Mauro De Iorio e Andrea Boghi: i collezionisti che non ti aspetti

Durante la 48a edizione di Art Basel (12-18 Giugno) abbiamo incontrato due dei più importanti collezionisti italiani, Mauro De Iorio e Andrea Boghi, rivelando quali sono i retroscena di un collezionista di Arte Contemporanea.

Per il giovane avvocato Andrea Boghi è la terza volta ad Art Basel. A differenza della prima volta, rivelatasi un mondo sconosciuto di completo discovering, quest’anno ha iniziato a conoscere le opere esposte da diverse gallerie tramite scambi di posta elettronica, preparandosi con cura a ciò che è stato mostrato. Questo è un fattore comune svelato anche dal veterano Mauro De Iorio, medico radiologo ed imprenditore sanitario veronese, il quale da ai social network una grande importanza per la conoscenza e gli aggiornamenti sulle opere più interessanti da acquistare ed aggiungere alla propria collezione.

Boghi proviene da una famiglia in cui la nonna ha avuto da sempre la passione per il collezionismo. Inizia un percorso nell’ambito dell’arte insieme ad una ragazza che ha studiato Economia per l’Arte alla Bocconi. Hanno lavorato insieme viaggiando per fiere, gallerie, mostre, crescendo professionalmente ognuno a modo suo. La sua è una collezione puramente contemporanea, sia a livello cronologico e sia a livello di attualità, di cosa accade nel mondo. È formata da circa 50 opere totali, collocate maggiormente in casa, mentre il restante le fa ruotare: quando acquista una nuova opera la espone e archivia l’altra. Ama molto prestare le opere e a tal proposito afferma: “Prestare opere fa acquisire valore alla collezione e mi libera i muri.” La sua prima opera acquistata è stata di Goldschmied & Chiari. Quando è possibile conosce l’artista, rivelandosi un momento molto soggettivo ed intimo, in cui si vengono a creare dei rapporti di fiducia reciproci tra collezionista ed artista e di conseguenza tra gallerista e collezionista; anche se “i galleristi – ci racconta – mi dicono che spesso è meglio conoscere l’opera che l’artista stesso.” Ha un budget iniziale di circa 5000€ per opera, ovviamente variabile in base alle sensazioni, al cuore e al cervello. Se interessato possiede almeno tre opere di un artista: “L’artista va seguito nella sua produzione. Deve crescere come cresco io con il gusto.” Non colleziona per marketing, ma per passione. Non è un amante delle multinazionali dell’arte. “Nella mia collezione non sono presenti video – afferma – perché secondo me sono di difficile fruibilità.” Una fiera più nelle sue corde è Liste rispetto ad Art Basel, ha comunque acquistato presso la galleria Gentil Carioca un lavoro di Rodrigo Torres: “L’artista concettuale che idea l’opera ma la fa realizzare ad altri non mi piace. L’artista deve sporcarsi le mani, come Torres.”

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Art Basel ©

Parallelamente anche la collezione di Mauro De Iorio è completamente contemporanea, formata da circa 320 opere, distribuite tra case e uffici, per gustarle e viverle sempre. Sceglie cosa acquistare in base alle proprie preferenze insieme alla moglie, è un vero e proprio studio che compie; cosa lo spinge ad una cosa rispetto ad un’altra. Non vende le sue opere perché non vuole separarsene, collezionando per passione. Le presta a Musei: al MART di Rovereto ad esempio vi è una sua opera di Helen Marten, esposta anche alla Serpentine di Londra; di Thomas Houseago una scultura. A differenza di Boghi, De Iorio colleziona video, dichiarando: “Non amo i video che sembrano condensati di film; video come videoclip sì, mi diverto come un bambino a guardarli.”

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Courtesy Collezione Mauro De Iorio, Fotografia di Pietro Cocco.

Tra le sue opere sono presenti molti artisti italiani, ad esempio Francesco Gennari: “i suoi sono lavori parte della tradizione italiana, dell’arte italiana legata al colore; emozionanti e stupendi.” Successivo punto di diversità tra i due collezionisti si ritrova in De Iorio, non affascinato dall’arte concettuale ma ne riconosce la fondamentale importanza. “Ognuno sostenga l’arte che gli piace”, afferma. Ad Art Basel ha acquistato John Smith e Micheal Dean. Grande appassionato di Paolo Icaro, ci racconta uno dei suoi acquisti presso la galleria di Massimo Minini: “Con Massimo sono amico, lui mi aveva già dato parte della collezione. Questa è un’opera fragile, di gesso, nella quale vi sono delle spatolate in cui Icaro ha inserito un bambù delicato. Mi ha raccontato tutto il processo d’esecuzione di Icaro. Ha dovuto stagionare il legno del bambù affinché non si rompesse, inserito poi in modo tale da tenere insieme tutta l’opera. Quest’opera per me è bellissima. Mi piacciono tutte della sua produzione.”

Sara D’Angelo

 

 

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