La realtà virtuale al servizio dell’arte

Negli ultimi mesi la realtà virtuale si è messa al servizio dell’arte. Artisti e galleristi hanno cercato soluzioni per mantenere attivo il mercato nonostante la distanza che li ha separati dalla clientela e dai collezionisti.

Ancora prima dell’emergenza sanitaria, sono nati spazi come “CUBE – Virtual Gallery for Virtual Art” della galleria di Zurigo Roehrs & Boetsch: una piattaforma unicamente digitale, creata nel gennaio 2019, che simula una galleria virtuale per arte virtuale, accessibile indossando un visore e con esposizioni programmate fino al 2021.

Durante la pandemia, la König Galerie di Berlino ha reso disponibili online le opere dei suoi artisti organizzandole in più esposizioni all’interno di spazi tridimensionali fruibili da computer. Inoltre, Johan König e Anita Meyer hanno curato “Surprisingly this rather works”, la prima mostra all’interno dello spazio virtuale König digital: tramite un’applicazione disponibile sia per iOS che per Android è possibile giocare all’interno di uno percorso virtuale, facendo muovere il proprio avatar tra le opere digitali di Manuel Rossner.

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Anche la Galleria Massimo De Carlo ha recentemente creato il Virtual Space che si aggiunge alle sedi fisiche di Milano, Londra e Hong Kong. L’idea è nata prima dell’avvento della pandemia, in seguito alle proteste di Hong Kong che avrebbero potuto determinare la chiusura della galleria cinese. Con la diffusione del virus si è evoluto quello che doveva essere un progetto destinato alla sola riproduzione dello spazio di Hong Kong. Flavio Del Monte, direttore delle relazioni istituzionali della galleria, sostiene che il VSpace si è rivelato una buona strada alternativa per valorizzare gli artisti e raggiungere visitatori, collezionisti, critici e curatori, continuando ad offrire un programma anche in momenti di fermo. L’aspetto più interessante del progetto è il sovvertimento delle condizioni di lavoro degli artisti: invece di creare opere site-specific, in questo caso è il luogo che si adatta e si modula alle opere. Secondo Del Monte «questo è uno spirito che cambia completamente il paradigma dell’arte». Il VSpace è stato inaugurato con la mostra “The John Armleder and Rob Pruitt Show”, fruibile solo online dal 14 al 30 aprile 2020, seguita da “The Gazing eyes won’t lie” di Lee Kit, tenutasi sia online dal 14 al 30 maggio, che nella sede fisica di Hong Kong dove sarà visitabile fino al 4 luglio. La galleria non ha diffuso dati di affluenza né di vendita relativi al VSpace, ma si ritiene soddisfatta per aver stimolato gli artisti e aver raggiunto un numero cospicuo di visitatori. Migliaia di persone hanno, infatti, visitato lo spazio, generando buoni introiti. Questo progetto è destinato a continuare anche in fase di riapertura. Massimo De Carlo ha, infatti, deciso di mettere a disposizione il VSpace ad altre cinque realtà milanesi dando vita al “Risorgimento Virtual Art Summer”, al quale hanno aderito ICA Milano e le gallerie di Francesca Minini, Federica Schiavo, Federico Vavassori e Fanta MLN, libere di fruire di questo spazio creando un programma dal 9 giugno al 16 agosto 2020. Dal 7 al 19 luglio è possibile visitare la mostra “Frammenti” della Galleria Francesca Minini, con opere di Carla Accardi e Landon Metz.

Gli artisti designer Sebastian Errazuriz e Zander Eckblad hanno lanciato da New York “ALL World”: una piattaforma di realtà aumentata sulla quale gli artisti possono caricare gratuitamente le loro opere. I vantaggi sono molteplici: gli artisti hanno possibilità di esibire le loro creazioni, diffondendole tramite un link, e gli appassionati d’arte possono conoscere nuovi artisti. Aprendo la piattaforma da un dispositivo mobile è possibile vedere, prima dell’acquisto, l’opera inquadrata in un ambiente prescelto. Questo particolare ha favorito le vendite e gli artisti che hanno aderito da tutto il mondo sono soddisfatti del potenziale offerto da ALL. Errazuriz e Eckblad immaginano un futuro in cui piattaforme come ALL democraticizzeranno l’arte, che potrà essere creata e fruita ovunque, adattandosi ed evolvendosi, creando ad esempio sculture tridimensionali o ambienti immersivi. Il lavoro dell’artista John Craig Freeman, presente su allworld.io, permette di camminare per le strade del mercato di Wuhan rimanendo a New York. Sempre nella visione dei due designers, i creativi realizzeranno opere virtuali accessibili ad una più vasta fascia di mercato: al posto di un acquirente che paga 50.000 dollari per un’opera, se ne possono raggiungere 1.000 che pagano le opere digitali 50 dollari l’una, cambiando per sempre il mondo dell’arte.

L’artista audiovisivo urbinate Filippo Gualazzi sostiene che questo periodo storico porterà verso un mondo in cui la tecnologia sarà maggiormente presente nell’ambiente artistico. Lo sviluppo della realtà virtuale dovrebbe d’ora in poi aprire nuovi scenari, in quanto l’elemento digitale offre la possibilità di creare un secondo livello dell’opera che fornisce un contributo di valore artistico creando una collaborazione tra l’autore dell’opera che si vuole valorizzare e l’artista digitale. Quest’ultimo reinterpreta l’opera esprimendo il suo punto di vista, decidendo cosa mostrarne e come creare un’interazione con essa. La creazione virtuale diventa dunque essa stessa un’opera d’arte.

L’esperienza di questi ultimi mesi ha, dunque, posto le basi per una crescente presenza del digitale nel mondo dell’arte, offrendo maggiori possibilità di vendita, esposizione e valorizzazione delle opere.

di Silvia Malagoli

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