Craco: da città abbandonata a incubatore di cultura, ricerca e innovazione

Nel cuore della Basilicata, a 58 km da Matera, sorge arroccata su una collina la suggestiva città fantasma di Craco. Il borgo antico, distrutto e abbandonato dagli inizi degli anni ‘60 per l’inesorabile progredire di una frana, è tornato a vivere grazie al Parco Museale Scenografico, progetto di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale per lo sviluppo economico locale.

La storia. Il destino di Craco era già scritto fin dalla sua nascita: l’area geologica su cui sorge è per sua natura instabile a causa della morfologia del terreno. L’abbandono inizia ufficialmente nel 1963, anno in cui i fenomeni franosi già registrati nel 1888 e nel 1931 raggiungono il culmine e provocano gravi danni alle abitazioni. Sono così definite le prime ordinanze di sgombero che spostano l’abitato in baraccopoli temporaee nelle località vicine di Peschiera e Sant’Angelo. Negli anni ‘70 si costruisce un muro di contenimento in cemento armato che causa un nuovo slittamento del terreno, distruggendo quasi completamente l’area abitata. Il terremoto dell’Irpinia del 1980 abbatte le ultime case e sancisce definitivamente l’abbandono del borgo. Al momento dell’evacuazione la città contava 1800 abitanti, mentre oggi a Craco Peschiera abitano circa 730 persone. Dagli anni ‘80, Craco si trasforma in una città spettrale vittima di saccheggi e atti vandalici.

Largo Vittorio Emanuele prima e dopo la frana © Archivio del MEC | Museo Emozionale di Craco

La rinascita. L’idea di recuperare il centro storico per trasformarlo in parco scenografico e laboratorio di ricerca sui temi delle frane nasce dalla lungimiranza di Giuseppe Lacicerchia, sindaco di Craco dal 1995 al 1999 e dal 2009 al 2019. Oggi è possibile visitare con un tour guidato le vie principali dell’abitato di Craco vecchia che nel 2015 ha ottenuto da parte del MiBACT la dichiarazione di notevole interesse pubblico. Oltre al borgo, il parco comprende il Museo Emozionale di Craco presso il Convento di San Pietro che rappresenta la porta di accesso alla città e ospita esposizioni e supporti digitali per approfondire la storia di Craco prima e dopo l’abbandono; l’Atelier dell’arte e del cinema, utilizzato come ostello per i gruppi che partecipano ai workshop e sede degli eventi gastronomici; infine il Palazzo della cultura, dove si svolgono attività cinematografiche, concerti e convegni. La gestione è affidata a Craco Ricerche, nata da un’iniziativa del Comune e divenuta oggi una società privata, e dalla cooperativa Montedoro.

Gli impatti sul territorio. La tutela del borgo vecchio di Craco ha innescato dei processi di crescita locale. «La nascita del parco ha creato un microcircuito di sviluppo economico e sociale sul territorio» spiega Lacicerchia, oggi presidente di Craco Ricerche. «I ragazzi che collaboravano nelle attività del parco hanno costituito nel 2015 la cooperativa Montedoro che ha sede a Craco ed è subentrata al Comune nella gestione. È nato così un soggetto locale che si è inserito nel tessuto economico diventando un riferimento per la comunità».
Al contempo, Craco è un modello di gestione economica efficace ed efficiente. Come dichiara il presidente «Le risorse sono limitate rispetto alla sfida di custodia e valorizzazione del borgo. I fondi europei 2007/2013 e 2014/2020 hanno permesso di mettere in sicurezza i percorsi del vecchio abitato e il recupero delle strutture del parco. Il flusso delle entrate generate dai turisti, dai workshop e dalle attività di ricerca sono usate invece per le spese di gestione e manutenzione e per organizzare eventi destinati anche alla collettività di Craco, come le attività con le scuole e il cinema di comunità».

Tour guidato per le vie del centro storico di Craco © Giacomo Candido

Turismo e innovazione. Le direttrici su cui si basa il futuro di Craco sono da un lato creatività e turismo, dall’altro ricerca e innovazione. I dati dei visitatori nell’arco di questi anni mostrano una crescita progressiva: se nel 2009 si erano registrate 217 presenze, nel 2018 si sono raggiunti i 24.000 visitatori. Come conferma Lacicerchia «È stato cruciale l’inserimento del centro storico di Craco nella Watch list 2010 del World Monuments Fund, da quel momento c’è stata un’attenzione particolare da parte dei media nazionali e internazionali». La sfida per il futuro è incrementare i visitatori nel periodo da ottobre a marzo, mantenendo comunque il modello di turismo di nicchia che caratterizza Craco, poiché «La sua bellezza è anche il silenzio e la tranquillità con cui si può visitare il borgo vecchio».
D’altro canto, la tipicità di Craco di essere insieme paesaggio culturale, geologico e urbanistico ha dato luogo a molte partnership con università, accademie di belle arti, politecnici italiani e stranieri per condurre attività di studio e ricerca. «Per noi sarà molto importante far diventare Craco un luogo di sperimentazione – conclude Lacicerchia – avviando progetti pilota sul monitoraggio delle frane e sull’agricoltura ecosostenibile di precisione in aree a dissesto idrogeologico o con processi di desertificazione».

In copertina: La città di Craco © Saverio Grippo

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