LE TECNOLOGIE 3D A SERVIZIO DELL’ARTE

Nel mese di ottobre 2019 abbiamo assistito ad una delle scoperte più rilevanti degli ultimi tempi. Nella Valle dei Re in Egitto sono stati rinvenuti venti sarcofagi di legno sigillati. La regione egizia è da tempo oggetto di attenzione per quanto riguarda la salvaguardia dei siti archeologici e la risoluzione del problema del turismo di massa.

Una delle fondazioni che si è occupata di rispondere a queste esigenze è la Factum Foundation for Digital Technology in Conservation, un’organizzazione no profit fondata nel 2009 a Madrid che collabora con la consociata Factum Arte: un seminario multidisciplinare a Madrid dedicato alla mediazione digitale nell’arte contemporanea e alla produzione di facsimili. La Fondazione è stata istituita per dimostrare l’importanza di documentare, monitorare, studiare, ricreare e diffondere il patrimonio culturale mondiale attraverso lo sviluppo rigoroso di tecniche di registrazione e ri-materializzazione ad alta risoluzione. L’obiettivo primario della Factum Foundation è garantire che le generazioni future possano ereditare il passato in una condizione in cui possa essere studiato in profondità e coinvolto emotivamente.

©Factum Foundation

Uno dei lavori più significativi effettuati dalla fondazione è il rilevamento e riproduzione della tomba di Tutankhamum nella Valle dei Re, Luxor, Egitto. Questo progetto ha permesso di poter documentare e procedere al monitoraggio e alla conservazione di alcuni dei luoghi più antichi e ricchi di storia. Attraverso la digitalizzazione è stato possibile riprodurre nel 2012, un facsimile fisico della camera funeraria di Tutankhamon che poi è stato consegnato al popolo egiziano. Nel 2014, il facsimile è stato installato in un edificio sotterraneo progettato dal Tarek Waly Centre for Architecture & Heritage accanto a Carter’s House all’ingresso della Valle dei Re.

La camera funeraria di Tutankhamon e la mostra associata sono aperte al pubblico dal 2014, consentendo così di far fronte al problema del turismo di massa che vedeva protagonista il sito della tomba originale. Inoltre nel 2016 è iniziata la registrazione completa della tomba di Seti I e dei frammenti di muro dipinti e altri oggetti rimossi dalla tomba presenti in alcuni musei quali, il British Museum, il Musée du Louvre di Parigi, i Musei di Archeologia a Firenze e Bologna.

La Fondazione adotta un sistema di rilevamento e di digitalizzazione delle opere composto in quattro fasi: input (recording), ovvero la raccolta delle informazioni attraverso gli strumenti; digital processing ovvero la trasformazione delle informazioni attraverso software; output (reproduction) ovvero la riproduzione delle opere e infine physical processing cioè la possibilità di vedere l’opera in mostra.  Di fondamentale importanza è la prima fase, ovvero quella di rilevazione delle informazioni. A questo scopo si hanno a disposizione strumenti diversi in base all’opera che si desidera rilevare. Le tipologie di acquisizione 3D sono tre: scanner 3D a medio-lungo raggio che utilizza la tecnica di telerilevamento LiDAR – Laser Imaging Detection and Ranging. Questi scanner vengono utilizzati per registrare la forma generale di oggetti e superfici di grandi dimensioni per ottenere informazioni metrologiche accurate, ad esempio il modello usato da Factum è il FARO Focus 3D X 330. Poi c’è lo scanner 3D a corto raggio, che viene utilizzato a distanza ravvicinata (più di otto centimetri e meno di un metro di distanza dall’opera) per registrare la forma e la superficie degli oggetti in modo dettagliato (una distanza di registrazione ridotta è generalmente associata a una risoluzione più elevata); esempi sono Nub3D SIDIO Scanner, Breuckmann Smart Scan 3D e Lucida 3D Scanner. Infine la fotogrammetria, che è un sistema attraverso il quale l’oggetto viene fotografato da più angolazioni per cercare di estrarre delle informazioni tridimensionali a partire da immagini bidimensionali attraverso l’utilizzo di software appositi. Questi ultimi rilevano la posizione della telecamera e tracciano le informazioni nello spazio 3D.

Attraverso le rilevazioni e la loro digitalizzazione è stato possibile fornire un nuova modalità di conservazione e di fruizione alternativa. Infatti, il digitale è utile sotto vari aspetti. Si parla di digital for cultural heritage e  di digital as cultural heritage a seconda se il digitale è applicato per la creazione di contenuti o per il supporto del patrimonio artistico e creazione di copie che “sostituiscono” l’originale. L’esposizione di facsimili, però, può essere considerato alla stregua dell’opera originale? La fruizione della “copia”, le emozioni che suscita sono le stesse che susciterebbe l’originale? E soprattutto, quanto si è disposti a pagare per vedere la copia di un’opera?

Il prezzo del biglietto per visitare la copia della tomba di Tutankhamum è lo stesso di quello per visitare la tomba originale. Ci si chiede se sia giusto, ma considerando il tempo e il lavoro che c’è dietro il rilevamento, il processo di digitalizzazione e di ri-creazione, non resta alcun dubbio.

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