La tecnologia nella gestione museale: il progetto WeACT³

L’immaginario comune definisce un museo “digitale” se utilizza delle tecnologie a supporto della valorizzazione del patrimonio culturale. Si fa riferimento, dunque, a strumenti come totem multimediali, realtà aumentata e virtuale, chatbot (software per simulare una conversazione con un essere umano), beacon (trasmettitori radio che usano la tecnologia bluetooth per monitorare la presenza di dispositivi mobili e dialogare con essi), siti web e social media che permettono di migliorare la comunicazione, la fruizione e il coinvolgimento del pubblico. Tecnicamente, queste sono le caratteristiche di un’istituzione che crea contenuti digitali e nettamente diversa dal concetto di museo digitale, il quale impiega la tecnologia all’interno dell’intera organizzazione, come ad esempio per gestire e catalogare le collezioni; per tutelare le opere e la sede espositiva; per l’organizzazione del lavoro; per la sicurezza antropica e il controllo degli accessi.

Il MiBACT e i musei italiani scontano un ritardo di almeno dieci anni nell’utilizzo della tecnologia applicata alla gestione museale rispetto a quello che accade nel resto del mondo, ma recentemente la situazione sembra essere cambiata. Il museo digitale è diventato, infatti, priorità del ministero come dimostra la definizione del “Piano triennale per la digitalizzazione e l’innovazione dei musei” (D.M. 19 luglio 2019) nato per fornire un quadro di riferimento organico, affidabile e condiviso nell’adozione di strumenti e processi digitali nella gestione interna dei musei. Dunque, le aziende che producono strumenti digitali cosa potrebbero offrire ai musei per migliorare la loro gestione? A questa domanda ha provato a rispondere il progetto “WeACT³ – Agire insieme. La Tecnologia per Arte, Cultura, Turismo, Territorio” nato da un’idea del Comitato “Innovazione e Cultura” dell’Associazione Civita e realizzato con le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma grazie al ruolo fondamentale di Giovanna Castelli, direttrice dell’Associazione, e di Flaminia Gennari Santori, direttrice delle Gallerie Nazionali, per tentare di creare un nuovo rapporto sinergico tra pubblico e privato.

L’iniziativa, che si è svolta tra il 2016 e il 2019, ha permesso di migliorare la gestione delle Gallerie Nazionali tramite la messa a sistema di soluzioni tecnologiche realizzate da un gruppo di imprese ed enti affiliati all’Associazione Civita, capofila di progetto, quali Avvenia, Consorzio Glossa, DM Cultura, Enea, Ericsson, Gruppo DAB, Logotel, Mastercard, Oracle, Vodafone e Wind Tre. Dopo la prima fase progettuale, in cui le aziende hanno messo a disposizione le loro competenze al servizio delle esigenze delle Gallerie, nell’ottobre del 2017 è avvenuta la firma dei contratti di sponsorizzazione. In un anno, ogni azienda ha realizzato il proprio servizio, volto a migliorare la gestione museale, che è stato fornito gratuitamente alle sedi di Palazzo Barberini e Galleria Corsini. Dopo sei mesi di prova, le gallerie hanno avuto la facoltà di decidere se continuare a utilizzare il prodotto, stipulando un contratto vero e proprio.

WeACT3, terminato a giugno 2019, ha coinvolto più di 100 professionisti fra imprese e personale delle gallerie e il valore economico complessivo dei servizi offerti dalle aziende è stato pari a 526.000 euro. Gli interventi realizzati sono: installazione di sensori per la misurazione di temperatura, CO2, Lux e conteggio persone (realizzata da Avvenia e Ericsson); organizzazione di un hackathon, un particolare evento durato tre settimane in cui esperti di diversi settori dell’informatica, giovani e umanisti hanno ideato e presentato le loro idee progettuali sul “museo del futuro” (Ericsson); realizzazione di una piattaforma software per la gestione e il controllo dei sistemi di sicurezza in correlazione con i sistemi di monitoraggio ambientale presenti in alcune aree museali (Gruppo DAB); realizzazione di una guida digitale della Galleria Corsini e di una piattaforma di gestione interna delle collezioni (Consorzio Glossa); ideazione del servizio di mobile ticketing (Vodafone – Wind Tre); attuazione del pagamento digitale tramite POS (Mastercard); ricostruzioni 2D e 3D (Enea); social media engagement, email marketing e data analytics (DM Cultura – Oracle); sito web e comunicazione (Logotel). Come dichiara Alessandro Cosma, responsabile del museo digitale di Palazzo Barberini, “L’esperienza di WeACT3 è stata un successo. L’incontro con le aziende ci ha permesso di acquisire maggiori competenze per dialogare con le imprese digitali e comunicare al meglio le nostre necessità per migliorare la gestione interna delle Gallerie”.

Dopo questa esperienza, il museo ha deciso di proseguire i contratti con il Consorzio Glossa per la piattaforma di gestione delle collezioni e l’app per la fruizione della Galleria Corsini, con Logotel per la realizzazione di alcune campagne pubblicitarie e con l’Associazione Civita con cui sono stati avviati una serie di altri progetti di valorizzazione e conservazione.

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