Il mercato dell’arte nel caso Vivian Maier

La “tata con la Rolleiflex” non cessa di far discutere, mentre gira il mondo con una tournée di mostre a lei dedicate – l’ultima in Italia alla Fondazione Puglisi Cosentino di Catania, fino al 18 Febbraio. Ma il mercato dell’arte si interroga ancora sul reale valore delle sue fotografie.

Vivian Maier, Self-Portrait, Undated

Vivian Maier, Autoritratto, Senza data. Pic courtesy: Maloof Collection

Vivian Maier, nomen omen di un’artista che ormai ha bisogno di poche presentazioni: attiva tra New York e Chicago nella seconda metà del Novecento, ha condotto una vita in bilico tra il dovere di bambinaia e la vocazione di fotografa. La sua storia e le sue immagini sono state portate alla luce solo una decina di anni fa dalla scoperta di un ragazzo di Chicago, che acquistò per caso un box pieno di negativi e rullini dimenticati e non sviluppati, rivelatisi poi di rara bellezza. Il fortunato giovane, John Maloof, si affrettò subito a organizzare la diffusione dei materiali tramite i canali web, curando in seguito una serie di mostre e di pubblicazioni che hanno rapidamente alimentato l’interesse di amatori e curiosi in tutto il mondo verso la sconosciuta signora. Una fortuna critica tutta contemporanea, costellata di successi postumi, che Vivian Maier – morta nel 2009, prima che tutto questo avesse inizio – non ha mai probabilmente neanche sospettato (o forse desiderato) si avverasse.

Oggi John Maloof è riuscito a ottenere ben il 90% della produzione dell’artista grazie a una scrupolosa attività di cercatore di tesori, accumulando circa 150.000 negativi, più di 3000 stampe, centinaia di rullini, filmati, registrazioni audio e vari effetti personali della “donna del mistero”. L’archivio così riunito si è rivelato subito molto appetibile, perciò il collezionista ha deciso di affidarlo alla Howard Greenberg Gallery di New York, che si occupa specificatamente di fotografia e che oggi lo custodisce e ne dispone la vendita attraverso trattative private. Il prezzo per una singola ristampa della Collezione Maloof varia dai 2.500 ai 6.500 dollari a seconda dell’edizione scelta, e i negativi vengono sviluppati con criteri il più possibile vicini alle stampe degli anni Cinquanta (in gelatina ai sali d’argento, su carta da 16×20 pollici, anche in versione cromogena a colori). Ogni pezzo viene timbrato e firmato dal collezionista e non supera il numero di quindici esemplari, nel tentativo di attribuirvi una certa rarità, ma il problema della riproduzione postuma non viene comunque risolto.

Vivian Maier, Settembre 1953, New York

Vivian Maier, Settembre 1953, New York. Pic courtesy: Maloof Collection

Tutto questo sistema commerciale imbastito da un privato, infatti, per giunta non professionista, ha scatenato il mondo del collezionismo alto, che segue parametri “tradizionali” per quanto riguarda la stima di un’opera fotografica nel mercato. A un negativo cui non sia seguita la stampa per mano dell’autore stesso, infatti, mancano i presupposti fondamentali per avere un valore economico: manca l’aura del vintage, ma soprattutto resta un’opera incompiuta e qualunque scelta postuma non autorizzata diventa l’alterazione da parte di terzi delle volontà dell’artista. Così le stampe ricavate dai rullini di Vivian Maier e vendute oggi a migliaia di dollari restano in verità dei piacevoli e un po’ furbi souvenir per il grande pubblico degli amatori, alimentati dal mito costruito intorno all’artista grazie soprattutto al documentario autoprodotto da John Maloof, Finding Vivian Maier (2013).

Tuttavia non si può negare il valore intrinseco che un negativo non sviluppato rappresenta anche solo come forma d’arte potenziale, soprattutto in questo caso. Se solitamente i rullini  non sono oggetto di mercato nel mondo del collezionismo di fotografie (in quanto fonti di possibili illimitate ristampe), nel caso della Maier non solo contengono l’informazione originale della sua poetica e del suo occhio fotografico, ma racchiudono centinaia di immagini viste solo da lei nel momento dello scatto, e la quasi totale assenza del fissaggio da parte dell’artista nella carta stampata le rende concettualmente preziosissime. Nell’ottica feticista del collezionista, infatti, un negativo con queste caratteristiche si rivela l’unica alternativa legittima al vintage originale, per la garanzia totale che l’autore non li ha sviluppati: se venissero inseriti nel mercato avrebbero un valore inestimabile. Purtroppo il giovane John Maloof ne è ben consapevole e li custodisce gelosamente, perciò il mondo delle aste resta ancora in attesa di questi ghiotti esemplari.

Vivian Maier, Settembre 1953, New York

Vivian Maier, Settembre 1953, New York. Pic courtesy: Maloof Collection

Alice Bortolazzo

One thought on “Il mercato dell’arte nel caso Vivian Maier

  1. È’ qualcosa di incredibile , eppure una artista viene scoperta molto spesso dopo la sua dipartita e restano le sue opere a parlare di lei come se fosse viva.

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