Collezione Paolo VI: tra arte e spiritualità

Il 14 ottobre dello scorso anno ha avuto luogo la canonizzazione di sette nuovi beati a San Pietro. Tra questi anche Papa Paolo VI, figura particolarmente legata e devota al mondo dell’arte. In occasione della canonizzazione sono nati diversi eventi e mostre che mettessero in luce la sua collezione artistica. Tra le istituzioni più rappresentative figura la “Collezione Paolo VI” di Brescia, che raccoglie da oltre 30 anni le opere d’arte di Papa Montini.

La collezione Paolo VI è nata alla fine del 1987 grazie a diversi lasciti provenienti dalla raccolta di arte moderna e contemporanea di Papa Montini e del suo segretario Monsignor Pasquale Macchi. Nel 1973 il Papa aveva inaugurato la “Collezione d’arte moderna” presso i Musei Vaticani e parallelamente aveva costituito una raccolta privata grazie ai doni ricevuti dagli stessi artisti chiamati a collaborare alla creazione della collezione Vaticana. L’obiettivo di Paolo VI era quello di ripristinare i rapporti fra arte e chiesa, ormai duramente compromessi da circa un secolo. La raccolta che ha dato vita al Museo Paolo VI era di conseguenza composta da opere di piccole e medie dimensioni pensate per uno spazio domestico privato e non per una fruizione museale. Monsignor Macchi, dopo la morte del Papa, ha deciso di donare la collezione all’ Istituto Paolo VI di Brescia promosso dalla “Fondazione opera per l’educazione Cristiana” che, tuttavia, non aveva all’interno del proprio ordinamento figure che si potessero occupare della gestione degli oggetti d’arte acquisiti. Per sopperire a questa mancanza nel 1987 è nata l’associazione “Arte e spiritualità” e nel 1988 è stato inaugurato il vero e proprio Museo con sede a Brescia.

© “GiteinLombardia”

La sede del museo è rimasta immutata fino al 2009 quando l’intera struttura è stata spostata a Concesio, nella provincia Bresciana. Il trasferimento della collezione è avvenuto in seguito alla donazione della casa natale di Paolo VI; in questo modo si è potuto creare un grande spazio dedicato a Papa Montini che comprendesse diversi edifici molto vicini fra loro. Il museo, nella nuova sede, è stato inaugurato nel 2009 con la visita di Papa Benedetto XVI ed è stato definitivamente aperto l’anno successivo. Dal 1988 al 2014 il museo non aveva una modalità di fruizione canonica, ma vi si poteva accedere solo tramite la prenotazione di visite per gruppi di almeno dieci persone. Questa scelta limitava le visite e spesso creava un vero e proprio ostacolo. Nel 2014, grazie alla decisione dell’ex Direttore Paolo Bolpagni, il Museo è stato accreditato alla regione Lombardia, acquisendo l’obbligo di rimanere aperto per almeno 25 ore settimanali. Quest’avvenimento ha cambiato completamente la modalità di visita e fruizione permettendo all’ente museale di ampliare la propria schiera di collaboratori.

Dal 2017 il nuovo Direttore Paolo Sacchini ha scelto di estendere la conoscenza del museo sul territorio tramite la realizzazione di diversi eventi culturali. Fino a quel momento il pubblico di riferimento era costituito per lo più da gruppi di pellegrini, che si recavano alla collezione solo per questioni legate alla fede cristiana. Gli eventi hanno consentito di strutturare l’attività ordinaria e di accrescere il pubblico del museo. I risultati in termini di crescita sono stati importanti e grazie alla costituzione di un “pubblico abituale”, iscritto alla newsletter, si è formata un’importantissima rete di contatti.

© “Popolis”

Attualmente il museo conta circa 7320 opere in inventario ma è possibile esporne solo 270. La collezione continua a ricevere lasciti ma dal 2014 le acquisizioni sono state limitate. La scelta di queste ultime è vagliata dal comitato scientifico che decide in base a qualità e pertinenza. Si preferiscono opere che abbiano un rapporto diretto con il Papa e Mons. Macchi, oppure che incarnino il pensiero di Paolo VI e risultino coerenti con il contesto in cui si inseriscono. Nel caso della collezione non c’è un indirizzo prettamente confessionale, con spiritualità s’intende un rapporto in senso più ampio, in linea con l’apertura suggerita dallo stesso Papa. Un esempio sono le opere di Kengiro Azuma, artista giapponese appartenente alla cultura zen, a cui venne chiesto di realizzare un’opera per la mostra dedicata a San Paolo in occasione dell’ottantesimo compleanno di Papa Paolo VI. Azuma, dopo un attento studio, riuscì ad interpretare il tema religioso dal proprio punto di vista, offrendo una visione unica data dal differente concetto di spiritualità.

© “Popolis”

Il museo presenta una collezione permanente, tuttavia esistono diverse occasioni per permettere una rotazione parziale delle opere presenti in deposito. Una di queste è il “Museo invisibile”, l’esposizione di dieci opere provenienti dai depositi durante un’intera giornata, occasione unica per vedere opere mai esposte prima. Un altro passaggio fondamentale è stata l’apertura del piano interrato, area che oggi ospita le mostre temporanee.

Un’altra iniziativa volta a proseguire sulla medesima strada lasciata da Papa Montini è quella del “Premio Paolo VI per l’arte Contemporanea”. Il premio è rivolto a valorizzare gli artisti giovani ed emergenti che guardano al tema della spiritualità in maniera nuova ed originale. Gli artisti finalisti avranno la possibilità di allestire una mostra collettiva all’interno del Museo nella primavera del 2020, mentre l’artista vincitore allestirà una propria mostra personale l’anno successivo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...