Grande successo di Joan Mirò alla Fondazione Maeght

C’è tempo ancora fino al 17 novembre per vedere la mostra temporanea intitolata “Joan Mirò. Au-delà de la peinture” che si è aperta il 29 giugno presso la Fondazione Maeght. Prima fondazione privata in Francia, fondata nel 1964 da Marguerite e Aimè Maeght; situata sulle colline di Saint-Paul de Vence in Costa Azzurra. E’ ancora in corso la raccolta fondi per il progetto di restauro del suo labirinto.

La mostra, curata da Rosa Maria Malet, direttrice storica della Fondazione Mirò di Barcellona, si concentra sul suo eccezionale lavoro grafico, aspetto essenziale dell’artista nato nel 1893 e scomparso nel 1983 a Palma di Maiorca. Circa 200 opere, che comprendono litografie, manifesti, prove d’artista e libri rari accomunati dalla grande libertà di pensiero, dalla volontà di sperimentare e sfruttare le tecniche di stampa. “L’azione diretta dell’artista sulla lastra di rame o di pietra, il momento magico di vedere come i segni che aveva fatto sono stati trasferiti sulla carta, il desiderio di ottenere una sorta di vibrazione con gli inchiostri. Tutte le possibilità offerte dalla stampa e dalla litografia erano una sfida per Miró. Questo interesse attivo, che durò fino alla fine della sua vita, fu la fonte di una produzione notevole, in termini non solo di quantità ma soprattutto di qualità”, afferma Rosa Maria Malet. Affluenza di circa 600 visitatori al giorno, risultato assai positivo per la Fondazione.

Mentre è in corso la sua personale, si sta pensando al restauro delle opere che fanno già parte del percorso permanente. Mirò si era messo in armonia con l’ambiente circostante della Fondazione Maeght, tanto da aver creato un percorso d’opere d’arte che sfrutta il giardino, spazio unico, conosciuto da tutti come: il labirinto di Mirò.  “Una scultura dovrebbe essere eretta all’aperto, in mezzo alla natura”, dichiarò Mirò.  20 opere di ceramiche, ferro,  marmo, bronzo, a 50 anni dalla loro creazione, necessitano di una ristrutturazione e la Société des Amis della fondazione ha deciso di organizzare una raccolta fondi proprio quest’anno per finanziare 14 delle opere presenti nel labirinto.

Anny Courtade, presidentessa della Société des Amis, dichiara che quest’ultima è stata creata, nel 1966, per “contribuire all’influenza culturale della fondazione e all’arricchimento della sua collezione. Attualmente vi sono 600 membri di tutte le nazionalità”. 

Eventi, concerti, serate, giornate culturali e visite guidate vengono messi in programma per i membri. La missione della fondazione è quella di ricevere, acquistare, restaurare, conservare ed esporre al pubblico le opere d’arte. Gestita da un consiglio di amministrazione, costituito da 11 membri; presieduto, da dopo la morte del fondatore, dal figlio Adrien. La fondazione deve trovare finanziamenti: può ricevere delle donazioni sia da parte di società che da privati cittadini, in particolare attraverso il pagamento dell’ ISF, l’imposta sul patrimonio. 

La Fondazione Maeght, luogo completamente ideato e finanziato dalla coppia Maeght, appassionati editori e mercanti d’arte, che si sono ispirati ai modelli dei musei americani; conta più di 150.000 visitatori l’anno ed è il secondo museo più visitato in Francia; nonché primo luogo della nazione francese destinato ad accogliere e a mettere in mostra l’arte in tutte le sue forme, l’art vivant, l’arte dei contemporanei. Per gli artisti non è stato solo uno spazio espositivo ma anche di creazione, come appunto per Mirò.  “Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”: così il poeta Jacques Prévert descriveva Joan Mirò.

Arte contestualizzata in un territorio con una collezione adeguata alla fruizione.L’architetto della Fondazione, Josè Luis Sert, progettò precedentemente la Fondazione Pilar e Joan Mirò a Palma di Maiorca, luogo voluto dall’artista. Mirò, nel 1956 disse “Non potrei vivere in un posto da dove non si vede il mare”. Aimè Maeght rimase colpito dalla bellezza del luogo e dall’aspetto funzionale dell’edificio. Sert disse: “La nostra arte non deve rispettare altri limiti se non quelli naturali, geografici e divini.”Si tratta infatti di un museo letteralmente immerso nella natura, ci si immerge in un canto di cicale e profumi del mediterraneo. 

Sono stati scelti materiali semplici, i grandi impluvi che sormontano la costruzione, servono anche a raccogliere l’acqua piovana.Primo edificio in Francia ad ottenere la certificazione HQE (alta qualità ambientale); il progetto ha tenuto conto delle peculiarità del clima ed è attento alla gestione dell’energia. 

Tutte le opere presenti nella Fondazione, acquistate o donate, fanno parte del patrimonio della fondazione e sono quindi inalienabili, così come l’edificio e il terreno su cui si trova. Attualmente è presente e mostrato nelle sale della Fondazione il modellino del  progetto di estensione, che era già stato ideato da J. Luis Sert.

In copertina: opere grafiche di J. Mirò

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