Piacenza, così vicina, così lontana

Il 2020 a Piacenza sarebbe dovuto essere un anno grandioso dal punto di vista culturale, quello che finalmente avrebbe potuto invertire la rotta per la città emiliana, tanto dinamica nell’industria e nel commercio, tanto lenta nel percepire le novità proposte dall’arte. L’anno si sarebbe dovuto avviare con la collaborazione con Parma capitale della cultura 2020 e proseguire con l’apertura del primo spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea della città: XNL contemporanea con l’inaugurazione della prima mostra dedicata al collezioniamo italiano La Rivoluzione Siamo Noi.

Invece la magia è durata solo qualche settimana, poi, come il resto, tutto si è bloccato a causa dell’emergenza sanitaria scaturita dal Covid-19.

L’impatto è stato forte anche per la galleria Una gestita da Paola Bonino e Marta Barbieri. Una, fondata nel 2018, è l’unica galleria della città a proporre arte contemporanea e opere di artisti emergenti, con un particolare focus per opere concettuali.

La pandemia ha, infatti, bloccato molte delle attività che da tempo erano state programmate e la situazione incerta del momento rende impossibile una calendarizzazione futura. Per questo, la presentazione di nuovi giovani artisti rimane sospesa in una finestra spazio-temporale indefinita. In più, la chiusura forzata degli spazi espositivi e la chiusura dei confini regionali imposti dai vari decreti ministeriali sicuramente avranno un impatto sul commercio delle gallerie d’arte italiane, Una compresa. Ad aggravare la situazione, lo spostamento della fiera d’arte milanese Miart che rappresenta per la galleria una importante vetrina per farsi conoscere da nuovi collezionisti nazionali e internazionali: il rinvio dell’evento ha posticipato, o, nel caso in cui verrà annullato,  escluso una possibilità di visibilità e commercio.

Eppure, nonostante Piacenza vanti solo un paio di collezionisti di arte contemporanea e non sia la piazza più florida per il mercato dell’arte, ad essere positive sono proprio Paola Bonino e Marta Barbieri, che vedono in Piacenza il luogo da cui poter ripartire.

Per ovviare ai blocchi regionali imposti per la pandemia Una ha scelto di raccontarsi attraverso i canali social e la rete di newsletter con la quale già comunicava con i propri clienti prima della chiusura, integrando al solito piano editoriale, approfondimenti su artisti. Attraverso la rubrica settimanale Once Upon a Time, si chiede a un curatore di raccontare il primo incontro avvenuto con un artista della galleria. Anche in questo caso le relazioni dirette tra individui diventano il soggetto principale del racconto. Le galleriste hanno, infatti, scelto di evitare i tanto citati virtual tour di cui molte gallerie si sono avvalse nell’ultimo periodo, convinte del fatto che il digitale non possa in alcun modo sostituire il rapporto vero e genuino che intercorre fra gallerista e collezionista. La mediazione del gallerista risulta ancor più fondamentale quando si tratta di artisti emergenti che ancora non godono di attenzioni mediatiche, proprio come quelli di Una.

Piacenza, abbastanza vicina a Milano da subirne l’eco culturale, ma abbastanza lontana da non essere schiava della concorrenza delle numerosissime gallerie milanesi e degli innumerevoli eventi e, soprattutto, abbastanza lontana per potersi mantenere “umana”, sembra avere una importante possibilità.

Secondo le galleriste di Una, il rallentamento provocato dal Covid-19 potrebbe rappresentare la giusta occasione per riflettere sul paradossale modus operandi del mercato dell’arte e, a partire dal ruolo che Paola Bonino e Marta Barbieri ricoprono, cambiare e rallentare, tornando a una dimensione più umana.

Questa situazione può essere un’occasione per ripensare l’intera macchina: troppe fiere e troppo poco tempo per visitarle come si dovrebbe. Le distanze ed i rallentamenti creati potrebbero apportare benefici alle fiere stesse e i partecipanti potrebbero, magari, riscoprire come osservare e godersi ognuno dei corridoi per sorprendersi ed emozionarsi di fronte a nuovi artisti ed opere, smettendo di cercare la gallina dalle uova d’oro che li renderà magicamente ricchi.

Probabilmente alcune gallerie chiuderanno per via di costi fissi molto alti a fronte di ricavi nulli e ci saranno importanti conseguenze economiche sull’intero sistema, ma la ripartenza potrebbe essere migliore e si potrebbe tornare ad un mercato più a misura d’uomo.

Piacenza ha tutte le carte in regola per inserirsi in questo processo e sarà addirittura facilitata rispetto alle metropoli.

All’interno di questa evoluzione ben si inserisce il premio nato lo scorso anno con lo scopo di promuovere un dialogo tra l’arte contemporanea e il territorio del ducato di Parma e Piacenza. Il progetto, ideato dal giovane collezionista piacentino Michele Cristella, sfrutta anche l’aiuto di Paola Bonino, gallerista di Una. Il DucatoPrize consente il confronto tra artisti nazionali e internazionali e prevede premi in denaro per i primi classificati. A partecipare al premio anche alcuni artisti rappresentati da Una come Thomas Berra, Irene Fenara, Vasili Papageorgiou e Riccardo Giacconi. Ad assegnare i premi sarà una giuria eterogenea e qualificata di professionisti del mondo dell’arte. Come lo scorso anno, il DucatoPrize si sarebbe dovuto concludere con una mostra delle opere dei finalisti presso uno dei più antichi palazzi del borgo medievale di Castell’Arquato, in provincia di Piacenza, tuttavia, la pandemia ne ha impedito la realizzazione. La premiazione dei vincitori andrà comunque in scena il 30 maggio in via telematica.

Anche in questo caso, il dialogo tra arte e territorio sarà centrale e la possibilità che da questa situazione di emergenza Piacenza possa avvicinarsi maggiormente all’arte si fa sempre più concreta.

Margherita Rocca

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