La fase tre della T293

Fase uno:

Durante questo periodo si sono susseguite una lunga serie di contro risposte al lockdown nel tentativo di sostituire l’esperienza dal vivo con la tecnologia. Abbiamo visto Space Popular lanciare una galleria d’arte in realtà aumentata, le viewing rooms in versione online di Frieze New York, o il formarsi di varie applicazioni come Pixum che ci aiutano ad immaginare come una data opera possa apparire su una parete di casa nostra. L’unica che probabilmente è andata contro il limite del digital è Gallery.Delivery, la consegna d’arte a domicilio portata e installata a casa propria da un fattorino previa ordinazione online nata dalla galleria zurighese Roehrs & Boetsch e svoltasi a Milano fino a Marzo. Perciò è risultato chiaro che: il mondo dell’arte fermo non ci sa stare, e che il futuro sarà sempre più virtuale. Similmente si comporta la T293 Gallery che, analogamente ad altre sue colleghe, si è vista costretta a ridimensionarsi. “Opere a Ripa”, ad esempio, è la mostra di Isabella Ducrot protagonista di un’inaugurazione di successo il 5 Febbraio, ma che a causa del lockdown ha dovuto trasferirsi tra le quattro mura dello schermo con una Viewing Room sul sito della galleria. Poco dopo, la T293 ha continuato su questa linea facendosi nostra accompagnatrice virtuale nell’intimità degli studi d’artista locati in varie parti del mondo con le Studio Views.

Fase due:

Questa si può tingere color azzurro Frieze, con cui ha collezionato plurime partecipazioni già dal 2010. Quest’anno, però, lo fa tramite le precedentemente menzionate viewing rooms online e si concentra su un giovanissimo artista classe ’94 del West Virginia che con grande soddisfazione della galleria ha fatto sold out ancora prima dell’apertura della fiera al pubblico: Trey Abdella. T293 è ad oggi restìa a partecipare a fiere del genere, considerando sfavorevole il ritorno sull’investimento economico fatto per la partecipazione visto che la loro rete di contatti è già molto fitta. Questo perché da sempre ha lavorato sull’online, utilizzando piattaforme come Instagram per farsi pubblicità e scovare nuovi artisti, come è stato nel caso di Trey Abdella. C’è da dire, però, che anche in questo caso l’esperienza emozionale del rapporto diretto con l’arte si è dimostrata cruciale, poiché le opere di questo artista possono emergere in tutto e per tutto nel momento in cui si vedono dal vivo. L’handicap formato pixel dei nostri schermi fa si che la maggior parte dei minuziosi dettagli e degli inconsueti materiali usati restino inevitabilmente intrappolati.

Fase tre:

Grazie al via del Governo alla fase tre, la galleria rientra in quella situazione che quasi si può definire di normalità con due esposizioni di artisti a loro volta scovati online: Tendai Mupita e James Beckett.

James Beckett ha collaborato per più di dieci anni con la T293. Il nuovo progetto, “The Skeptical Structures of Max”, prevede una serie di opere che esplorano le “misteriose fondamenta dell’ambiguo truciolato”, inizialmente inventato con intenzioni “green” ma trasformato poi dall’uomo industrializzato in materiale a negativo impatto ambientale. L’artista usa pezzi trovati in strada come simbolo di provvisorietà, spina dorsale di queste installazioni. Beckett è solito lavorare con diversi media esaminando argomenti di natura storica dallo sviluppo (e scomparsa) dell’industria Europea agli aspetti più metafisici della rabdomanzia e del voodoo, ponendo le basi per la rappresentazione di un mondo in cui l’anomalia e il cambiamento sono fondamentali.

James Beckett – The Scheptical Structures of Max: 05, 2019. Courtesy of T293
James Beckett – The Scheptical Structures of Max: 05, 2019. Courtesy of T293
Gallery view, courtesy of T293

Ma la grande novità è Tendai Mupita, originario dello Zimbawe che con “Kuezda Mudzimu nesengere” inaugura la prima collaborazione con T293. Le sue opere, caratterizzate da una forte connessione con la cultura e le tradizioni locali, mostrano un esempio autentico della persistenza del legame umano con il suo ambiente. L’artista trae ispirazione dalla tradizione religiosa e spirituale dello Zimbawe e usa i frattali (oggetti geometrici che si ripetono allo stesso modo su scale diverse, tradizionali della cultura Africana) come fossero particelle. Difatti spiega come ognuna di esse contenga «un intero universo e, riducendo gli elementi nei suoi più piccoli frammenti, invito il pubblico […] ad entrare con me in un percorso esplorativo, che parta dalla mia opera e raggiunga un livello interiore più intimo». Saranno presentate la sua più recente serie di disegni di grandi dimensioni e una video-installazione.

Gallery view, courtesy of T293
Tendai Mupita – Kuedza mudzimu ne sengere, 2020. 159×148 cm courtesy of T293
Tendai Mupita – SaNdawatya, 2020. 174x154cm courtesy of T293

Perciò dopo un distanziamento dall’arte durato mesi e potutosi solo parzialmente dissetare tramite le offerte sul web sopra indagate si può dire che, volutamente o casualmente, il rientro in scena della T293 è caratterizzato da due mostre invece immersive, tenutesi nella sede di Roma dal 9/06 al 31/07 e accomunate da installazioni sonore e video. Saranno occasioni per nuovamente riconoscere una connessione con l’ambiente e tornare a un rapporto intimo con l’opera, assaporando il gusto di una cultura tanto diversa e lontana dalla nostra, e regalandoci un piccolo umile viaggio contemplativo senza uscire dai nostri confini.

Tenday Mupita – Testing the Waters, 2020. Courtesy of T293

Di Costanza Sciuto

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