali che il Brasile sta affrontando.

La prima, dal titolo Exterior/Day, rifletteva sulle questioni ambientali: foresta in fiamme, mare di terra e scogliera sono i tre scenari privilegiati nelle opere per richiamare la minaccia e la seduzione della natura. Tra gli artisti partecipanti a questa sezione troviamo Lucia Laguna, Ernesto Neto e molti altri.

Lucia Laguna, artista brasiliana che vive e lavora a Rio de Janeiro, ha iniziato la sua carriera artistica in età avanzata. Oggi, all’età di 79 anni, produce poche opere, per via del lungo e complesso processo creativo. L’artista, che è anche insegnante, ha molti giovani artisti che lavorano assieme a lei nel suo studio e ai quali trasmette conoscenze e competenze. A loro affida il compito di preparare la tela e alcune maschere di disegni. Ruotando poi l’opera ripetutamente, Lucia interviene sul lavoro dei suoi allievi.

Lucia Laguna, Paisagem 122, 2020, USD 45-55.000

Ernesto Neto ha presentato un’opera interamente fabbricata da lui nell’arco di due settimane durante il lockdown. Bergamasco spiega infatti che “c’è stata una grande movimentazione di artisti e gallerie per supportare le organizzazioni non governative in questo momento così difficile. Per questo, durante l’emergenza le sarte che normalmente lavorano con lui per la produzione delle sue opere, sono state reimpiegate nella produzione di mascherine per la popolazione”.

L’opera presentata ad Art Basel, dal titolo Yocuméya e del valore di 150.000 dollari, assume l’aspetto di un albero, intessuto a mano secondo tecniche della cultura indigena brasiliana, i cui rami custodiscono spezie e prodotti alimentari tipici della zona. Le sue eco-sculture concedono al pubblico uno spazio di meditazione finalizzato al contatto con la natura e con la propria interiorità. Il titolo dell’opera infatti è la combinazione delle parole sole, terra e vento.

Ernesto Neto, Yokumeya, 2020, USD 150.000

La seconda sezione, Interior/Day, ha raccolto opere che nascono nell’intimità del proprio studio/casa, recentemente anche luogo di resistenza e riparo per gli artisti. Essi lavorano sull’archeologia del quotidiano e su elementi dimenticati che si fondono in nuove idee e che restituiscono nuovi stimoli riflessivi. Questa raccoglieva, tra gli altri, i nomi di Armando Andrade Tudela, Cristiano Lenhardt, Erika Verzutti.

Cristiano Lenhardt è un artista di 45 anni molto legato all’utilizzo di materie prime organiche. I lavori presentati alla fiera digitale derivano da esperimenti fatti a seguito dello smantellamento della sua istallazione per la 32° Biennale di San Paolo. La fermentazione dei tuberi che costituivano la sua opera aveva prodotto una tavolozza di pigmenti che è stata da lui utilizzata, unita all’argilla, per creare delle tele dalle sfumature dei colori della terra e della natura. Come molti degli artisti della galleria, anche Lenhardt lavora sul recupero di materiali e tecniche tradizionali di omaggio alla cultura locale. 

Cristiano Lenhardt, Terraças 7, 2019, USD 12.000

Interior/Night, l’ultima sezione, esponeva lavori che trattano delle battaglie esistenziali degli artisti nel contesto sociale, politico e urbano. “Solo alcuni artisti della galleria hanno un lavoro esplicitamente politico, ma sono ovviamente tutti molto coinvolti nella politica e nei problemi sociali del paese” afferma Bergamasco parlando delle personalità presenti in questa sezione, tra cui Simon Evans, Ivens Machado e Damian Ortega.

Ivens Machado, storico artista brasiliano mancato nel 2015, inizia la sua carriera artistica alla fine degli anni ‘70 nel pieno della dittatura militare in Brasile. Il suo orientamento sessuale e le sue posizioni politiche saranno tra i motivi del suo esilio all’estero, lontano dal governo. Il lavoro dell’artista è aperto a riflessioni sulla memoria storica e sociale del paese. Le sue sculture presentano superfici ruvide e irregolari, che evocano la finitura rustica delle case povere e le cui forme consentono associazioni con il corpo umano e con l’universo sessuale.

Ivens Machado, Machucado e Curado (Série Inscrito), 1980

di Cristiano Delfino e Zelia Rossi

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