Jago e Habemus Hominem: l’artista social al Museo Carlo Bilotti

Dietro alla mostra Jago – Habemus Hominem, allestita fino al 2 aprile all’Aranciera di Villa Borghese presso il Museo Carlo Bilotti di Roma, c’è un artista che è diventato imprenditore di sé stesso. La sua vita online e quella offline sono interdipendenti l’una dall’altra ed i suoi 241.000 followers su Facebook sono tutti veri sostenitori di Jago, classe 1987, ciociaro. Lo abbiamo incontrato grazie allo Studio Arte 15, di Simona Cresci e Federica Romano, che ha seguito il giovane artista fin dagli inizi della sua carriera e che collaborato con lui.

Le sue opere hanno fatto parlare in molte occasioni, come l’Habemus papam trasformato in Habemus hominem nel 2013: il busto di Papa Ratzinger, scolpito nel 2009, viene ripreso dall’artista e, a seguito delle dimissioni Benedetto XVI, spogliato delle sue vesti pontificie con lo scalpello, mostrando la sua vulnerabilità di essere umano. Jago parla alle persone ed ama la condivisione, sia quella virtuale, su Facebook, che quella umana, con il suo seguito testimone delle visite guidate alla mostra che lui stesso in alcune occasioni, ha tenuto.

Facebook, Instagram e tanti video sul suo sito web ufficiale lo rendono fra i primi artisti al mondo ad essere comunicatore di sé stesso, un imprenditore della sua arte con la quale riesce a vivere. Infatti, Jago vuole dimostrare che di arte si può vivere a prescindere dai soliti meccanismi di mercato. Per questo motivo i suoi compratori sono nella maggior parte clienti diretti provenienti dal web e in alcuni casi anche molto giovani. Romano Oliveri, collezionista che ha acquistato una delle opere in mostra (Excalibur) è tra i fondatori di Feral Horses, piattaforma “azionaria” che ha come scopo quello di rendere il mercato dell’arte più liquido: è possibile, infatti acquistare quote di opere d’arte a partire dallo 0,1%, in modo tale che, anche chi vuole investire poche centinaia di euro, può farlo. Un’operazione simile è stata già fatta con la piattaforma Maecenas.The decentralized Art Gallery, che verrà lanciata quest’anno in cui gli old master verranno resi disponibili con gli stessi principi di Feral Horses. Un mercato che, al contrario di quanto case d’asta e gallerie evocano nell’immaginario collettivo, punta a partire anche dal basso e a creare un collezionismo diffuso, un collezionismo “social”.

Talvolta definito un motivatore, Jago sostiene che ognuno è motivatore di sé stesso: cerca di trasmettere il suo esempio agli altri grazie ai social network, in particolare Facebook, che più di tutti facilita la propagazione dei messaggi verso il grande pubblico. Ha dato vita ad un’opera d’arte, la Venere, in diretta con migliaia di persone e si chiede: a questo punto di chi è la Venere? Mia o di chi mi ha osservato tutti quei giorni mentre lavoravo, dedicandomi del tempo prezioso e contribuendo alla mia operazione? Un artista, influencer dei nostri tempi, con haters e non al suo cospetto.

Jago ha uno studio ad Anagni, sua cittadina natale, ed uno a Verona, dove lavora ininterrottamente alle sue creazioni. La caparbietà verso il suo lavoro lo consacra ad artista che si è fatto da sé, affiancato da un giovane curatore indipendente della sua stessa scuola di pensiero. Non è il primo artista che ha creato un brand su sé stesso: Jeff Koons e Damien Hirst ne sono un esempio. Nel caso di Jago, la comunicazione social ha reso la sua immagine di artista diversa rispetto a quella degli altri, insolita ma estremamente attuale.

Non ama la competizione nel mondo dell’arte, la condivisione e collaborazione inter pares dovrebbe essere alla base di qualsiasi cosa: non ama le definizioni, quelle le lascia ai critici, quello che importa è lavorare per sé stessi e per l’arte, ed essere felici. Jago ha un ambizioso obiettivo: aprire una scuola dove si insegni ad essere un artista del terzo millennio. Insieme alle materie accademiche, corsi di comunicazione, marketing e difesa della proprietà intellettuale; ambiti necessari per potersi definire imprenditori di sé stessi.

Federico Dettori ed Eleonora Rebiscini

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