Treasure Rooms

Treasure Rooms è il nome della mostra fotografica di Mauro Fiorese, artista d’origine veronese, riconosciuto a livello internazionale e scomparso prematuramente tre anni fa, inaugurata alla GAM di Verona lo scorso Aprile.

Ventisei caveau dei grandi musei italiani si svelano per la prima volta al pubblico negli scatti di Mauro Fiorese. La serie di scatti è stata realizzata nell’arco di tre anni dal 2014 al 2016 in collaborazione con Boxart Gallery di Verona e hanno ritratto i depositi dei maggiori musei italiani tra i quali: il Museo di Castelvecchio a Verona, la Galleria degli Uffizi, la Galleria Borghese, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Capodimonte, Museo Correr, MART di Rovereto.

“Il deposito di un museo è la fotografia di quel museo. In grado di restituirci, con autenticità, la sua vita presente, così come la sua storia originaria e la più vissuta, sa svelare molti aspetti di quel luogo: di chi l’ha condotto, di cosa si occupa, di cosa raccoglie e di come si “vede” in prospettiva” afferma Patrizia Nuzzo, curatrice responsabile delle collezioni d’arte moderna e contemporanea della GAM.

Liberato dal pregiudizio, antico e ormai obsoleto, che lo vedeva o immaginava solo come ambiente polveroso, immobile e silente, il “caveau” è invece protagonista sempre più dell’attività vera di una galleria e ne traduce l’anima profonda, non da tutti conosciuta e a tutti accessibile.

Fiorese è stato tra i primi artisti a cavalcare il cambiamento in atto nella vita dei musei ed a creare delle installazioni artistiche dai depositi. Senza indugiare su magazzini e oggetti polverosi nei quali anche gli addetti museali fanno fatica a mettere le mani, ci fa godere nelle sue immagini nitide e raffinate di un senso di bellezza e d’ordine misterioso.

L’autore aveva giustamente sentito il bisogno di richiamare la collettività a una maggiore attenzione verso le sorti di un immenso patrimonio invisibile del Paese accumulato in ospedali di pronto intervento e in giacimenti inaccessibili o a rischio. Aveva intuito la necessità di aprire un dibattito ad alto livello sulla funzione dei depositi nella società che cambia. Da allora la necessità è diventata un’emergenza.

È importante scoprire i depositi d’arte del nostro paese proprio per quello che sono: scrigni invisibili di storia e di cultura.

La mostra, oltre a presentare per la prima volta la serie completa Treasure Rooms di Mauro Fiorese, invita il visitatore a riflettere sulle funzioni chiave dei depositi e sul loro potenziale: da quello fisico di accumulazione delle opere alla necessaria catalogazione, dall’interscambio inteso come l’osmosi tra visibile e invisibile fino alla magia di cui sono carichi questi «serbatoi di sorprese» (la definizione è di Salvatore Settis) restituita dai ritratti di luoghi di Fiorese.

La mostra è anche un omaggio alla straordinaria storia dell’arte italiana e svela il grande lavoro svolto dietro le quinte dei musei d’eccellenza.

A partire dal seicento, quando le prime collezioni d’arte hanno cominciato a essere accessibili al pubblico, i musei hanno accumulato grandi quantità di opere al servizio della collettività. Ma il pubblico può ammirare e apprezzare solo una minima parte di quelle opere, che in alcuni casi sono capolavori indiscussi. Gran parte delle opere d’arte di tutto il mondo si trova nei depositi. In genere i grandi musei espongono circa il 5 per cento della loro collezione. Dunque i ricchi mecenati che donano le opere ai musei finiscono per nasconderle al pubblico.

Di solito i musei non dicono quanti lavori di un artista espongono, per questo la ricerca si basa sui dati presi dai loro siti web, dove spesso è presente l’intera collezione. La ricerca si concentra sul lavoro di artisti particolarmente famosi e si limita al mezzo espressivo che più caratterizza l’autore.

La maggioranza delle opere d’arte fa parte di donazioni ricevute da artisti, collezionisti e fondazioni. Oltre agli eventuali benefici fiscali, spesso i benefattori considerano i grandi musei l’unico posto in grado di garantire una conservazione adeguata delle opere. Inoltre, spesso preferiscono un’istituzione che si impegni a non rivenderle.

Di conseguenza i quadri si accumulano nei depositi, invece che nelle gallerie dei musei più piccoli. Inoltre i musei espongono a rotazione le opere più importanti, mentre quelle di nicchia potrebbero non lasciare mai i depositi, a meno che non abbiano bisogno di interventi conservativi.

Se un museo conserva delle opere d’arte senza mostrarle al pubblico: molte fanno parte di “collezioni da studio” che i musei non hanno mai pensato di esporre. Spesso sono opere meno interessanti per i visitatori, ma importanti per la ricerca.

Invece altre opere possono essere esposte, ma per sopravvivere hanno bisogno di essere protette.

La stragrande maggioranza dei musei italiani in questo è in linea con le grandi istituzioni estere, dall’Hermitage di San Pietroburgo, al Guggenheim di New York, al Prado di Madrid e al British Museum di Londra, nell’esporre una quota molto esigua delle grandi risorse conservate.

In copertina: Treasure Rooms delle Gallerie d’Italia – Courtesy Boxart Gallery

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