In viaggio verso l’ALT!rove. L’arte contemporanea come forma di rigenerazione urbana.

“Il futuro davanti a noi è ora una tela bianca. On ni spagnammi mai, figurativi mo”. Questo è il messaggio condiviso sui canali social dell’Altrove festival di Catanzaro poco dopo l’inizio del lockdown dovuto all’emergenza Covid-19. Un messaggio motivazionale giunto dopo l’ultima edizione, svoltasi in Agosto 2019.

L’edizione 2019, impostata diversamente rispetto alle precedenti, ha lanciato una provocazione da parte dei due fondatori con un intervento chiamato “Addio Catanzaro”. Al centro dell’arena del Parco Internazionale della Scultura, gli organizzatori hanno introdotto un momento di riflessione per parlare degli aspetti migliorabili del festival, per  cercare di dare un senso e continuità al progetto nonostante le difficoltà logistiche incontrate negli anni. “Dal termine dell’ultima edizione il flusso di lavoro non si è mai interrotto” afferma Vincenzo Costantino uno dei due fondatori.

L’Altrove Festival nasce a Catanzaro nel 2014 come movimento autonomo no profit dalle menti di Vincenzo Costantino e Edoardo Suraci “durante un periodo di crisi per la città in cui regnava una dilagante forma di deserto culturale”. Punto di partenza fu il tentativo di dare nuova vita a quegli spazi della città dimenticati o trascurati tramite interventi di arte urbana. La scelta di Catanzaro è dovuta alla volontà d’azione e di cambiamento nella città di origine dei due organizzatori, “mentre da una parte volevamo fare qualcosa nella città in cui eravamo cresciuti e a cui apparteniamo, dall’altra volevamo realizzare un cambiamento coinvolgendo le persone del luogo, coinvolgerle in un sogno che non fosse solo nostro”. Il festival “ha tentato di dare una nuova e altra identità al centro cittadino. Abbiamo creato contenuto e attirato l’attenzione dei media nazionali sulla città” afferma Costantino.

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Oggi, Altrove è considerato tra i migliori festival d’arte pubblica in Italia e in Europa, dove hanno trovato spazio artisti italiani e stranieri insieme a diverse espressioni artistiche come la street art, la pittura, la scultura. L’evento ha proposto un nuovo punto di vista sulla città con un approccio allo spazio urbano più consapevole e volto al tentativo di riscoperta del suo valore culturale. La manifestazione è stata sempre orientata verso la sperimentazione tramite “un’azione intellettualmente onesta, proponendo la migliore espressione della nostra contemporaneità”. Attraverso l’ausilio di itinerari artistici volti alla scoperta del centro cittadino, insieme a vari workshop e ad eventi collaterali alla manifestazione, è stato possibile dare maggiore luce al progetto coinvolgendo un’ampia utenza. Riguardo al riscontro del pubblico Costantino afferma che: “dopo il primo festival abbiamo avuto una risposta positiva della città e siamo diventati un punto di riferimento per una parte della popolazione. Nonostante il lavoro attuato tutto l’anno sul territorio, abbiamo avuto le nostre difficoltà. Nonostante ciò siamo riusciti ad andare avanti grazie all’enorme collaborazione e partecipazione dei cittadini stessi. Fondamentale è stata l’attività dei volontari che ha permesso alla nostra famiglia di crescere”. Di anno in anno la manifestazione si è potuta avvalere di diverse collaborazioni con istituzioni d’arte cittadine, quali ad esempio il MARCA (Museo delle Arti di Catanzaro). Determinante è stata anche la fiducia riposta dall’inizio nel progetto da parte dell’amministrazione comunale di Catanzaro.

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Il riscontro positivo delle prime edizioni ha permesso al festival di allargarsi dal punto di vista di partecipazione territoriale riuscendo a coinvolgere in modo attivo anche la Regione e la Provincia, insieme al supporto di partner locali come ad esempio la Fondazione Rocco Guglielmo. Nonostante i riscontri positivi, le difficoltà organizzative dovute principalmente al precario ecosistema economico, hanno portato a un temporaneo standby di Altrove. Nel frattempo l’evento è riuscito a coinvolgere sia gli artisti ospiti della città di Catanzaro che la popolazione nella creazione di un solido legame con il tessuto urbano. “Per chi ha vissuto e creduto nel festival l’impatto è stato eccezionale” afferma Roberta Squillace, volontaria attiva durante tre edizioni del festival, “oltre alla stampa e ai social penso che anche le parole dei giovani artisti partecipanti  siano servite a veicolare Catanzaro in giro per il mondo. Altrove si è distinto rispetto agli altri festival perché è riuscito a creare questo senso di collettività e di appartenenza al luogo, non solo per noi che lo viviamo da sempre ma anche per chi lo visitava per la prima volta. Chi è arrivato per regalare un po’ della propria arte ha maturato più consapevolezza dei luoghi, rispetto a chi solitamente li vive nel quotidiano. Penso che la vera peculiarità di Altrove sia questa vivere il territorio, conoscerlo e lavorarci su.”.

Martina Pignattini

 

 

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