Open House Italia: prima edizione a Napoli

Il 26 e il 27 ottobre 2019 Napoli inaugurerà la prima edizione di Open House, festival urbano ideato per avvicinare i cittadini all’architettura della propria città. Dopo Roma, Milano e Torino si tratta della quarta adesione in Italia ad una rete internazionale che ormai conta più di 40 città in tutto il mondo.

Open House Italia: Napoli, Roma, Milano e Torino

Nata nel 1992 a Londra dall’idea dell’architetto Victoria Thornton “per far capire come sia importante guardare una città attraverso la sua architettura, e stimolare una conversazione su di essa”, Open House rende accessibili per un intero weekend edifici e palazzi di elevata qualità architettonica solitamente chiusi al pubblico. Le parole chiave scelte per descrivere l’iniziativa esprimono in maniera chiara la sua mission: esperienza, dialogo, responsabilizzazione, sostegno, legando l’architettura al territorio e a chi lo vive in prima persona.

Aiutare la comprensione dell’architettura al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori attraverso l’esperienza diretta, accompagnandola con spiegazioni di esperti e volontari, si è rivelata una proposta di successo che in poco più di trent’anni ha creato un network di dimensione globale.

La seconda città ad aderire in ordine di tempo e fare così di Open House un programma replicabile è stata New York nel 2001. Nonostante l’attentato dell’11 settembre e il forte clima di insicurezza di quei giorni l’iniziativa si è svolta ugualmente, con l’idea di dare un segnale di apertura e accessibilità in un momento in cui l’intera città si andava chiudendo con rigide misure di sicurezza.

Le regole da rispettare per essere selezionati mirano a non snaturare le caratteristiche del progetto: l’evento, con scopo conoscitivo ed educativo, si svolge una volta l’anno durante un weekend e deve essere gratuito per tutti i visitatori. Le giornate sono organizzate da una associazione no-profit locale che ha architetti al suo interno e sono gestite attraverso volontari formati.

“L’idea di lanciare un appuntamento partenopeo è nata frequentando Open House Roma e collaborando in occasione del Forum per la città sostenibile Urbanitas nel 2017” racconta la co-direttrice di Open House Napoli Alessandra Thomas. Insieme al direttore Stefano Fedele è stata parte del gruppo che ha presentato la candidatura, collaborando con architetti, antropologi, sociologi e comunicatori “per avere sulla città uno sguardo più complesso”.

La prima edizione prevede l’apertura di una ottantina di siti, tra cui spazi di rigenerazione urbana e recupero dove edifici storici convivono con usi contemporanei, in un processo di continua stratificazione ed arricchimento. Nel rione Sanità, ad esempio, l’associazione VerginiSanità gestisce l’acquedotto Augusteo del Serino con attività che mettono in dialogo archeologia ed arte contemporanea; un altro luogo ricco di commistioni è il Vivaio Calvanese, storica realtà prospicente l’Orto botanico, all’interno del quale c’è la casa in cui Eduardo di Filippo scriveva le sue commedie e dove adesso l’artista Antonella Raio ha il suo atelier. Il rapporto tra arte e architettura è ancora più stretto nel caso del Madre, Museo D’arte Contemporanea Donnaregina, che organizza per l’occasione visite guidate nei sui spazi restaurati su progetto dell’architetto portoghese Álvaro Siza Vieira.

L’idea di sfruttare l’evento per la visibilità di realtà legate al mondo dell’arte contemporanea è stato presente anche nell’ultima edizione di Open House Torino, arricchendo l’offerta con alternative agli edifici iconici della città come il Lingotto o la nuova sede Lavazza firmata da Cino Zucchi Architetti. Tra i 150 siti aperti c’erano, ad esempio, la galleria Noero nella sua nuova sede in via Mottalciata e la Noire Gallery, altra storica galleria torinese che un anno fa ha visto un cambio generazionale nella gestione. “È una iniziativa interessante per potersi legare al territorio” dice Kiyoto Iba, uno dei due nuovi soci, “particolarmente per una galleria giovane che si sta proponendo in una nuova veste e con un nuovo programma. La partecipazione però non è stata quantitativamente al livello di altri spazi privati, architettonici o di design, e quindi impraticabili durante l’anno. La nostra offerta è nettamene diversa rispetto a quello che si aspetta il pubblico di Open House. In questo senso l’iniziativa Open House ha funzionato: ha educato il fruitore a ricercare in quella occasione determinate caratteristiche. Per incontrare il suo interesse come galleria bisogna trovare delle strategie ad hoc per proporsi”.

la mostra Promemoria-Giulio Paolini a Noire Gallery durante OHT © Noire Gallery

Ciascuna edizione locale rappresenta il proprio territorio e ne legge la storia e le trasformazioni: Open House Milano lo fa attraverso alcuni termini chiave come recupero, riqualificazione e cambiamento; la recente trasformazione urbana e il tema delicato delle periferie sono al centro dell’offerta. Esemplificativa è la collaborazione pluriennale portata avanti con SUPER, festival delle periferie urbane, con cui è stato organizzato un percorso alla scoperta del quartiere Dergano.

In copertina e slideshow: immagini del Museo Madre, Acquedotto Augusteo del Serino e Vivaio Calvanese; Open House Napoli

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