CSR E CROWDFUNDING RISCRIVONO IL MODO DI FARE IMPRESA

La collisione di mondi intorno a tecnologia, scienza dei dati, intelligenza artificiale, analisi delle prestazioni aziendali e impatto sociale guiderà il mondo degli investimenti culturali nel prossimo decennio. È un percorso di posizionamento quello che ha intrapreso il mondo delle aziende, una sorta di effetto moda, un trend che Angelo Rindone, CEO di Folkfunding e fondatore di Produzioni dal Basso, ha definito “effetto Greta (Thunberg)”.

È una tendenza pervasiva quella che ha interessato e sta interessando enti pubblici e privati di natura culturale e non. L’economia si sta muovendo verso piattaforme che consentono al fundraiser di raccogliere denaro al fine di raggiungere il finanziamento necessario per la realizzazione del progetto. In ambito culturale esemplare è MEET, Centro Internazionale per la Cultura Digitale finanziato nel 2018 da Fondazione Cariplo che allo scopo, ha acquistato dalla città Metropolitana di Milano 1200 metri quadrati nell’ ex spazio Oberdan a Porta Venezia. La prospettiva di crescita è alta, si prevede che la community supererà la 200mila unità in 5 anni. In questo nuovo panorama la componente umana è essenziale, si parla pertanto di Crowdeconomy (Economia di comunità) Shareconomy (Economia Collaborativa) e Match Funding (Incontro di Finanziamento).

Le azioni devono essere comunicabili, concrete e misurabili con coinvolgimento degli stakeholder, definizione degli obiettivi standard e piattaformizzazione del processo. Nascono quindi piattaforme di condivisione e di co-creazione dove la gestione dei contatti riduce le possibilità di azioni di hating come spesso accade sulle piattaforme social. Molti degli operatori che lavorano nell’ambito del crowdfunding, come Kickstarter, stanno inoltre diventando B-Corporation, una nuova forma societaria nata in America, vale a dire benefict company, un nuovo modello di business che bilancia scopi e profitti. Queste sono tenute per statuto a considerare l’impatto sui propri collaboratori, clienti, fornitori, sulla propria comunità di riferimento, nonché sull’ambiente. Anche la comunicazione sta cambiando. Le aziende stanno modificando il proprio linguaggio, tra operazioni di greenwashing e campagne pubblicitarie ad hoc per incontrare l’interesse degli stakeholder.

Altro strumento che sta sviluppando un certo interesse è il CSR, Corporate Social Responsability oppure Responsabilità Sociale d’Impresa regolata dalla direttiva del D.Lgs.n. 254/2016. Il decreto riguarda gli esercizi finanziari aventi inizio a partire dal 1˚gennaio 2017, i quali dovranno presentare unitamente al bilancio, una dichiarazione di carattere non finanziario (“DNF”). Il provvedimento produce per imprese e gruppi di grandi dimensioni l’obbligo di presentare la dichiarazione non finanziaria. Essa riguarda le informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva. La dichiarazione intende proporsi come strumento fondamentale per gestire la transizione verso un’economia globale sostenibile, coniugando redditività a lungo termine, giustizia sociale e protezione dell’ambiente.

Il motivo di tale cambiamento ha ragioni strutturali, a tal proposito fanno riflettere le parole di Larry Fink, CEO di Black Rock, la più grande società di investimento al mondo con sede a New York gestisce un patrimonio totale di oltre 6000 miliardi di $ (dicembre 2017).

 “Il profitto non sia l’unico scopo” ha affermato il numero uno della società di investimento e ancora: “Se volete conservare il nostro appoggio dovete dare un contributo positivo alla società”. Nelle sue due ultime lettere annuali ai vertici delle società partecipante il numero uno di Black Rock ha lanciato un messaggio chiaro al mercato: “Lo scopo è la ragione d’essere fondamentale in un’azienda, ciò che essa fa ogni giorno per creare valore per i suoi portatori d’interesse. Lo scopo non è solo la ricerca del profitto, bensì la forza propulsiva per ottenerlo”.

Un cambiamento che sta interessando anche il nostro paese. Carlo Messina, CEO e consigliere delegato del più grande gruppo bancario italiano, Banca Intesa San Paolo, ha dichiarato: “Il nostro impegno sociale risponde a una chiamata morale, ma anche economica. Ormai fra gli investitori internazionali è una richiesta esplicita e diffusa”.

Il cambiamento in termini macroeconomici sta nella misurabilità di tale impatto. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile o SDG (Sustainable Development Goals) dell’Agenda 20/30 stabiliti dalll’ Organizzazione delle Nazioni Unite sono le metriche di riferimento. Interessante l’iniziativa del 2018 promossa dalla Fondazione Penny Guggenheim in collaborazione con ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che ha legato una selezione di opere agli obiettivi.

L’innovazione sociale basata su strategie volte a soddisfare lo sviluppo economico, civile e culturale è dunque alla base di un trend che si consoliderà nei prossimi anni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...