Crowdfunding: La comunità a supporto dei progetti culturali

<< Vale sempre la pena di credere nelle proprie idee e avere il coraggio di realizzarle >> è questo il messaggio che lancia Angelo Rindone, fondatore nel 2004 di <<Produzioni dal Basso>>, la prima piattaforma italiana di crowdfunding, termine inglese che sta a indicare attraverso la raccolta, da parte di gruppi numerosi di persone, di fondi e finanziamenti destinati a specifici progetti, compresi quelli che vanno dall’arte ai beni culturali. 

Rindone è testimone di come la perseveranza e il coraggio siano ingredienti fondamentali per il successo di un progetto visionario ma vincente. I numeri parlano chiaro in riferimento al successo della piattaforma ideata: gli utenti registrati sono 200 mila, i progetti finanziati più di 3500 e i fondi raccolti sono pari a 8,5 milioni di euro.

Il crowdfunding è uno strumento economico-finanziario, sul quale si basano oggi ormai cospicue piattaforme digitali, che permette di sostenere e di partecipare a iniziative imprenditoriali. Approdato in Italia nel 2015, oggi assistiamo alla sua crescita esponenziale in tutti i contesti perché segue un processo di semplificazione one to one tra persone, che  salta delle barriere, attraverso degli applicativi in termini di digitalizzazione o reintermediazione. 

Il termine crowdfunding è stato coniato nel 2008 ed si è diffuso nel 2013 in seguito all’ingresso della normativa italiana sull’equity crowdfunding. Da quel momento circa 7 miliardi di dollari sono circolati attraverso le piattaforme del mondo e si è assistito a una crescita dell’80% nel mercato italiano. 

Il crowdfunding si esplica in diverse tipologie rispetto al tipo di interazione: donation, reward (che contano la maggior parte delle piattaforme in ambito culturale), lending, equity, royalty. In generale modalità <<all or nothing>> per il quale viene prefissato un budget da raggiungere, senza il quale non si porta avanti il progetto, e <<keep all>> che al contrario non pone un limite di raccolta economica ed è spesso utilizzato nei progetti culturali. 

ll crowdfunding in Italia è caratterizzato da una costante crescita dei volumi raccolti con particolare enfasi nel 2018.  Va distinto dal crowdsourcing, ovvero la messa insieme di soggetti con varie competenze che insieme fanno crescere e nascere un prodotto. 

Nel crowdfunding c’è un emittente che lancia un progetto e le persone non sono più in attesa che il prodotto venga creato, ma sono a disposizione finanziandolo perché l’iniziativa nasca. 

L’innovazione non sta tanto nel fatto che puoi donare/finanziare online, ma nella modalità di comunicazione, dunque l’innovazione è linguistica. Il cambiamento sta nella capacità di raccontare l’idea con un linguaggio più emotivo e vicino alle persone senza essere progettuale. Spesso il fallimento dei progetti di crowdfunding è dovuto proprio a un errore di comunicazione. È possibile capire fin da subito se avrà successo una campagna di crowdfunding, se ottiene nella prima fase di lancio una validazione della prima cerchia, nell’arco di tempo di una settimana, che coinvolge la partecipazione del 30% di persone.

Emerge un processo che riguarda l’arte che è la così detta ‘‘Coda Lunga’’, un’economia che ha posto il problema delle nicchie. L’espressione è stata coniata da Chris Anderson in un articolo dell’ottobre 2004 su Wired per descrivere un modello economico e commerciale nel quale i ricavi vengono ottenuti non solo con la vendita di molte unità di pochi oggetti (i best seller), ma anche vendendo pochissime unità di tantissimi oggetti diversi. 

È una conseguenza della dematerializzazione, fenomeno che riguarda arte e cultura come ad esempio è accaduto nella discografia. Un progetto di una campagna culturale per una buona riuscita deve essere istituzionale/pubblico o verticale senza essere elitario, deve portare vantaggi economici o sociali e deve essere autentico e disintermediato. Assistiamo ad oggi alla nascita di piattaforme culturali e solo per accennarne alcune che stanno crescendo possiamo citare “Innamorati della cultura” e “Musicraiser”.

Le piattaforme dedicate all’arte spesso, però, hanno fallito: emblematici sono le esperienze ad esempio dell’artista Jago, che aveva il sogno di realizzare un’opera collettiva confidando nel fatto di avere una buona presenza sui social e in generale una sua community solida, oppure della piattaforma BeArt che si proponeva di sostenere progetti culturali. Tutte queste esperienze, però, hanno lasciato un’importante lezione di cui bisogna tenere conto soprattutto in ambito culturale: per ottenere successo è necessario che non si faccia crowdfunding per un progetto autocelebrativo. Le comunità sono disposte a sostenere i progetti solo se c’è un ritorno in termini di valore, devono avere un’incidenza sul territorio perché si tratta di una economia win-win, in cui tutti gli attori devono ricevere un vantaggio.

Francesca Lauri e Cecilia Gaburro

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