Dieci anni di CAOS a Terni

Nato nel 2009 dalla riqualificazione dei 5600 mq degli spazi industriali dell’ex stabilimento chimico SIRI, il CAOS – Centro Arti Opificio Siri – ha da poco compiuto dieci anni. Una parabola lunga quanto la ripresa culturale di una città dall’animo storicamente industriale e posta alla periferia di una regione dalle mille attrattive come l’Umbria. Collocato “al di là dal fiume” Nera, che divide in due anche psicologicamente la città – Interamna il nome latino, città tra due fiumi – il Centro, di proprietà del Comune di Terni, è un caso esemplare nel panorama italiano della riconversione di aree industriali dismesse in ambito urbano. Vanta la presenza del Museo di Arte Moderna e Contemporanea “Aurelio De Felice”, scultore ternano che donò alla città la sua ricca collezione di opere d’arte visitabili ora all’interno della struttura; del Museo Archeologico “Claudia Giontella” – dove qualche settimana fa è stata ricollocata la statua del Telamone rinvenuta nel sito romano di Carsulae, a poca distanza da Terni – e del Teatro Secci.

Il Museo di Arte Moderna e Contemporanea “Aurelio de Felice” ©Caos Museum

Una storia non facile quella del CAOS, tra alti e bassi economici e un’opinione pubblica non sempre solidale con un progetto culturale che ha inizialmente avvertito come estraneo. “Abbiamo dovuto fare molto lavoro sul quartiere” dichiara Linda Di Pietro di Indisciplinarte, manager culturale e anima di una delle società che hanno lavorato fino al 2019 all’offerta culturale e alla gestione degli spazi, insieme a Civita Cultura e alle cooperative Alis e ACTL. “Noi come Indisciplinarte avevamo il coordinamento delle attività del Caos. Nel 2012 ad esempio lanciammo il progetto Città Giardino, Quartiere Creativo in cui invitavamo i creativi della città, architetti, designer, a trasferirsi a Città Giardino [il quartiere dove sorge il Centro] per lavorare insieme alla riqualificazione e alla brand identity del quartiere”. La differenza tra ora e dieci anni fa si vede, non solo economicamente, ad esempio per l’indotto di cui hanno potuto godere le attività commerciali limitrofe, ma soprattutto per l’atmosfera creativa che il Caos ha regalato alla città ingrigita dai fumi delle acciaierie.
“Il Caos ha avuto momenti di grandissimo amore da parte della cittadinanza, e non solo, in particolare durante le tredici edizioni del Terni Festival Internazionale della Creazione Contemporanea, che è stato in qualche modo sin dall’inizio il grimaldello con cui testare le reazioni delle persone che magari entravano al Caos per la prima volta”. Il Centro si è negli anni trasformato per adattarsi alle esigenze di pluralità che venivano dall’esterno, sapendo ben interpretare la cultura come driver di sviluppo economico e sociale di un territorio.

Il già citato Terni Festival, le mostre tra cui la più importante dedicata ad Arnaldo Pomodoro, la serie di iniziative A Terni non succede mai niente, FORESTA – progetto tra arte e rigenerazione urbana che ha visto artisti in residenza su case sugli alberi, La Luna di Luke Jerram, C.U.R.A – il progetto regionale di residenze artistiche, Museo Mix sono solo alcune delle iniziative che hanno avuto luogo al Caos e hanno fatto raggiungere picchi di 20.000 visitatori mensili. Negli anni queste attività sono state sempre più finanziate grazie a contributi privati e fondi europei, a fronte di circa 850.000 euro di costi annuali complessivi per la gestione del Centro e di una copertura finanziaria prevista dal bando di assegnazione che è passata dai 350.000 euro del 2009 ai 220.000 dell’ultimo bando chiuso a novembre 2019, utile a coprire solo i costi delle utenze e del personale. Fondamentale per il supporto delle attività temporanee è stato il ricorso alla diversificazione dei servizi; in questo senso Linda Di Pietro raccomanda attenzione a non ridurre gli spazi culturali ad affitta-camere col rischio di snaturarne l’identità. “Non si può fare a meno del contributo pubblico, la cultura è servizio necessario e primario al pari del servizio sanitario” afferma, “le politiche locali non sempre ci hanno aiutati ma non volevamo essere il prossimo fallimento della città. Ora Indisciplinarte siede ai tavoli internazionali dove si parla di politiche di sviluppo dei territori attraverso la cultura ed è questo che conta: che Terni sia nella mappa della cultura. La rete nazionale e internazionale che il Caos ha creato è molto forte”.

MUSEO MIX, l’iniziativa internazionale tenuta al Caos che ha unito contemporaneo, tecnologie e archeologia ©MuseoMix

Dopo dieci anni Indisciplinarte e l’A.T.I. di cui ha fatto parte hanno abbandonato la gestione del Caos e passato il testimone alla recentemente subentrata cooperativa emiliana Macchine Celibi, che si è aggiudicata il bando della gestione della struttura per i prossimi otto anni grazie ad un budget a ribasso di oltre 11 punti percentuali. Ciononostante il legame tra Indisciplinarte e il Caos non si è ancora dissolto del tutto. “Stiamo scrivendo un libro sui punti di forza e debolezza dell’esperienza del Caos, Le Istituzioni Fantastiche, che parlerà di come le istituzioni artistiche e culturali siano state sempre l’avanguardia della democrazia” svela Linda, “l’artista oggi deve stare nella realtà ed essere agente di cambiamento. Il Caos è stato un tentativo di creare un’istituzione fantastica, ma non è ancora arrivato alla sua forma finale, sarà tra le sfide dei nostri prossimi re-inventarla”.

È proprio il caso di dirlo, forse dal Caos può nascere una stella danzante.

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