La sfida della blockchain nel mercato dell’arte

Nel mercato dell’arte l’autenticità di un’opera ha sempre rappresentato un problema di non facile soluzione. In questo senso, la tecnologia della blockchain trova spazio in un mondo da sempre contraddistinto da opacità dei dati, quale possibile strumento di risoluzione di problematiche sulla provenienza e la mancanza di trasparenza delle informazioni.

Quando la blockchain è sbarcata in Italia, Bernabò Visconti di Modrone, fondatore e CEO di Artshell, ne è stato da subito uno dei principali sostenitori. “All’inizio abbiamo provato a fare un progetto soffermandoci sul tema dell’autenticità: ho un’opera, grazie alla blockchain posso generare un’autentica digitale che mi garantisce di non perderla e di non associarla ad un’altra opera e mi permette di fare un censimento, perché ogni opera ha un’autentica. L’idea era partire dal mondo dell’arte contemporanea e poi fare un censimento su moderna e antica.” Nel mondo dell’arte si è cominciato ad utilizzare le catene di blockchain come database elettronici certificati che contengono le informazioni sulle opere. La blockchain è un sistema di immagazzinamento di informazioni, un fascicolo distribuito che permette di annotare le transazioni in maniera verificabile e permanente. Le informazioni riportate non vengono iscritte da un solo soggetto autorizzato che detiene l’autorità centrale, quanto piuttosto da una rete di persone che insieme svolgono il lavoro di uno. Ogni elemento della rete è un nodo, ogni nodo monitora, valida e registra ciascuna transazione, verificando che sia avvenuta nel modo corretto. Quando una richiesta viene validata, viene poi inserita in una catena di blocchi, una lunga sequenza di certificazione cronologicamente ordinata e dal quel momento non diventa più possibile modificarla.

©Enterpreuner.com

Il vantaggio principale è che un sistema decentralizzato è più flessibile, più veloce e più affidabile, perché quando una transazione deve essere autenticata, il fatto che sia stata controllata e garantita da più persone la rende più sicura. Soprattutto, una delle caratteristiche applicabili al mondo dell’arte è che tale soluzione sia anonima; ciò che terrorizza di più il mercato oggi, infatti, è che la tecnologia possa violare l’anonimato. Un’operazione del genere, oltre che funzionale, poteva presentare anche un vantaggio nel supporto alla logistica e alle assicurazioni, ad esempio nei contratti sulle opere, perché nel momento in cui si ha l’autentica digitale sul valore di un’opera si può ottenere un’assicurazione senza aspettare le stime. Il problema più grande che si è affacciato fin da subito, però, è che non tutti possono dichiarare l’autenticità di un’opera: il sistema americano aveva lanciato un modello di certificazione tale per cui tutti (compresi i collezionisti) avevano il potere di certificare un’opera d’arte. Celebre il caso di Terence Eden, che aveva certificato come autentica la Gioconda fingendosene l’autore: il sistema aveva autenticato la richiesta e validato la paternità di Eden, generando un’immediata crisi nel mondo della blockchain. Chi ha legalmente il potere di garantire l’autenticità di un’opera è l’artista, che dovrebbe quindi utilizzare questa tecnologia e strutturarsi per emettere le autentiche digitali.

I vantaggi di tale soluzione erano evidenti: fonte di garanzia per le transazioni d’arte; supporto alla logistica degli archivi; formazione di un grande catalogo ragionato. Dopo un iniziale entusiasmo, la risposta del mercato dell’arte è stata, tuttavia, negativa: il motivo alla base del rifiuto non è stata una critica alla tecnologia, ritenuta comunque adatta, quanto una difficoltà pratica nell’approccio ad essa, unitamente ad un fattore generazionale. Come confermato da Visconti, “la tecnologia funziona, ma il mercato non è ancora pronto per accoglierla ed utilizzarla. La grande intuizione di costruire un catalogo ragionato digitale e di produrre l’autentica digitale delle opere per il momento non funziona. Prima o poi la tecnologia sarà pronta per questo mercato, quando questo si strutturerà meglio”.

©ArtsLife

La blockchain è solitamente utilizzata in transazioni finanziarie, in cui operatori esperti, formati, usano il meglio di questa tecnologia; se applicata al mondo dell’arte, però, il pubblico non è ancora in grado di percepirla. Il problema tecnologico sembra, tuttavia, in secondo piano rispetto al fattore psicologico: l’idea è che si stia tornando ad un’autorità centrale, lasciando da parte un tipo di database distribuito come descritto in precedenza. Questo perché la presenza di un’autorità centrale, che detiene tutte le informazioni, ed è dunque in grado di modificarle in ogni momento, dà comunque più fiducia, per quanto meno affidabile.

Dalle parole di Bernabò Visconti si evince una lucida speranza nei confronti della generazione successiva a quella cui è affidato, al momento, il mercato dell’arte; una generazione che sarà capace di cogliere le sfide e le opportunità di una tecnologia che porterà, senza dubbio, il sistema dell’arte vicino al livello di strutturazione cui ha sempre aspirato.

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