Nuovi modelli di distribuzione culturale

L’utente medio italiano sembra essere ancora restio ad usufruire dei servizi digitali per il turismo. La ragione? Principalmente la mancanza di fiducia verso un sistema percepito come troppo impersonale. Inoltreun’interfaccia poco user-friendly per chi non è nativo digitale non aiuta a vincere la resistenza verso  l’online. Anche le istituzioni sono restie ad abbracciare la digitalizzazione dei loro servizi. Quando arrivano a offrire una biglietteria online, lo fanno appoggiandosi a siti specializzati esterni. Tale scelta finisce col complicare l’acquisto per il cliente finale, unito al rischio che l’immagine dell’evento perda di valore venendo associata a manifestazioni di minore levatura. Ci sono poi decenni di abitudini e pratiche da sradicare. Uno di questi, per esempio, è il basare parte degli stipendi sul numero effettivo di biglietti cartacei staccati, come succede a Parigi per la Tour Eiffel.

Questo ha portato al terzo e ultimo punto. Si è resa infatti necessaria un’azione diretta da parte dei policy maker del settore per facilitare gli scambi tra i diversi attori, oltre a migliorare l’approccio al pubblico tramite una maggiore qualità dei servizi offerti.

In linea con questi trend, attualmente, si stanno creando tre grandi modelli per la distribuzione e l’accesso ai beni culturali: uno specifico per i musei, uno per il turismo esperienziale, uno per gli eventi. 

Il primo modello riferisce a uno standard complesso, a cui tutto il settore dovrebbe tendere, ma non ancora raggiunto dal sistema attuale. È composto da un lato dalla parte istituzionale vera e propria, cui sono connesse attività basilari come la gestione dei tornelli; dall’altro dalla rete di tutte le realtà che si occupano di fornire servizi legati al turismo sul territorio. 

Purtroppo attualmente manca ancora una figura specializzata che si occupi di collegare le due parti, in un vero sistema business-to-business.

Un sistema maggiormente integrato consentirebbe di evitare fenomeni per cui il medesimo biglietto museale viene venduto a prezzi diversi a seconda dei canali.  Musement già garantisce la trasparenza e l’uniformità nel suo ruolo di mediatore tra l’istituzione e i canali terzi, accordando un prezzo del biglietto direttamente con il museo e poi monitorando eventuali altri canali di vendita online.

Il secondo modello riguarda, soprattutto, il cosiddetto museo diffuso e l’idea del turismo di rete su un determinato territorio, spesso fuori dai tradizionali itinerari turistici. Passando da una macro area di grande interesse e impatto culturale, si ha l’obiettivo di spostare i flussi turistici verso luoghi meno conosciuti ma altrettanto interessanti, andando a creare dei veri e propri percorsi culturali, naturali, ed eno-gastronomici per soddisfare l’esigenza del turista di un’esperienza a 360 gradiPer esempio, è la base per il progetto Trame di Musement, volto a creare un turismo più diffuso e legato al territorio.

Il terzo modello riferisce invece al sistema dei festival e degli eventi sportivi, i quali presentano sempre più contaminazioni con altre aree culturali. Questo porta le nuove piattaforme digitali come Musement a costruire percorsi specifici per spingerla chi visita un’area per un singolo evento a scoprirla oltre l’evento stesso. Così un festival musicale diventa l’occasione per assaporare le delizie gastronomiche del posto. 

Purtroppo, si tratta di modelli che come già accennato, sono ancora lontani dall’essere perfettamente applicati nella realtà. Tuttavia l’esperienza di Musement sembra essere un passo avanti. Con la sua un’interfaccia trasparente e semplice da usare, speciali accordi con le istituzioni per avvicinarle al digital  e garantire l’uniformità dei prezzi attraverso tutti i numerosi canali di distribuzione potrebbe essere la soluzione per vincere l’ostilità verso l’online e rendere una rete oggi ancora ingarbugliata finalmente navigabile da tutti. 

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