BRESCIA E BERGAMO CAPITALI ITALIANE DELLA CULTURA 2023

Brescia e Bergamo, candidate assieme a Capitali Italiane della Cultura 2023, hanno ottenuto il sì della Camera. A darne l’annuncio sono stati i rispettivi sindaci, Emilio Del Bono e Giorgio Gori, e le assessore alla cultura, Laura Castelletti e Nadia Ghisalberti.

La nomina è passata alla Camera tramite emendamento al decreto rilancio, con l’obiettivo di avere la cultura come motore principale per la ripartenza all’indomani del lockdown. La Leonessa e la Dea sono, difatti, tra le province d’Italia più colpite dall’emergenza pandemica. Le prime immagini che affiorano alla mente, pensando alle due città, riguardano le strade deserte, immerse in un silenzio rotto dalle sirene delle ambulanze o dai mezzi militari che trasportavano le salme. 

In questo periodo, le istituzioni culturali hanno assistito all’accumularsi di difficoltà di carattere economico e organizzativo. Come ha sottolineato il Direttore della Fondazione Brescia Musei, Stefano Karadjov, la chiusura, presentatasi alla vigilia della stagione più prolifica per i musei, ha avuto un impatto devastante. È saltata una ricca programmazione caratterizzata da appuntamenti a cavallo tra l’archeologico, con il ritorno della Vittoria Alata, previsto per giugno e slittato a novembre, e il contemporaneo, con “Avremo anche giorni migliori” di Zehra Doğan, la cui fine è andata a coincidere con il periodo di chiusura dei musei.

Il quadro all’indomani della riapertura si prospetta, però, altrettanto ricco di sfide. Da un lato risulta necessario ricostruire un senso di fiducia e la percezione dei luoghi della cultura come luoghi sicuri e, dall’altro lato, si rendono necessari ragionamenti circa la sostenibilità economica delle piccole e grandi istituzioni culturali del territorio, per evitare che arrivino alla candidatura sfiancate, se non addirittura chiuse.

L’alleanza per la candidatura, nata dall’esigenza di fronteggiare le medesime sfide, riguarda due città caratterizzate da un vasto patrimonio culturale, sia materiale, in quanto entrambe ospitano numerosi siti UNESCO, sia immateriale, costituito dalla rete di università, accademie, associazioni e imprese culturali. Brescia, inoltre, è protagonista dell’Alleanza per la Cultura, un innovativo patto pubblico-privato, che coinvolge il Comune, Brescia Musei e 30 tra aziende e istituzioni del territorio. Tale Alleanza, oltre ad aver messo a disposizione le risorse necessarie per il restauro della Vittoria Alata, è la dimostrazione che scommettere sulla cultura non è solo una questione di “estetica”, ma anche di sostanza e posizionamento di una città.

Negli ultimi anni, il rapporto tra Brescia e Bergamo in abito culturale è andato consolidandosi. Le due città ospitano il festival pianistico internazionale e sono unite dalle collaborazioni tra il Teatro Donizetti di Bergamo e il Teatro Grande di Brescia e tra l’Accademia di Carrara e Brescia Musei.

La Vicesindaco Castelletti spiega che non ci si deve immaginare una capitale della cultura classica, innanzitutto perché si tratta di due città e, in secondo luogo, perché “tutti hanno sempre guardato alla valorizzazione della loro storia culturale e artistica passata, noi dobbiamo provare a immaginare di costruire un modello, un prototipo, dove la cultura diventi un elemento di rilancio dopo un’esperienza pandemica dalla criticità enorme”

Castello di Brescia, veduta del Mastio e della Torre dei prigionieri; courtesy of Fondazione Brescia Musei.

La candidatura, originariamente prevista per la sola Brescia per il 2022, è divenuta una candidatura condivisa per il 2023, garantendo così il tempo necessario per non arrivarci “con le ossa rotte, ma in piena attività”. L’obiettivo non si riduce nella sola programmazione di un palinsesto della durata di un anno, ma anche nel lanciare un nuovo modo di lavorare in una città, un metodo in cui la cultura sia il motore dello sviluppo per gli anni a venire. Per fare ciò, sostiene Karadjov, non si deve immaginare una candidatura dei soli musei. “Le capitali della cultura non servono ad acclamare i valori assoluti dei propri patrimoni, servono a essere il precursore di un’attivazione culturale in senso maturo e moderno, che ha a che fare con il coinvolgimento dei cittadini, con la creazione di creatività diffusa e con lo sviluppo di industrie culturali legate alle arti”. È previsto quindi un lavoro che certamente metterà in scena i tesori del territorio, ma che sfrutterà la capacità delle istituzioni di fare rete, creando un’osmosi tra le arti classiche, l’archeologia, la scultura e la creatività contemporanea.

In questa fase, di dialogo tra i due Comuni e antecedente alla progettazione vera e propria, si guarda comunque alla valutazione di impatto per la capitale Pistoia, commissionata al Professor Guido Guerzoni. La valutazione, a due anni di distanza dalla candidatura della città in questione, ha evidenziato l’esito positivo sulle dinamiche culturali e di rete, mettendo in risalto come, anche negli anni a seguire, il turismo culturale sia cresciuto esponenzialmente.

Di Beatrice Simoni

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