Art Basel Statements: la video arte

Statements, la sezione di Art Basel dedicata agli artisti emergenti, ha aperto le porte all’arte digitale. Sono state cinque su diciotto le gallerie che hanno scelto di presentare progetti legati alla video arte come medium privilegiato per trattare tematiche socio-culturali.  Ma qual è il motivo per il quale i galleristi di Statements scelgono di presentare progetti digitali in occasione di Art Basel? Le risposte sono state concordi nel sottolineare il dinamismo di questo tipo di pratica artistica in relazione al repentino mutamento delle abitudini di vita. Ad esempio, per la galleria Kate MacGarry:

I film impiegano il potere dell’istante, il tempo spontaneo e non lineare come forma di sovversione contro la reificata quotidianità dell’esistenza.

Inoltre, per il secondo anno consecutivo, uno dei due premi conferiti dal Baloise Group è stato vinto da una galleria che ha scelto di investire su forme espressive digitali. Il Baloise Art Prize 2017 è stato conferito a Martha Atienza, supportata dalla galleria filippina Silverlens. L’istallazione video «Our Island, 11°16’58.4″ 123°45’07.0″E» è una straordinaria testimonianza dell’Ati-Atihan, il festival indigeno filippino che si svolge sott’acqua. Il premio include l’acquisizione da parte del Baloise Group delle opere dei vincitori che saranno donate a due importanti musei europei: il MUDAM Luxembourg e la Nationalgalerie di Berlino.

Martha Atienza, Our Islands 11°16’58.4”N 123°45’07.0”E, 2017

Occhi puntati anche su Galerie Emanuel Layr che, per la sua prima volta ad Art Basel, ha deciso di esporre il lavoro di Cécile B. Evans, vincitrice dell’Illy Prize 2016Amos’ world: Episode One è una video istallazione che s’ispira al concetto delle serie TV. Galerie Emanuel Layr sottolinea che l’intento dell’artista è infatti quello di proseguire con altri due episodi. Il video viene proiettato all’interno di una struttura contenitiva marcata socialmente dal suo carattere progressista e simile all’edificio che sta ideando il protagonista Amos.

BUILDING

Cecile B. Evans, Amos’ World Building, 2017

Galerie Emanuel Layr ha rilevato grande difficoltà nella presentazione del progetto che ha richiesto un lavoro di sei mesi e un peso economico rilevante nel fatturato annuale della galleria. La struttura — montata in soli tre giorni — viene venduta a £65,000 + VATGalerie Emanuel Layr dichiara che ci sono state alcune offerte di acquisizione ma che il procedimento di vendita sarà lungo.

Cecile B. Evans, Amos’ World: Episode One, 2017

La galleria inglese Kate MacGarry ha esposto Nyau Weatern: American Psychogeographicals, una serie di sette film presentati come vignette della durata inferiore ad un minuto dell’artista malawaiano Samson Kambalu.  I video sono alla terza edizione e vengono venduti al prezzo di £8,000 +VAT per un singolo film, £20,000 +VAT per tre film e £45,000 +VAT per il set completo. I film girati in America durante una residenza presso l’Headlands Center of the Arts in San Francisco, rappresentano l’artista mentre effettua una serie di performances spontanee che evocano i miti e leggende del ‘Wild West’. Kambalu è l’unico artista fra quelli che hanno proposto video arte in Statements ad avere avuto già delle aggiudicazioni in asta ma mai per opere di video arte (Red Barn Farm, Two Chairs, Fotografia, 2017, 413 €; A Brilliant New Cover for My E-Novel, Stampa multiplo, 2015, 418 €).

Le altre gallerie che hanno optato per progetti artistici digitali sono state la neozelandese Hopkinson Mossman Gallery, che ha scelto l’artista Oscar Enberg con il video Red Beryl and crocodile, Opal (Irrational Exuberance in the White Man’s Hole) e la berlinese Galerie Micky Shubert che ha esposto il progetto dell’artista vietnamita Sung Tieu, Memory Dispute.

Resta aperta un’ultima questione: come viene recepita la video arte dai collezionisti? I pareri sono discordanti. Fra quelli intervistati, Andrea Boghi ad esempio, confessa di non collezionare i video per la loro fruizione problematica, preferendo opere immediatamente godibili. Mauro De Iorio dichiara invece di apprezzare questo tipo di medium tanto da aver creato una sezione dedicata alla video arte nella sua collezione.

 

Photo/Video Courtesy:

 

Francesca Ordiligi

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