SESTO FIORENTINO: LA CITTÁ ED IL SUO TERRITORIO.

È di pochi giorni fa la notizia dell’accordo tra il Ministro Dario Franceschini, il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi per la costituzione di una fondazione che si prenda cura dello storico Museo-archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia a Sesto Fiorentino. “Un museo molto importante per gli abitanti di Sesto, visto che rappresenta la testimonianza tangibile della storia di una fabbrica legata indissolubilmente alla città.”, come testimonia Falchi. Un museo che, una volta ultimati i lavori di ristrutturazione ancora in corso, potrà far crescere il turismo e dirottare flussi fuori da Firenze. Per la rinascita di Doccia sono stati investiti 1,9 milioni di Fondi del Cipe necessari per il restauro e risanamento conservativo del museo, 3,9 milioni per l’acquisto della collezione di opere in porcellana, e altre somme per interventi di conservazione, per una cifra che supera di poco i 6 milioni di euro. Il primo intervento eseguito con i fondi del Cipe è stato il restauro di 28 modelli scultorei in cera, 8 in terracotta, 4 in gesso, concordemente individuati dal Polo Museale della Toscana e dall’Associazione degli Amici di Doccia. Esemplari di assoluta rarità che compongono la collezione del Museo, originata dalla Manifattura Ginori di Doccia realizzata dal marchese Carlo Ginori.

La Fondazione che gestirà il Museo non avrà scopo di lucro ed avrà come soci il Ministero, che ha conferito al fondo 100 mila euro, la Regione Toscana che contribuisce con 200 mila e il Comune con altri 100 mila. La Regione parteciperà anche alle spese di gestione (300 mila euro l’anno già stanziati per il 2020, altrettanti per il 2021) e lo stesso farà il Comune (100 mila euro l’anno per i prossimi due anni). “Questo accordo non era un risultato scontato” sottolinea Falchi “se pensiamo che fino a tre anni fa la fabbrica stessa rischiava di essere trasferita altrove o addirittura di chiudere (fallimento nel 2012 n.d.r.)” Il marchio era stato pochi anni fa rilevato dal gruppo Gucci e l’azienda sembra ad oggi conoscere una nuova stagione di produzione di porcellane di alta qualità, per un mercato di fascia medio-alta.

Sin dai primi anni di attività, negli anni 1750, il marchese Ginori destinò alcuni vani alla conservazione di modelli, stampi e forme, locali che agli inizi del XX secolo divennero il Museo-Archivio Richard-Ginori della Manifattura di Doccia. Tuttavia, nei decenni a cavallo del nuovo millennio, il Museo venne chiuso per motivi di scarsa affluenza ed elevati costi di gestione. Il rischio, trattandosi di un Museo legato ad una fabbrica, era quello di vederlo chiudere definitivamente, con la vendita del materiale che vi era depositato. Fortunatamente il 27 novembre 2017 il Museo venne comprato dallo Stato Italiano attraverso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. La collezione privata è stata ceduta attraverso una legge che permette il pagamento delle tasse attraverso opere d’arte. Tuttavia, da allora, le sorti del Museo erano rimaste incerte, in quanto non erano stati stanziati fondi per una riqualificazione della struttura.

Ma Sesto Fiorentino non è solo la città della ceramica. Il territorio sestese ha una storia millenaria, archeologicamente unica, dato che ha conosciuto una continuità insediativa senza soluzione di continuità. Dagli scavi eseguiti nei quartieri di Padule e del Neto sono emerse testimonianze di insediamenti preistorici e protostorici.  La zona di Quinto alto conserva importantissime testimonianze archeologiche di epoca Orientalizzante etrusca. Entrambe situate ad est del torrente Zambra, si trovano due tombe a tholos, La Montagnola e La Mula, che rappresentano ad oggi le strutture più grandi di epoca etrusca che ci siano pervenute.

Al Basso Medioevo risalgono le prime chiese, fra le quali acquistò subito importanza la Pieve di San Martino. Il territorio di Sesto fu feudo dei Vescovi fiorentini, ai quali il popolo sestese si rifiutò di pagare le esose gabelle e fu pertanto scomunicato. Sesto fu inoltre la città nativa di Pietro Bernini, pittore e scultore, padre del più famoso Gian Lorenzo.

Un museo della piana fiorentina (area che comprende la pianura a nord-ovest e ovest di Firenze n.d.r.) potrebbe aumentare la coscienza cittadina nei confronti del proprio retaggio storico, un’idea già proposta dalla Pro Loco di Sesto Fiorentino, ma che non aveva avuto poi seguito.

Una sede papabile per un possibile museo territoriale potrebbe trovare posto nel Palazzo Pretorio in Piazza Ginori, già di per sé un simbolo della storia sestese, che negli ultimi anni ha ospitato solo poche mostre temporanee di artisti locali. I lavori di ristrutturazione dell’edificio sono stati approvati dalla giunta comunale lo scorso dicembre e non finiranno prima dell’inizio del prossimo anno. “Non c’è ancora una destinazione precisa degli spazi del Palazzo.” Ha concluso il Sindaco Falchi, “quindi se i cittadini avranno idee interessanti su attività da svolgervi all’interno saremo felici di valutarle.”

Niccolò Daviddi

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