Il futuro incerto dell’arte cubana

L’ultimo anno è stato per Cuba segnato da eventi importanti: il 25 novembre 2016 la morte di Fidel Castro, l’illusione della fine di un’epoca e dell’inizio di una timida apertura; poi il cambio alla presidenza degli Stati Uniti e il ritorno alla chiusura da parte di Donald Trump, che solo pochi giorni fa (il 16 giugno) ha annunciato la cancellazione, in realtà solo parziale, dei risultati della politica estera di disgelo ottenuti in questi anni dalla Presidenza ObamaC’è da chiedersi ora come si evolverà la situazione per la sfortunata Isla e quali riflessi avranno i cambiamenti politici degli ultimi anni sul mercato dell’arte.

Cuba è da sempre un grande laboratorio all’aria aperta. Il suo popolo è noto per la naturale inclinazione verso l’arte in ogni sua forma: musica, ballo e arti visive si respirano e si vivono camminando per le strade dell’AvanaIl problema è l’assenza di una vera struttura interna del mercato dell’arte: non ci sono galleristi, curatori, critici, i mezzi di comunicazione sono scarsissimi (Internet è arrivato due anni fa, a pagamento e solo in alcune piazze) e soprattutto non ci sono soldi. Quello che manca non sono certo gli artisti, anche perché lo Stato cubano, pur nella ristrettezza delle sue politiche, ha sempre gestito direttamente e sostenuto, per quanto possibile, l’educazione e le Scuole d’arte (le principali sono lInstituto Superior de Arte e l’Academia Nacional de Bellas Artes San Alejandro). L’arte è forse l’unico veicolo che permette la libertà di espressione, l’unico prodotto originale che Cuba può offrire al turista, proprio per questo è molto controllata dal governo.

Una simile ricchezza di forme espressive si è ritrovata camminando tra gli stand dell’ultima edizione della fiera Art Basel, appena conclusasi nella cittadina svizzera di Basilea, e soprattutto l’incontro con persone che in questa arte credono e investono molto. È il caso di Galleria Continua, che dal 2015 ha deciso di accogliere una sfida programmata da tempo, aprendo una nuova sede (la quarta, dopo San Gimignano, Beijing e Les Moulin) proprio all’Avana. “Come suggerisce il nostro nome, l’idea è sempre stata quella di creare continuità tra arte e territorio e di andare alla scoperta di luoghi particolari e inesplorati” racconta Mario Cristiani, uno dei tre fondatori della galleria. Così, una serie di conoscenze e di coincidenze li hanno portati a Cuba con il progetto Arte Continua. Avere persone locali di fiducia è stato imprescindibile per inserirsi nell’economia di questo Paese (così come per aprire la sede cinese). Li ha aiutati poi l’amicizia con Carlos Garaicoa, l’artista più rappresentativo dell’arte contemporanea cubana, con cui ormai collaborano stabilmente dal 2003. Proprio lui da anni cercava di spingerli a fare questo passo, nella convinzione che di lì a poco sull’isola molte cose sarebbero cambiate.

continua habana

La sede di Galleria Continua a La Habana

La loro galleria (o “sgabuzzino” come la definisce ironicamente Cristiani) si trova nel Barrio Chino, il quartiere cinese della città, in uno spazio del tutto particolare all’interno del cinema Águila de Oro; di nuovo in continuità con la sede di San Gimignano, sorta in una sala da film. Si tratta di una galleria di scoperta e di un coraggioso tentativo (è stata la prima galleria straniera ad aprire all’Avana) di creare un nuovo ambiente culturale, in cui dare la possibilità agli artisti locali di incontrarsi, sperimentare e mettersi in luce.

Da questa esperienza si è anche potuta ampliare la presenza degli artisti cubani nell’attività della Galleria, che quest’anno ha deciso di portare a Basilea Carlos Garaicoa e José Yacque (altri nomi assenti alla fiera sono Alejandro Campins e Reyner Leyva Novo detto “el Chino”, Susana Pilar, Elizabet Cerviño). Il primo, classe 1967, si è ormai affermato a livello internazionale e opera anche autonomamente a Madrid, il secondo è un trentunenne di talento, “scoperto” proprio visitando gli studi d’artista all’Avana. “In occasione delle fiere, si cerca sempre di variare l’offerta, di creare qualcosa di nuovo e di attrattivo, mixando artisti più conosciuti con altri più giovani”, spiega infatti Cristiani. Anche in base alle mostre in calendario: Continua è presente anche alla attuale Biennale di Venezia, nel Padiglione nazionale di Cuba (curato da José Manuel Noceda) con una esposizione dal titolo Tiempos de la intuición, a cui prendono parte Yacque e Levya Novo.

Garaicoa è rappresentato ad Art Basel 2017 dalla Galleria Luisa Strina di San Paolo, oltre che da Continua. Parallelamente a Basilea, Garaicoa è presente in varie esposizioni internazionali: al Centro Botín di Santander, a Documenta di Kassel, al MAAT di Lisbona e a un’esposizione collettiva del Bronx Museum of the Arts di New York.

 

mono borracho

“El mono borracho” di Garaicoa, della serie “Bestiales” (2017)

Il range dei prezzi delle opere dell’artista (quelle presentate in fiera sono state tutte vendute) va dai 7.000 EURO per le piccole fotografie, 20.000-50.000 per i quadri, ai 420.000 EURO dell’installazione Saving the Safe, realizzata appositamente per la sezione “Unlimited” di quest’anno. Si tratta di un’opera di impegno politico, come tutte quelle di Garaicoa, composta da sei statuette in oro 21 carati, che riproducono in scala gli edifici di sei tra le più potenti Banche mondiali (le principali responsabili della crisi economica: quasi tutte nazionali, alcune private come Lehman Brothers), collocate in sei caveau. L’oro rappresenta un valore materiale che non andrà mai a diminuire e la scelta delle casseforti (tutte diverse tra loro e usate) non è casuale: le loro certezze, i loro interessi saranno sempre salvaguardati, qualsiasi siano le scelte che compiano a discapito di tutti noi.

Yacque presenta invece due bellissimi dipinti, dal titolo Brucita III (2015) e Hasta las almas de disuelven en las aguas (del 2017), valutate attorno ai 20.000 EURO.

Yaque BRUCITA

YACQUE hasta las almas se disuelven en las aguas

Le opere di José Yacque presentate da Galleria Continua

Due gallerie svizzere hanno portato in fiera artisti cubani. Entrambe dedicano una sezione all’arte sudamericana (Brasile, Colombia, Argentina e Messico i paesi più interessanti) e concordano sul fatto che negli ultimi anni in Svizzera si stia verificando un aumento della domanda di arte latina. La fiera è un’importante occasione di visibilità, ma spesso poi è il passaparola tra collezionisti a funzionare. I principali acquirenti di opere cubane sono Europei e soprattutto Americani. Quest’ultimi si dimostrano più attenti al momento dell’acquisto a verificare la provenienza dell’opera.

La Galleria Peter Kilchmann di Zurigo lavora da cinque anni con il duo di artisti cubani noti come Los Carpinteros (Dagoroberto Rodríguez Sánchez, classe 1969, e Marco Antonio Castillo Valdés, 1971), che vivono e lavorano tra Avana e Madrid. Quest’anno presentano quattro opere, il cui range di prezzo va da 20.000 a 55.000 USD. Tre di queste sono state vendute, tra cui il quadro No es fácil, a 22.000 USD (IVA esclusa).

Sempre da Zurigo, MAI 36 porta alcuni artisti molto interessanti: Raúl Cordero con Untitled (Haunted, delighted, cheated, fascinated…) del 2016, il “maestro” Flavio Garciandía con l’opera Clifford recogiendo mangos en mi patio (de noche) del 1997, valutato 35.000 EURO, e il suo “allievo” Michel Pérez Pollo con Marinero (2017), valutato 30.000 EURO. Una cosa molto interessante che ci raccontano i galleristi di MAI 36 è che c’è uno stretto contatto tra loro e gli artisti residenti a Cuba. Dopo averli scoperti, cercano di aiutarli direttamente negli studi locali: “ci prendiamo cura di loro” durante il processo produttivo, dalla fornitura del materiale fino alla preparazione dei documenti per l’espatrio e le opere.

La galleria americana David Zwirner presenta, infine, una interessante scultura luminosa di Félix Gonzalez-Torres (Untitled-last night, del 1997), di cui non ci è nota la stima. 

I risultati piuttosto positivi delle vendite delle opere cubane, seppur a prezzi inferiori rispetto ad altre (ad eccezione di Garaicoa l’unico che supera i 50.000 USD di quotazione, collocandosi al 315° posto nel ranking 2017 di Artfacts e guadagnando una ventina di posizioni rispetto al 2016), lasciano ben sperare su quale possa essere il futuro dell’arte cubana; forse, ad oggi, non è possibile saperlo. Ci vorrà tempo ma, con il fondamentale supporto delle gallerie straniere, gli artisti cubani potrebbero davvero affermarsi a livello internazionale e attrarre nella loro isola investimenti importanti. Il prossimo appuntamento importante sarà la Biennale dell’Avana nel 2018, che ha luogo ogni tre anni dal 1984.

Quello che teme per l’isola Galleria Continua è che “se dovessero cadere le restrizioni imposte da un Governo ancora dittatoriale, si potrebbe assistere a un vero e proprio assalto alla diligenza” e a un rientro massiccio di capitali fuoriusciti dal Paese, soprattutto da Miami. “Noi cerchiamo quindi di mantenere intatta una identità culturale, prima dell’invasione futuristica”. 

Camilla Angelino

 

Photo Credits:

  1. In copertina: Los Carpinteros, No es Fácil, 2017, watercolor on paper, 92 x 126 cm. Courtesy of Galerie Peter Kilchmann, Zurich.
  2. La sede di Galleria Continua a La Habana. Courtesy Galleria Continua.
  3. Carlos Garaicoa, Mono borracho/Drunk Monkey, 2017, photograph printed on canvas, 250 × 200 cm. Courtesy of Art Basel.
  4. José Yacque, Brucita III, 2015, acrylic paint, enamel on canvas and nylon, 310 × 240 cm. Courtesy of Art Basel.
  5. José Yacque, Hasta las almas se disuelven en las aguas, 2017, mixed media and charcoal on paper, 35 x 50 cm. Courtesy of Art Basel
  6. Tre opere de Los Carpinteros: Partícula de polen uno (141 x 125 cm); Polen doble (214.5 x 243 cm) e Babel gris (214.5 x 243 cm), 2017, Diptych, watercolor on paper. Courtesy of Galerie Peter Kilchmann, Zurich

 

 

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