Festival di Arte Urbana e Pandemia

L’emergenza Covid-19 ha messo in ginocchio tutto il sistema culturale italiano, ancor più quelle realtà, come i festival di arte urbana, che non possono contare su un sistema di supporto organizzativo ed economico continuativo.

Negli ultimi decenni in Italia sono nate numerose iniziative a cadenza annuale che pongono al centro della loro progettazione l’arte urbana e la comunità. Queste reperiscono i propri fondi tramite bandi pubblici e fundraising tra privati.

Le difficoltà che quest’anno i festival di arte urbana devono affrontare sono quindi di natura sia economica che logistica.

Il reperimento di fondi, già arduo normalmente, con le difficoltà economiche causate dal Covid-19 è divenuto ancor più difficoltoso.

La logistica provvederebbe un coinvolgimento attivo di pubblico e comunità locali, spesso sotto forma di laboratori, concerti e attività di co-partecipazione, nelle quali l’aggregazione è la norma.

Diverse sono le modalità con le quali i festival in Italia hanno affrontato l’emergenza.

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Kobra, Restart 2019

Cesare Bettini, di Restart Imola conferma che il festival quest’anno si farà, ma sarà rimandato a settembre con le dovute precauzioni: “delle quattro tipologie di eventi che portiamo avanti normalmente ci concentreremo su street art e allestimenti di mostre, lasciando indietro concerti e laboratori. Verranno realizzati dei muri organizzando i cantieri a ingressi contingentati, con disinfettante e mascherine, similmente ad uno spazio museale. L’aspetto dei festival di arte urbana maggiormente colpito da questa emergenza è quello collettivo e sociale, che già era sofferente perché messo spesso in secondo piano nella progettazione di molti festival. Se qualcosa di positivo può portare questa situazione è quello di spingere le persone a vedere e vivere l’urbanità, lo spazio e la socialità in un altro modo”.

Un’altra scelta hanno fatto Chiara Carrarini e Angelo Vitali, di Urban Vision festival: “quando a marzo abbiamo avuto la notizia del lockdown abbiamo pensato di annullare tutto. Ma per Acquapendente il festival è un richiamo per il turismo, vogliamo provarci per aiutare la nostra comunità”.

L’Urban Vision festival quest’anno sarà diverso: invece di concentrare tutti gli eventi solo in tre giorni, questi saranno suddivisi in un arco di tempo più lungo. Verranno realizzati dei muri, ma senza inaugurazioni, e si punterà molto sui percorsi espositivi posizionati nei punti più panoramici del paese: “sono percorsi che il pubblico può fare girando autonomamente per la città. Saranno aiutati dalla guida che vogliamo realizzare quest’estate: abbiamo lavorato tanto negli ultimi anni, ma non abbiamo mai avuto il tempo e i fondi per fare il punto della situazione. Questo ci sembra il momento giusto. Se non possiamo avere l’evento, concentriamoci su quello che abbiamo”.

Verso sud

Millo, Arte Pubblica 2016, Courtesy Arte Pubblica

Per Arte Pubblica, un progetto che promuove l’arte urbana nella città di Ascoli Piceno, la scelta è stata più drastica: rimandare al 2021 la realizzazione dell’opera murale prevista per quest’anno nel quartiere di Monticelli. L’opera avrebbe dovuto portare a compimento un percorso laboratoriale iniziato nel 2018, ma il lockdown ha obbligato a sospendere tutte le attività. Leonardo Faraglia, dell’associazione Defloyd, tiene però alta la speranza: “Spero che dopo questo caos la cultura in genere non sia lasciata indietro. Voglio essere positivo e sperare in una reazione inversa a questa clausura forzata e pensare che sia riscoperta l’importanza del vivere ognuno nel proprio quartiere, scovando magari luoghi dimenticati a pochi metri da casa, con la speranza che tutto ciò rafforzi il tessuto sociale. Tutti elementi che renderebbero il terreno fertile per l’arte urbana”.

Arte pubblica

Verso Sud 2018, Courtesy Verso Sud Festival

Differente per Verso Sud festival. Se già precedentemente al lockdown la formula del festival si stava rivelando troppo fugace per i due organizzatori, Giuliano Maroccini e Luigi Piccarreta, la pandemia ha confermato la loro idea di annullare l’evento. “Approfondiremo i progetti laboratoriali nati durante il festival. Vogliamo che il nostro intervento sul territorio sia più profondo e duraturo di quello che permette un festival estemporaneo. Questa emergenza ci obbligherà a ideare nuovi metodi di approccio pubblico e a diminuire il numero di persone durante le attività. Questo potrebbe anche essere positivo per arricchire lo scambio sociale”.

I contributi esposti offrono due interessanti considerazioni sul futuro dei festival di arte urbana.

Chiara Carrarini crede nel futuro di queste iniziative se si sapranno reinventare, forti del fatto che si svolgono all’aperto, palcoscenico idoneo in un mondo post Covid-19.

Giuliano Marrucini riflette invece sul ruolo che potranno rivestire i festival dell’arte urbana. Se uno dei propositi di queste iniziative è quello di riflettere e far riflettere sulla relazione tra comunità e opera d’arte e comunità e territorio, queste potrebbero avere un ruolo chiave nelle riscritture delle relazioni interpersonali e degli spazi urbani condivisi necessarie in questa nuova realtà.

di Zelia Rossi

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Courtesy Verso Sud Festival

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