I piccoli musei in Italia: uno strumento da valorizzare

La legge n. 160/2019 (Legge Finanziaria 2020) prevede, ai sensi dell’art. 1, comma 359, l’istituzione del “Fondo per il funzionamento dei piccoli musei”.
Con una dotazione di 2 milioni euro annui da ripartire con successivo decreto del MIBACT, questo Fondo ha l’obiettivo di “assicurare il funzionamento, la manutenzione ordinaria e la continuità nella fruizione per i visitatori, nonché […] l’abbattimento delle barriere architettoniche”.

Mediante l’istituzione di questo Fondo, il governo italiano intende incidere in maniera differente sull’organizzazione e la gestione dei piccoli musei italiani, i quali costituiscono un’importante parte della realtà museale nostrana e, più in generale, del sistema arte in Italia.

La legge non specifica quando un museo è da considerarsi piccolo ma semplicemente lo definisce come “una istituzione permanente, senza scopo di lucro, aperta al pubblico che acquisisce, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di studio, educazione e diletto”, come risulta dalla lettura dell’art.101 del codice dei beni culturali (d.lgs. n. 42/2004). Nondimeno, grazie ad una recente rilevazione dell’ISTAT in cui si tiene conto del numero di visitatori annui, è possibile non soltanto sapere quali sono i piccoli musei ma anche quale è la loro condizione in Italia.

L’ente statistico accerta che i sistemi museali organizzati – dove, oltre i musei, sono ricompresi anche i monumenti e i parchi archeologici – aventi meno di 1.000 visitatori compongono il 41,3% dell’offerta museale italiana, la quale per oltre il 90% si compone di musei.

Si tratta per lo più di strutture comunali (50,1%), seguite dalle organizzazioni di enti ecclesiastici (12,7%) che espongono testimonianze di carattere etnologico e antropologico del luogo in cui sono situati (19,5%) oppure collezioni riguardanti un unico soggetto o tema (12,7%). Inoltre, solo il 29% di questi musei usa i propri spazi per l’organizzazione e l’allestimento di mostre temporanee.
Dimensioni molto modeste, che hanno ripercussioni tanto a livello economico quanto a livello organizzativo.

A livello economico, nonostante l’aumento di investimenti pubblici e privati negli ultimi anni – i primi sono passati dal 32,1% nel 2015 al 41,3% nel 2017 e i secondi dal 18,5% nel 2015 al 24,1% nel 2017 – poco meno di un terzo dei musei con meno di 1.000 visitatori usufruisce di un contributo pubblico (27,4%) e ancora meno ricorre a finanziamenti privati (14,3%).
Valori bassi, se si considera che i musei con un numero di visitatori annui compresi tra i 100.000 e i 500.000 ricorre per il 60,1% a risorse pubbliche e per metà a finanziamenti privati.
A livello organizzativo, invece, l’ISTAT accerta che poco meno di un terzo piccoli musei dispone di un massimo di quattro addetti (31%), soltanto un quinto dispone di un sito web dedicato alla struttura e solo il 2,9% permette l’acquisto dei biglietti online. Per di più, secondo l’ultima rivelazione fatta dall’ente statistico, soltanto la metà di questi dispone di strumenti volti a garantire l’accessibilità degli spazi e la fruibilità delle raccolte agli utenti con disabilità.

Di conseguenza, gli investimenti che verranno effettuati non soltanto garantiranno una maggiore continuità dei servizi offerti ma costituiranno un’importante occasione di avvicinamento per i cittadini a tutte le espressioni artistiche presenti nel nostro territorio, che trovano tutela nel nostro ordinamento tra i principi fondamentali della Carta Costituzionale.

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