Peres Projects: la sperimentazione nel linguaggio artistico

L’edizione numero 48 di Art Basel è stata una conferma per gli appassionati d’arte di tutto il mondo. Curiosando tra i suoi padiglioni, rinnovati tanto nei contenuti quanto nell’articolazione organizzativa rispetto alle precedenti edizioni, non si può non respirare un’atmosfera internazionalmente stimolante. Art Basel  2017 diretta dal franco-statunitense Marc Spiegler ha visto la partecipazione di 291 gallerie e di oltre 4000 artisti delle più svariate provenienze geografiche. L’offerta culturale ha visto rappresentate tutte le lingue della creatività e delle culture, selezionate dalle gallerie più prestigiose su scala internazionale e organizzate in diverse sezioni.

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Julio Le Parc, La Longue March opera del 1974 in mostra nella sezione Unlimited di Art Basel

Quest’anno tra gli stand di Messeplatz, si è distinta in particolare la storia culturalmente avvolgente della galleria berlinese ”Peres Projects” ed i tentativi di innovare il linguaggio dell’arte degli artisti da questa presentati. Fondata dal mercante d’arte cubano Javier Peres nel 1992 a San Francisco, la galleria ha poi preso stabilmente sede a Berlino, pur mantenendo viva la sua presenza anche in California. Non è casuale difatti, che i due artisti portati a Basilea da Peres quest’anno, abbiano entrambi il passaporto statunitense. Mark Flood è un artista texano nato nel 1957 a Houston, che è arrivato gradualmente al successo internazionale. Quest’anno Flood ha presentato alcune installazioni pop di denuncia, concettualmente in linea con i suoi trascorsi ma che rappresentano un tentativo di innovazione dei linguaggi. Le opere di Mark Flood hanno un range di valutazione abbastanza ampio a seconda dei materiali e della tipologia di arte visiva prescelta (5.000-50.000 dollari).

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Nella foto l’installazione presente ad Art Basel ”5000 likes” realizzata da Flood nel 2015.

Il secondo artista presentato da Javier Peres a Basilea è una donna. La statunitense di origine boliviana Donna Huanca ha presentato una performance (Bliss,Reality check;2017) d’ introspezione spiritual-filosofica. Sculture corporee, echi subliminali e pigmenti naturali per coinvolgere in una dimensione onirica i curiosi visitatori della sezione Unlimited  della fiera. Un esperimento che si è dimostrato un successo, considerato il flusso di appassionati che quotidianamente si sono accalcati di fronte alla sala dove andava in scena questo mini-mondo. Dal punto di vista economico, il mercato delle perfomance resta come negli ultimi anni un’incognita. La vendita della documentazione dei lavori degli artisti (foto o video) o degli oggetti in essi coinvolti fa da contraltare a quello che potrebbe diventare il mercato realmente consistente: l’acquisto della perfomance stessa come concetto. Se la mole di curiosi può essere un indicatore in tal senso,considerata la rispondenza del pubblico, riteniamo questo possa diventare un mercato interessante anche per i collezionisti più preparati. Art Basel nel suo crescente tentativo di adattamento fieristico della perfomance, ha dimostrato di muoversi in tale direzione.

Photo/Video courtesy:

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