RGB E LUCI D'ARTISTA: DUE FESTIVAL DI LIGHT ART

Nelle prossime settimane verrà indetto il bando che determinerà lo svolgimento di RGB Light Experience, un festival urbano di light art a Roma, che dal 2015 si snoda in un percorso di quattro chilometri lungo le vie e le architetture dislocate tra il Pigneto, Piazza Malatesta e Tor Pignattara. Per tre giorni, dal tramonto a notte fonda, 25 installazioni site specific di light art e video art – di artisti nazionali e internazionali – consentono ai visitatori la condivisione di esperienze e la coesione sociale grazie all’esplorazione di un’area aperta alla convivenza etnica e culturale. Tra le opere da segnalare nell’ultima edizione, svoltasi tra il 29 novembre e il 1 dicembre 2019, ci sono la scenografica Trame di Luce di Sebastiano Romano, il countdown luminoso di Daniele Sigalot in Enough, le forme 3D di Jeremy Oury in Sparrow, il video mapping The Garden City di Simona Noerae Inside the Secret Garden di Diego Repetto ed Enzo Cimino.

Daniele Sigalot, ENOUGH, via della Marranella 13, ph. Futura Tittaferrante, Courtesy RGB Light Experience

La scelta logistica deriva dall’evidenza dello squilibrio di visibilità tra la riqualificata isola pedonale del Pigneto e la limitrofa zona da Tor Pignattara a Piazza Malatesta: «l’obiettivo è condurre qui parte del pubblico riversato interamente al Pigneto per promuovere, tramite l’attivazione di relazioni tra attività locali, città ed esterno, un’esperienza glocal di valorizzazione territoriale di quest’altro lato del quartiere». Così commenta il direttore artistico Diego Labonia che, insieme all’event manager Sara Lamanna, ci ha fornito testimonianze importanti per ricostruire l’efficace modalità di gestione e reperimento delle risorse economiche.

Jeremy Oury, Sparrow, Arena Aurora, ph. Futura Tittaferrante, Courtesy RGB Light Experience

Da tre anni il bando comunale Contemporaneamente, promosso da Roma Capitale-Assessorato alla Crescita Culturale, finanzia il festival con 30.000 euro nel 2019 e 20.000 nel 2018 e 2017, coprendo circa il 70% del budget totale annuo. Oltre a ciò gli organizzatori aggiungono altre fonti di sostegno: nel 2017 30.000 euro della Siae, per un totale delle risorse pari a 50.000 euro. Cifra superata nel 2018, quando oltre ai menzionati c’è stato anche un crowdfunding sulla piattaforma Eppela. Nell’ultima edizione il finanziamento è derivato esclusivamente dai 30.000 euro di Contemporaneamente, per una cifra globale minore destinata, però, a incrementarsi l’anno prossimo: l’eventuale vittoria del bando permetterà, infatti, di entrare in un piano triennale che, data la maggior stabilità, attirerà ulteriori sponsor. Oltre al V Municipio, che fornisce patrocinio e autorizzazioni, contributi concreti provengono dai partner Spazio Impero e Sono Frankie: il primo concede alcuni spazi di cui copre le spese, il secondo propone un artista tra i 25 presenti, segno di una progressiva attivazione del territorio. Alcuni sponsor tecnici come Chirale e Urban Experience forniscono il materiale necessario a titolo gratuito, mentre altri (locali tra cui Dar Ciriola e La Santeria) hanno partecipato con un contributo economico per entrare nell’app Kodiplus introdotta quest’anno: una mappa che, oltre a localizzare le opere, segnalava ristoranti del quartiere.

Simona Noera, The Garden City, via del Pigneto/via Ludovico Pavoni, ph. Futura Tittaferrante, Courtesy RGB Light Experience

Quattro installazioni in due spazi interni erano fruibili solo versando una quota associativa di 5 euro. Ciò ha permesso di ricavare 2.000 euro, una cifra che potrà crescere incrementando gli ingressi grazie a una sensibilizzazione del pubblico, entrato solo per un terzo del totale nei due spazi. L’obiettivo per la prossima edizione è, infatti, «far comprendere ai visitatori che i 5 euro sono diluiti su venti installazioni e che non si tratta del pagamento di un’entrata, ma dell’accesso gratuito agli eventi dell’associazione Luci e Ombre» che cura RGB. Detto ciò, l’altro ritorno incoraggiante per il festival sono i 30.000 visitatori in quattro edizioni e l’affluenza di pubblico che si incrementa ogni anno, aumentando progressivamente la visibilità e l’appeal verso l’esterno.

Diego Repetto e Enzo Cimino, Inside the Secret Garden, via del Pigneto/via Zenodossio, ph. Futura Tittaferrante, Courtesy RGB Light Experience

Un altro esempio noto di festival di light art in Italia è Luci d’Artista di Torino; anch’esso legato a un programma comunale, si differenzia, però, in quanto dispone di un budget più alto e di un periodo di apertura molto più lungo (due mesi). Si distingue, poi, in quanto propone artisti già affermati a livello internazionale tra cui Mario Merz, Daniel Buren, Michelangelo Pistoletto, Rebecca Horn, Giulio Paolini e Joseph Kosuth. La scelta torinese di agire in zone conosciute del centro storico segnala un progetto che, nonostante la ricerca concettuale, punta soprattutto sull’incremento di un turismo di grandi dimensioni, anche grazie a una componente d’intrattenimento. Secondo Labonia invece, la light art in zone neutre, senza particolari caratteristiche artistico-architettoniche, agevola la comunicazione tra opere e territorio, valorizzandolo, e la comprensione delle installazioni da parte del pubblico, meno condizionato da un contesto urbano già esteticamente ricco. Farlo poi con artisti emergenti e per un periodo breve fa sì che i visitatori, più che aspettarsi quell’opera in quel determinato ambiente, favorendo un turismo di massa, vadano a scovare in aree appartate installazioni ancor più nascoste e dai significati reconditi.

Mario Gatti

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