Peter Kilchmann. Da Liste ad Art Basel 2020 online

Il 14 Agosto chiude presso La Galerie Peter Kilchmann di Zurigo la mostra personale di Hernan Bas, Interiors, fruibile sul sito attraverso una visita 3D. La Galleria è reduce dalla partecipazione alle due ultime edizioni di Art Basel, Hong Kong e Basilea, svoltesi online attraverso la piattaforma di viewing rooms.

Exhibition view, raum 2 “Hernan Bas: Interiors”, Galerie Peter Kilchmann, Zurich, Switzerland, June 13 – Aug. 14, 2020. Courtesy Hernan Bas and Galerie Peter Kilchmann, Zurich.

Peter Kilchmann ha ‘portato’ ad Art Basel un corposo gruppo di opere, sfruttando uno dei lati positivi dello svolgimento online della fiera, ovvero la possibilità di portare più pezzi e di maggiori dimensioni, grazie all’annullamento dello spazio fisico dello stand, e soprattutto presentare lavori freschi appena usciti dallo studio. La viewing room della galleria zurighese includeva dunque sia opere nuove che lavori già conosciuti di Hernan Bas, Monica Bonvicini, Adrian Paci, Teresa Margolles, Uwe Wittwer e Zhou Ylun.

Di Hernan Bas, pittore di Miami, la galleria presenta The 23rd annual botanical garden October fundraiser (#1), in vendita per 90.000$. Un lavoro che fa parte di un’ampia serie del 2020 dedicata a questo ritrovo, in cui l’artista si concentra sul personale vestito da scheletro, rappresentando queste figure dalle ambigue espressioni, che trasmettono arroganza ed ironia, immerse in uno spazio incerto, tra esterno e interno, caratteristiche principali del lavoro di Bas.

Hernan Bas, The 23rd annual botanical garden October fundraiser (#1), 2020
Acrylic and distemper on Arches paper, 174 x 129.5 cm. Courtesy Hernan Bas and Galerie Peter Kilchmann, Zurich.

Marlboro Man del 2019 è invece l’opera rappresentativa dell’artista Monica Bonvicini, una serigrafia su alluminio incentrata su una figura di cowboy a cavallo mentre si accende una sigaretta(10.000-25.0000 $); l’artista ci pone di fronte a un dubbio: il suo personaggio è realmente libero come appare? È dentro o fuori dalla recinzione? Questioni tipiche per l’artista, che Kilchmann rappresenta da sei anni.

Monica Bonvicini, Marlboro Man, 2019
Silkscreen print on aluminium, 100 x 150 cm. Courtesy Monica Bonvicini and Galerie Peter Kilchmann, Zurich.

Un’opera di grande impatto visivo, ma soprattutto sociale, è il lavoro della messicana Teresa Margolles, american Juju for the Tapestry of Truth, un lavoro tessile del 2015 presentato con un range di prezzo che andava da 50.000 a 100.000$. Un pezzo contemporaneo e profetico relativamente all’attuale movimento Black Lives Matter, appaiono infatti alcune frasi come “I can’t breathe”, ultime drammatiche parole pronunciate da George Floyd, ma anche da Eric Garner, un nero di 43 anni, morto anch’egli mentre veniva arrestato nel 2015. American Juju fa parte di una serie più ampia incentrata sulla violenza, in parte presentata in una mostra personale al PAC di Milano nel 2018.

Peter Kilchmann ha fondato la sua galleria a Zurigo nel 1992 e, dopo una breve parentesi dedicata alla fotografia – erano, infatti, gli anni dell’affermazione di questo mezzo espressivo nel mondo dell’arte –  ha impresso una direzione socio-politica alla sua ricerca, rappresentando artisti sia svizzeri sia internazionali. La Galerie Peter Kilchmann partecipa a numerose fiere internazionali, ogni anno è presente ad Art Basel Basilea e Miami, ed è alla sua terza edizione di Art Basel Hong Kong.

Insieme a Eva Presenhuber, Kilchmann è stato l’ideatore di Liste Art Fair, una cosiddetta off-fair d’arte contemporanea nata in Svizzera nel 1996 «Storicamente non è stata la prima off-fair, e al tempo non sapevamo neanche cosa fosse – racconta Kilchmann – eravamo una generazione di giovani galleristi e le grande fiere erano per noi inaccessibili, non c’erano come oggi sezioni dedicate, così abbiamo pensato di creare qualcosa per noi e abbiamo contattato gallerie a Milano, Londra, Berlino, Bruxelles e Parigi. In poco tempo abbiamo formato il comitato e trovato una sede, e nonostante i primi contrasti con la main fair, Liste si è affermata come importante realtà per i galleristi emergenti».

Dopo la cancellazione di Art Basel Hong Kong 2020, anche l’edizione di Basilea ha quest’anno subito la stessa sorte. Attraverso la modalità delle viewing rooms, già testata per Hong Kong, la fiera ha dato la possibilità alle 282 gallerie partecipanti, da 35 paesi diversi, di esporre almeno virtualmente circa 4000 opere d’arte e di mantenere vivo il contatto con una clientela globale.

«È davvero un ottimo strumento, deve ancora svilupparsi ma è già molto migliorato rispetto all’edizione di Hong Kong  – ha affermato Peter Kilchmann – Io credo che le fiere fisiche non possano essere rimpiazzate perché vedere fisicamente un’opera d’arte è fondamentale e diverso dal vederla online. D’altro canto però si ha la possibilità di partecipare alle fiere online in qualunque luogo e in qualunque momento, anche in posti lontani, che normalmente avrebbero rappresentato una enorme fatica in termini di costi e spostamenti. Io credo nel mercato online, credo continuerà e migliorerà sempre di più con il passare del tempo, ma rimarrà sempre un servizio aggiuntivo alla fisicità delle fiere e del mercato dell’arte in generale».

https://www.peterkilchmann.com/

https://www.peterkilchmann.com/exhibitions/current/hernan-bas-interiors

Peter Kilchmann è intervenuto in occasione della visita virtuale ad Art Basel Basilea 2020, con Silvia Anna Barrilà nell’ambito del XVIII Master in Management dell’Arte e dei Beni Culturali della 24 Ore Business School di Milano (23/06/20)

di Beatrice Masini

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