LODLAM: opportunità per la cultura

LODLAM è l’acronimo di Linked Open Data for Libraries, Archives and Museums. Dati liberamente accessibili online, interpretabili da una macchina e collegabili ad altri dello stesso tipo. Quando applicati a biblioteche, archivi e musei, i dati collegati trasformano il modo in cui scopriamo, analizziamo e visualizziamo informazioni culturali, scientifiche e governative. È una delle aree in più rapida crescita nello sviluppo di dati interconnessi, offrendo agli utenti nuove vie di scoperta, interazione, creazione e analisi dei contenuti del patrimonio culturale digitale.

Quando parliamo di museo digitale non parliamo solamente della digitalizzazione delle opere o degli archivi, ma bensì della disponibilità di informazioni che possano essere usate e analizzate da chiunque nel mondo, ma soprattutto di essere connesse con altre informazioni reperite da altre realtà.

Quali sono i benefici di avere queste informazioni disponibili e interconnesse?

Quali sono le prestazioni concrete di LOD che ne illustrino il valore?

Man mano che più dati saranno disponibili come LOD, sarà possibile dimostrare i vantaggi di essere in grado di effettuare ricerche in più raccolte, avere accesso tra domini, creare nuove opportunità incentrate sulla sua struttura collaborativa. Una caratteristica di LOD, che ha già incuriosito gli storici dell’arte, è la sua rappresentazione grafica che può indicare interconnessioni di tempo e luogo, ad esempio tutti gli artisti associati a un certo caffè a Parigi durante un periodo specifico. La capacità di LOD di produrre reti o connessioni grafiche può portare a nuove osservazioni e conclusioni.

Un ottimo esempio è quello di CDEC Digital Library, dove è possibile accedere a dati biografici delle persone associate alle risorse pubblicate sul portale, nonché ai dati sulle vittime della persecuzione e deportazione dall’Italia fra il 1943 e il 1945. È possibile fare ricerche sulla base dei luoghi di arresto, dei luoghi di raccolta, dei campi d’internamento e di deportazione, sugli eccidi avvenuti in Italia e sul destino finale delle vittime.

Sono sempre più le istituzioni che stanno adottando il digitale e procedendo alla digitalizzazione dei propri beni. Da un anno anche il MiBAC garantisce accesso ai suoi dati attraverso la propria piattaforma. Sembra, quindi, che i dati, ormai essenziali per lo sviluppo, la conservazione e la valorizzazione, siano integrati e Open Source.

Il problema attuale, però, è quello della vera e propria digitalizzazione ma soprattutto del linguaggio da utilizzare per rendere efficienti ed efficaci questi strumenti di ricerca. Esistono realtà che si occupano proprio dell’ontologia e di quale adottare per arrivare ad una standardizzazione per una classificazione dei dati. Yale Center for British Art ha stimato una tempo di circa due anni per riuscire a mappare oltre 50 mila oggetti. Il tempo include la mappatura, la scrittura di codice per la trasformazione dei dati e la messa in opera del TripleStore (database costruito appositamente per il salvataggio e il recupero di triple: entità di dati composte da soggetto-predicato-oggetto).

Secondo Giovanni Bruno, fondatore di Regesta.exe (società che sviluppa progetti di valorizzazione dei beni culturali e tecnologie per la comunicazione dei contenuti digitali), sono i piccoli progetti quelli che riusciranno a dare un vero e proprio utilizzo di queste banche dati e che traineranno le diverse realtà istituzionali verso la digitalizzazione. 

Normative CAD sono già istituite e danno già linee guida sul Web semantico, ma queste non prendono piede se non con piccoli progetti che trainano appunto altre realtà. Un esempio è quello della Camera dei deputati, che aggiornando il proprio database giornalmente riesce a sviluppare dossier specifici. Il punto focale è quello del riuso di questi dati, non tanto della digitalizzazione di per sé. Sono, quindi, sempre più fondamentali progetti mirati allo sviluppo di questi dati, creati ad hoc per riuscire ad arrivare a una maggiore conoscenza.

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