SINERGIE TRA GALLERIE PER L’ARTE ITALIANA DI UNLIMITED

Quando gallerie d’eccellenza decidono di collaborare il risultato non può essere che sorprendente. È questo ciò che è successo ad Art Basel 2017 nella sezione Unlimited, dedicata all’esposizione delle opere di carattere monumentale – 76 quest’anno – i cui costi di produzione richiedono spesso la sinergia tra più gallerie.

Tra i sette artisti italiani presenti in questa categoria troviamo Francesco Arena (1978), alla sua terza partecipazione alla fiera di Basilea, con l’installazione “Orizzonte” del 2012.

Il progetto, situato quasi al centro della Hall 1, è di forte impatto: una trave di metallo è sospesa tra le due pareti della stanza e posizionata in modo che si trovi a 157 centimetri da terra (la distanza degli occhi dell’artista dal suolo). In superficie è ricoperta da un sottile strato di terra proveniente dal centro di accoglienza migranti di Lampedusa.

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«L’opera parla in maniera silenziosa di un tema forte come l’immigrazione; è interessante osservare il comportamento e l’approccio dei visitatori, i cui volti vengono cancellati nel momento in cui si avvicinano alla barra metallica», racconta  Raffaella Cortese, la cui galleria insieme alla londinese Sprovieri, ha prodotto e presentato il progetto, dividendone a metà i costi. «È stata una collaborazione positiva, abbiamo unito le forze in nome di un progetto in cui crediamo.».

Positivo è stato anche il risultato: l’opera è stata venduta per 45.000 € a un collezionista italiano, mentre una prova d’artista entrerà a far parte di una collezione brasiliana, riferisce Niccolò Sprovieri.

Ottimo risultato per l’artista che, iniziando con quotazioni intorno ai 6.000 € nel 2004, (ArtEconomy24) arriva oggi a posizionarsi agilmente sul mercato internazionale.

Inoltre, in occasione della partecipazione di Arena ad Art Basel, le gallerie Raffaella Cortese e Sprovieri hanno prodotto il volume “Six Horizons, Six Roads, Ten Landscapes”, testo critico sugli ultimi lavori dell’artista, con contributi di Andrea Viliani e Mario Fortunato e pubblicato da Cura.

Analogamente, un’altra pubblicazione accompagna la presenza di un italiano a Unlimited: con l’uscita – a cura di Lara Conte ed edita da Mousse Publishing – di “Faredisfarerifarevedere”, monografia di Paolo Icaro, le gallerie Massimo Minini e P420  presentano l’opera “Foresta metallica” (1936).

Inizia nel 1977 la collaborazione tra Icaro e la galleria bresciana di Massimo Minini, mentre più recente (risale alla mostra “Paolo Icaro. 1967-1977”, tenutasi nel 2012), è quella con la bolognese P420, alla sua prima partecipazione a Basilea.IMG_2951

Si tratta di una monumentale installazione realizzata nel 1967 e mai esposta prima, che occupava lo spazio dello studio newyorkese dell’artista.

Entrambe le gallerie hanno capito l’importanza del periodo americano di Icaro, in cui le opere diventano sculture da vivere, architetture e spazi da esperire col corpo, mai monumenti, come spiega il direttore di P420 Alessandro Pasotti.

Della rilevanza dell’opera di Icaro si è accorto anche il Centre Pompidou, col quale la trattativa è ancora aperta; non sarà una passeggiata concluderla, visto quanto poco sono disposti a comprare i musei, riferisce Massimo Minini.

Il prezzo, IVA esclusa, è di 500.000€: l’artista ha registrato il record d’asta di 22.000 € con l’opera “Nido-ramo” del 1984, presso Il Ponte nel dicembre 2015.

Federica Paternò Raddusa

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