IL DIGITALE PER L’ACCESSIBILITÀ E LA FRUIZIONE DEI MUSEI: ASPETTATIVE E REALTÀ

L’Osservatorio sull’Innovazione Digitale del Politecnico di Milano ha recentemente prodotto un report sulla situazione dei circa 5mila musei italiani censiti dall’ISTAT, relativamente al grado e alle modalità di “digitalizzazione” delle loro attività e dei contenuti offerti.

L’analisi rileva alcune importanti tendenze in crescita: per esempio, il 17% delle istituzioni ha già sviluppato una propria App, mentre il 62% dichiara di volerlo fare; il 16% sta sperimentando la Realtà Virtuale, il 12% la Realtà Aumentata e il 10% il Gaming. Nei prossimi 3 anni, risulta inoltre che i luoghi di cultura vogliano dedicare ulteriori investimenti per il 50% alla Realtà Aumentata e per il 47% alla Realtà Virtuale.

Questi dati sono utili a descrivere in parte la direzione intrapresa da alcuni musei italiani, ma non sono sufficienti a definire il quadro completo e a contestualizzarlo rispetto alle più ampie potenzialità introdotte dalle tecnologie. La situazione, in questo caso, si complica.

Van Gogh Experience, Teatro Margherita di Bari (© la Repubblica)

Infatti, l’“ecosistema digitale” nel quale siamo ormai abituati a muoverci ha generato, in ognuno di noi, abitudini e aspettative sulla facilità di accesso a qualsivoglia tipologia di bene e sulle possibili modalità di fruizione.

Ma le istituzioni del mondo museale si sono davvero attrezzate per essere al passo con i tempi? Il loro sviluppo digitale (sia nella gestione dei processi organizzativi, sia nella valorizzazione dei contenuti) è adeguato rispetto alle attese del pubblico?

Confrontando le aspettative degli utenti con l’effettiva offerta museale italiana, purtroppo, emergono alcuni importanti gap da colmare.

Mentre l’85% delle persone dichiara di svolgere ricerche su internet per organizzare le proprie esperienze di turismo culturale, solo il 47% dei luoghi della cultura è provvisto di un sito web dedicato. Di questi, poi, solo il 43% ne è proprietario, mentre negli altri casi si tratta semplicemente di pagine descrittive contenute all’interno di siti di terzi – come ad esempio quello del Comune di appartenenza – più difficili da reperire e prive di buoni servizi online.

E ancora, sebbene sia noto che, oggi, si acceda a internet sempre più frequentemente tramite smartphone invece che da computer o tablet, solo il 52% dei questi siti web è “mobile friendly”. Il design di tutti gli altri, invece, è ancora tarato sulle dimensioni di schermi più grandi.

Altro giro, altro paradosso: il 52% degli utenti afferma che, nel pianificare le proprie attività culturali, preferisce procedere attraverso la prenotazione su internet. Eppure, solo il 20% delle strutture è attrezzato per consentire l’online ticketing.

(© Musei Vaticani)

Quali sono, allora, i principali elementi che limitano la crescita digitale dei nostri luoghi di cultura?

Il Direttore del Polo del 900 di Torino, Alessandro Bollo, ne ha individuati almeno tre: «Anzitutto, alla strategia generale di medio termine di ciascun museo dovrebbe accompagnarsi anche una “digital strategy” parallela, in cui vengano definiti azioni, risorse e obiettivi relativi alla digitalizzazione di processi e contenuti. Manca, però, al 76% dei musei italiani».

Il secondo fattore è rappresentato dalla disponibilità economica da destinare all’innovazione tecnologica, ma, ha commentato il direttore Bollo, «Il 65% dei musei ha dedicato meno del 10% del budget investimenti al digitale».

Il terzo elemento risiede nella mancanza di tempo e di competenze dello staff. Come ha spiegato il Direttore, infatti, «Il 64% delle istituzioni museali italiane non può contare su figure professionali al proprio interno in grado di gestire il passaggio al digitale, sebbene questa sia la direzione che sarà inevitabile intraprendere».

Alessandro Bollo, Direttore Polo del 900 (© Enrica Ferrero)

Una sintesi molto chiara delle principali opportunità che la digitalizzazione può offrire in ambito culturale è stata pubblicata dalla Tate, che tra gli obiettivi e i valori del proprio lavoro “digital” annovera i seguenti: incrementare la comprensione dell’arte e il suo godimento; stimolare riflessioni e invitare le persone alla partecipazione; promuovere il programma della Galleria con una più ampia diffusione e con una maggiore efficienza; fornire al pubblico un facile accesso alle informazioni; offrire una sintetica presentazione dei contenuti ma permettere anche l’approfondimento verticale di quelli di specifico interesse; incoraggiare all’acquisto di prodotti o al supporto della Galleria tramite donazione, grazie alla semplificazione delle procedure online; presentare un’interfaccia elegante e funzionale, che sia facilmente raggiungibile dal device mobile dei visitatori; minimizzare ogni tipo di ostacolo che l’utente potrebbe incontrare nel rapportarsi con i servizi e i contenuti della Galleria.

Si tratta di un approccio “friendly” e inclusivo che, anche in Italia, l’audience dei musei si aspetta di poter trovare.
La sfida è non lasciare che tali aspettative rimangano inascoltate.

MORI Building Digital Art Museum (© AD)

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