KANAL-Centre Pompidou: il museo del XXI secolo per la rigenerazione di Bruxelles

In attesa dei lavori che nei prossimi quattro anni trasformeranno lo storico quartier generale Citroen di Bruxelles nel nuovo KANAL-Centre Pompidou, il museo presenta i risultati di una fase di prefigurazione che negli scorsi 14 mesi ha costituito un laboratorio per plasmare il suo futuro aspetto, in attesa dell’apertura ufficiale del 2023.

La storica opera “La DS” di Gabriel Orozco, allestita nel vecchio Showroom Citroen, era una delle istallazioni presentate durante la fase di prefigurazione.
©KanalCentrePompidou

La cosiddetta “Phase de prefiguration – KANAL Brut” ha offerto nello spazio industriale grezzo del garage Citroen una trentina di mostre e più di 60 performance in 343 giorni, attirando 400.000 persone con un’elevata composizione giovanile (il 30% dei visitatori tra i 20 e i 29 anni). I 250.000 bruxellois che hanno visitato il nuovo museo testimoniano la capacità di Kanal di coinvolgere un cittadino su quattro, dialogando allo stesso tempo con un pubblico esterno di carattere internazionale. La preponderanza di abitanti di Ixelles e Ville de Bruxelles- comuni contraddistinti da maggior consumo culturale – non mette in secondo piano il legame stabilito con il territorio, evidenziato dall’8% di visitatori provenienti dall’adiacente Molenbeek-Sain Jean – area fortemente colpita da emarginazione sociale e segregazione etnica. Tale percentuale riflette uno dei principali intenti del progetto, messo velocemente in marcia per avviare i processi di inserimento nel contesto locale fondamentali affinché, al momento dell’inaugurazione, possa favorire la riqualificazione culturale di tipo inclusivo di cui si fa promotore.

In effetti, ciò che la Regione di Bruxelles-Capitale si è impegnata a realizzare attraverso l’istituzione della Fondation Kanal rappresenta un’inversione di tendenza rispetto alle precedenti operazioni di rigenerazione culturale. Il “Museo del XXI secolo” punta infatti a riqualificare il vasto territorio attorno al canale industriale cittadino, da sempre spaccatura fisica e barriera sociale nella morfologia urbana bruxellois, mettendo un forte accento sull’impatto sociale, al fine di evitare fenomeni di gentrification causate dalle strategie attrattive di quest’ultime.

Così facendo il progetto si impegna a offrire alla città non solo una vetrina internazionale capace, grazie alla partnership con il Centre Pompidou, di conferire l’ attrattività necessaria al rilancio economico del territorio, ma soprattutto un vettore di prossimità e d’ integrazione sociale, conciliando le spinte globali che obbligano la capitale belga a competere con le grandi città europee e le controverse dinamiche locali, che vedono la multietnica popolazione bruxellois fortemente divisa e polarizzata .

“Checkpoint Charlie” Emilio Lopez-Menchero, 2010
Istallazione che mette l’accento sulle ineguaglianze sociale tra le due aree urbane divise dal canale. ©Menchero

Negli ultimi 13 mesi “Kanal Brut” ha lavorato assiduamente per immergere il museo nel contesto locale attraverso la collaborazione con le altre istituzioni culturali della città e il coinvolgimento attivo dei cittadini, chiamati a esplorare un enorme spazio industriale svestito dei suoi tipici locali e attrezzature, rimpiazzati da sculture, istallazioni e spettacoli; e a partecipare a progetti di co-creazione di spazi e contenuti, attraverso laboratori radio (Radio Kontain’air) e set cinematografici (“L’usine des films amateurs”). La composizione tra logiche locali e globali ha guidato altresì la programmazione artistica nella quale opere di artisti noti a livello internazionale, arrivate da Beauborg, si sono alternate a quelle di giovani emergenti locali, prodotte grazie a un fondo annuale di 250.000 euro destinato a gettare le basi della collezione del futuro museo. Il recente completamento di tale fase di prefigurazione, che lascia spazio ai lavori di riconversione architettonica, fornisce l’opportunità a KANAL di uscire dalle proprie mura per incontrare la comunità dei quartieri circostanti e fortificare la sua presenza nel contesto territoriale attraverso partnership strategiche con le scuole e le associazioni socio-culturali dei vicini quartieri dissestati.

Sotto il punto di vista gestionale, la libertà data dalla natura giuridica della Fondation Kanal ha permesso di proporre un modello economico che il direttore Yves Goldstein ha definito rivoluzionario, capace di coprire le spese di gestione, preventivate a 18 milioni di euro annuali, attraverso un autofinanziamento del 50%. Ciò limiterebbe le spese pubbliche a 210 milioni di euro nei 5 anni tra 2018 e 2023: 20 ,5 milioni di euro per l’acquisizione dell’impianto polifunzionale Citroen, 150 milioni previsti per la sua conversione in un centro culturale, 250.000 euro annuali per cinque anni destinati al Centre Pompidou (che verranno incrementati a 2 milioni per ulteriori cinque annualità) per avvalersi, nella prima fase, dell’expertise e dei prestiti necessari a dar vita a un museo autonomo e bruxellois.

Questo importante investimento sarà veramente ripagato solo se il futuro KANAL-Centre Pompidou riuscirà a dare slancio alla ricucitura sociale necessaria a Bruxelles, generando allo stesso tempo un forte impatto economico sul territorio, stimato dai 55 ai 105 milioni di euro all’anno, rappresentando di conseguenza il primo reale esempio di “museo del XXI secolo”.

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