L’arte di Vik Muniz

Vik Muniz, artista brasiliano di spirito libero e controcorrente, è riconosciuto a livello internazionale per il suo lavoro nella fotografia che sfida la percezione dello spettatore.

‘Starry Night, after Van Gogh” from “Pictures of Magazine”

Le sue opere contaminano sacro e profano, sono realizzate con materiali antitetici come diamanti, carta perforata, cotone, sciroppo di cioccolato, zucchero, immondizia, polvere, caramello, marmellata, segatura e spille. Questa molteplicità di materiali viene elaborata minuziosamente per creare immagini che riproducono capolavori di maestri del passato come Rubens, Rembrandt, Van Gogh, Monet e Matisse. Terminata questa fase, l’artista fotografa l’immagine e la stampa in un numero limitato di copie mediante la tecnica Cibachrome, facendo delle fotografie la sua opera finale. È una ricostruzione mentale, d’illusione ottica, di riparazione della realtà. L’idea è di usare una varietà di materiali non convenzionali, di uso quotidiano, per ricreare opere d’arte storiche, che mettono continuamente in discussione il nostro rapporto con la realtà e la memoria.

Rappresentato da Galeria Nara Roesler di Sao Paulo, Muniz si ispira proprio al Brasile, la terra di contrasti, paese dove spesso l’orrore sposa la grazia, per iniziare la sua carriera raggiungendo un grande successo attraverso una serie di progetti rivoluzionari, la cui idea artistica attua un piano di rivalutazione non solo dei materiali non convenzionali, ma anche di quella parte della società identificata come “scarti umani”, ritenendo che l’arte abbia il potere di trasformare.

Uno di questi progetti, “Pictures of Garbage”, è stato il soggetto del documentario “Waste Land”, candidato all’Oscar nella categoria Miglior film documentario, le cui opere hanno anche contribuito alla sua nomina come Ambasciatore di buona volontà dell’UNESCO.

Il film è stato girato in circa tre anni all’interno di Jardim Gramacho, la più grande discarica a cielo aperto del Sud America dove Muniz conobbe un gruppo di catadores, i raccoglitori di rifiuti riciclabili, con i quali condivide storie ed esperienze.

Essi diventano nelle opere di Muniz capolavori artistici, usando la spazzatura che hanno scavato insieme da Gramacho.

Il paradosso dell’intuizione dell’artista sta nell’aver spinto i ceti più agiati della società, che solitamente hanno un atteggiamento sprezzante riguardo alla spazzatura, ad acquistare fotografie di rifiuti, contribuendo indirettamente ad aiutare economicamente l’associazione dei catadores.

A questo riguardo, la serie di scatti che ha riprodotto, ad esempio, la Morte di Marat di David o la Nascita di Venere di Botticelli sono state molto apprezzate all’Armory Show di New York nel 2018, dovela galleria Nara Roesler ha venduto opere tra 35.000 e 50.000 euro, esaurendo quasi tutto il suo portfolio di stampe.

L’ultimo grande progetto, “Shared Roots”, è stato commissionato dalla casa di champagne Ruinart dopo un soggiorno presso la Maison di Reims. Ruinart intrattiene da sempre ottimi rapporti con il mondo dell’arte e ogni anno, da ormai un decennio, invita un artista contemporaneo a condividere la propria visione. Nel 2019 ha dato carta bianca all’artista brasiliano Vik Muniz, poichè le sue opere mettono continuamente in discussione il rapporto con la realtà e il senso della memoria. Ciò che ha maggiormente colpito è stata la serie di relazioni tra uomo e natura, tra viticoltori e vigne, e quindi tra Ruinart e il profondo attaccamento al territorio.

Vik Muniz’s 2019 series Shared Roots, made in collaboration with Ruinart.

E anche il paradosso di questo luogo: più le condizioni atmosferiche si fanno difficili, più la natura reagisce, come un riflesso di sopravvivenza, dando vita a un prodotto di alta qualità. Dopo aver raccolto e portato in studio una grande quantità di materiale organico, Vik Muniz ha creato sei fotografie, di cui ognuna è il risultato di una composizione di grandi dimensioni di foglie, legnetti e rami.

Le sei opere sono state esposte a Miart in un corner dedicato e successivamente ad Art Basel, sempre all’interno del VIP lounge di Ruinart.

Vik Muniz è rappresentato anche dalla storica galleria newyorkese Sikkema & Jenkins & Co, la quale gli dedicherà una mostra personale il prossimo ottobre, riprendendo il progetto sociale e il rapporto costante dell’artista tra uomo, arte e natura. 

Le opere di Muniz sono, inoltre, ben presenti all’asta, con prezzi di aggiudicazione in linea con il mercato primario: variano dai 30.000 € per le opere di piccole dimensioni a 100.000 per le più grandi. In particolare il mese scorso Sikkema & Jenkins & Co Gallery ha portato all’asta Phillips di New York il capolavoro chiamato “Wheat Field with Cypresses, after Van Gogh from Pictures of Magazines” stimato 44.000 € – 62.000 € e aggiudicandolo a 94.000 €.

Infine Muniz ha partecipato a diverse biennali di Venezia e alla 24 Bienal Internacional de Arte de São Paulo. Le sue opere includono importanti collezioni istituzionali come il Centre Pompidou di Parigi, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e la Tate Modern di Londra.

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