Palazzo Grassi, tra progetti passati, attuali e futuri

Riapriranno sabato 11 luglio i tre spazi della collezione Pinault a Venezia: Palazzo Grassi, Punta della Dogana e il Teatrino.

Questa triplice istituzione, oltre ad allestire ogni anno, nei suoi spazi, due o tre grandi mostre che inaugurano proprio in primavera, nei mesi che quest’anno sono stati colpiti dal Covid-19, è divenuta negli ultimi anni, come afferma il direttore operativo, Mauro Baronchelli, un vero e proprio “contenitore culturale” di incontri, convegni, proiezioni, concerti e attività performative. Un’istituzione a tutto tondo che offre non solo grandi eventi espositivi, dedicati soprattutto all’importante affluenza di turisti che riceve Venezia ogni anno, ma anche numerosi progetti culturali dedicati ai pubblici di prossimità, più legati al territorio. Come spiega Mauro Baronchelli, “lo sforzo in questi anni è stato proprio quello di diversificare l’offerta e guardare anche a pubblici molto piccoli, molto mirati, ma che rappresentano pubblici affezionati con i quali si possono costruire progetti ad hoc”.

Ne sono esempi: il progetto Palazzo Grassi Teens, creato per avvicinare gli adolescenti al mondo dell’arte contemporanea, tramite laboratori, eventi, progetti di Alternanza Scuola-Lavoro, ma anche tramite un sito web creato dagli stessi ragazzi per raccontare l’arte ai coetanei; il progetto Altri Sguardi, che offre a rifugiati o richiedenti asilo la possibilità di farsi mediatori culturali, presentare al pubblico opere della collezione da loro scelte e condividere il loro punto di vista; il progetto ST_ART Ascoltare con gli occhi, istituito per garantire, grazie alla presenza di un operatore didattico LIS, l’accesso alle mostre, agli eventi e ai laboratori a ragazzi e famiglie non udenti; i progetti con pubblici più fragili, come i ragazzi appena usciti da periodi di dipendenze o situazioni famigliari difficili, e con persone anziane affette da Alzheimer; infine, il progetto Laboratori per tutti, proposto con cadenza mensile e nato dall’idea di potersi rivolgere non solo ai più piccoli, ma anche agli adulti, che offre attività caratterizzate da un alto livello di creatività e innovazione.

Sono stati proprio questi ultimi laboratori intergenerazionali i protagonisti del lockdown, trasferiti sul sito web e su tutti i social network dell’istituzione, con il nuovo format digitale Laboratori per tutti: #PalazzoGrassiatYours e realizzati in collaborazione con ospiti provenienti da diversi ambiti dell’arte contemporanea.

Ha inaugurato l’illustratrice Olimpia Zagnoli che, con l’#OpenLab dal titolo “Libro viola incontra bottiglia verde”, ha chiesto al pubblico di esplorare la propria abitazione e scoprire associazioni inaspettate tra oggetti e colori. Con il secondo, “Timidi piccoli e fragili percorsi espositivi domestici”, il designer Giulio Iacchetti ha sfidato gli utenti a “diventare curatori di piccole mostre domestiche”, mostrando loro i vari passi base di preparazione di una mostra, con l’obiettivo di, come ha spiegato lo stesso designer, “introdurre un po’ di poesia tra le cose di tutti i giorni, riconoscere la bellezza di piccoli oggetti più o meno utili ai quali non dedichiamo mai troppa attenzione”. Il terzo è stato “Equilibri astratti” dello studio Saòr, specializzato in architettura illustrata, che ha invitato a osservare le nostre attività quotidiane per creare mappe e diagrammi dello spazio che ci circonda. Il quarto, dal titolo “Perché si mangia?”, è stato quello di Ryoko Sekiguchi, scrittrice di espressione francese e giapponese, che ha chiesto di riflettere sulla relazione tra cibo e mondo. Si sono poi susseguiti “Favolosi fallimenti” di Erik Kessels, un artista, designer, curatore ed editore olandese che ha invitato a riflettere sulle accezioni positive dei propri fallimenti, “Memorandus” di Emiliano Ponzi, illustratore ed autore, che ha invitato a riflettere sulla memoria e sul desiderio e infine, “Nuovi codici” del fotografo Marco Cappelletti, che ha proposto di fotografare l’impatto visivo dei nuovi codici presenti nello spazio esterno.

Questi laboratori, a cui è stato aggiunto #PGflashback, che prevede la pubblicazione di interviste agli artisti, focus sulle opere, contenuti inediti, per esplorare gli archivi e approfondire i temi proposti dalle passate esposizioni, sono tutt’ora fruibili sull’account Instagram di Palazzo Grassi, in attesa della ripartenza dei vari progetti citati e dell’apertura delle tre mostre previste per il 2020: “Henri Cartier-Bresson: Le Grand Jeu”, che metterà a confronto lo sguardo di cinque curatori sull’opera di Cartier-Bresson, “Youssef Nabil. Once Upon a Dream”, mostra dedicata al lavoro fotografico dell’artista e “Untitled, 2020. Tre sguardi sull’arte di oggi”, che presenterà le opere di oltre 60 artisti, provenienti dalla Pinault Collection e da musei internazionali e collezioni private.

Il direttore operativo Mauro Baronchelli è intervenuto come ospite nel corso della lezione “Le istituzioni pubbliche e private oltre l’emergenza: strategie, contenuti, pratiche” del XVIII Master in Management dell’arte e dei beni culturali della 24 Ore Business School di Milano.

di Marta Nicola

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