Martha Atienza vince il Baloise Art Prize ad Art Basel 2017

Sostenere l’arte è un impegno che negli ultimi anni sta caratterizzando in modo particolarmente significativo l’operato di diverse aziende e fondazioni europee. In Svizzera il Gruppo assicurativo Baloise si impegna ormai da 20 anni nella promozione di giovani talenti, nell’acquisto di opere d’arte e nel finanziamento di mostre, per un totale di circa 250.000 CHF investiti ogni anno.

Giunto alla sua diciannovesima edizione il Baloise Art Prize, istituito dall’omonimo gruppo nel 1999, viene conferito ad uno o due artisti della sezione Statements dedicata agli emergenti nell’ambito della fiera Art Basel. Il premio, che include la somma di 30.000 CHF per ciascun artista, è assegnato da una giuria composta da professionisti[1] del mondo dell’arte; inoltre le opere dei vincitori sono acquistate dal Gruppo e successivamente donate ad importanti musei europei. Quest’anno le istituzioni destinatarie delle opere vincitrici sono il MUDAM di Lussemburgo, già presente nelle scorse edizioni, e per la prima volta la Nationalgalerie – Staatliche Museen di Berlino.

Martha Atienza, insieme all’americano Sam Pulitzer, è la vincitrice dell’attuale edizione del premio. Nata nel 1981 a Manila, l’artista vive e lavora tra Bantayan Island (Filippine) e Rotterdam (Olanda). Con la sua video-installazione Our Islands, 11°16’58.4″N 123°45’07.0″E trasforma una manifestazione religiosa caratteristica del proprio Paese in un film che alterna suggestioni stranianti a momenti di riflessione su problematiche sociali e ambientali.

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Bantayan Island è un’isola al centro delle Filippine di cui Atienza riporta le esatte coordinate geografiche nel titolo dell’opera, come a voler specificare l’esistenza stessa di quella piccola porzione di mondo, con la propria realtà e le proprie tradizioni. La storia infatti prende le mosse da una cerimonia religiosa, chiamata Ati-Atihan e dedicata a Gesù bambino, che coinvolge periodicamente tutte le isole delle Filippine. Nel corso della processione si alternano personaggi di ogni genere: da uomini travestiti a ballerini completamente dipinti di nero, da devoti a delinquenti locali. Questa cerimonia, che viene reinterpretata e personalizzata a seconda della regione in cui si svolge, offre uno spaccato interessante della società filippina caratterizzata da un lato da una profonda devozione religiosa, e dall’altro dalla presenza di personaggi stravaganti e dediti all’illegalità. Non è un caso allora se Atienza decide di mettere in risalto proprio quest’aspetto genuino e insieme ironico della manifestazione.

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Il video però non è una semplice cronaca dell’evento, ma la sua trasposizione perturbante: l’artista sposta letteralmente l’azione sott’acqua, nel Mare delle Filippine, la cui integrità è minata da metodi illegali di pesca che includono l’uso della dinamite, provocando la distruzione dei fondali e mettendo a rischio il benessere dell’ecosistema. Così gli abitanti di Bantayan, composti in gran parte da pescatori, si ritrovano a camminare sul fondale marino che loro stessi stanno distruggendo, muniti di maschere, pinne e dei loro abiti di scena. Figure colorate si avvicendano una dopo l’altra nel liquido silenzio sottomarino; sono goffe e pesanti nei loro movimenti, come se la natura si stesse riprendendo la propria rivincita.

L’operazione di Atienza si configura come un vero strumento di coesione sociale volto a far riflettere la popolazione filippina, direttamente coinvolta nella realizzazione del video, sulle problematiche ambientali del proprio Paese. L’artista quindi non si pone in modo distaccato nella sua analisi della realtà, ma cerca la complicità e la partecipazione dei propri ‘attori’ che non sono oggetto passivo delle riprese, ma protagonisti reali chiamati a riflettere su temi che li interessano da vicino.

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La video-arte, pur nella grande diversità dei contenuti proposti, si presenta come una pratica sempre più diffusa proprio per il suo carattere narrativo e coinvolgente. La scorsa edizione del Balois Art Prize è stata vinta da due video-artiste, Sara Cwynar e Mary Reid Kelley, l’edizione del 2014 da John Skoog, nel 2011 da Ben Rivers e l’anno precedente da Claire Hooper. Un chiaro segno dell’attenzione che il Gruppo svizzero rivolge alla video-arte e in generale alla diversificazione delle proprie scelte nel processo di attribuzione del premio.

Our Islands, 11°16’58.4″N 123°45’07.0″E è stato realizzato da Martha Atienza nel 2017 in un arco di tempo abbastanza lungo per assicurarsi delle condizioni atmosferiche ottimali. Il video è privo di audio e ha una durata di 1 ora e 12 minuti. Delle sei edizioni totali realizzate il Baloise Group ha acquistato le prime due per un costo di 50.000 USD l’una che ha successivamente donato al MUDAM e al museo berlinese. Un importante traguardo per Atienza non solo grazie al premio di 30.000 CHF e ai video venduti al Gruppo svizzero, ma anche e soprattutto dovuto al prestigio di entrare nelle collezioni di due dei più importanti musei di arte contemporanea europei.

A promuovere l’artista nella sezione Statements di Art Basel è la galleria Silverlens di Metro Manila diretta da Isa Lorenzo e Rachel Rillo. Portare ad Art Basel un’artista come Atienza significa mettere in comunicazione due culture geograficamente distanti, come quella orientale e quella occidentale, ma che condividono le stesse problematiche e aspirano ai medesimi ideali. L’impegno sociale e il profondo radicamento nella realtà quotidiana che caratterizzano le ricerche dell’artista, sono tra le motivazioni che hanno spinto Lorenzo e Rillo a sostenere Atienza in questa edizione della fiera. Il sodalizio tra  l’artista e la galleria dura dal 2013, anno in cui Silverlens partecipò per la prima volta alla fiera svizzera proponendo, sempre all’interno di Statements, le opere della filippina Maria Taniguchi che però non ottenne alcun riconoscimento.

Tokyo e Taipei sono tra le prossime tappe di Atienza, mentre per la galleria è prevista la partecipazione a Sidney Contemporary (settembre 2017), Art021 Shanghai (novembre 2017) e Art Basel Hong Kong (marzo 2018). Silverlens è solita muoversi in area asiatica, ma è probabile che la recente vittoria dell’Atienza sposti l’attenzione dei due direttori verso il mercato occidentale. Così come ci si interroga sui possibili aumenti di prezzo delle opere dell’artista, che nel corso dell’ultimo anno si è mossa in un range che va dai 10.000 ai 50.000 USD.

Quel che è certo è che vedremo presto la singolare processione di Our Island esposta in due grandissimi musei europei.

 

Photo credits:

Copertina: artasiapacific.com

Immagine 1: goodnewspilipinas.com

Immagine 2: notey.com

Immagine 3: cdn.luxuo.com

 

[1] I giurati del diciannovesimo Baloise Art Prize sono Marie-Noëlle Farcy (Curatrice / Head of Collection del MUDAM in Lussemburgo), Daniel Baumann (Direttore della Kunsthalle di Zurigo), Sven Beckstette (Curatore della Nationalgalerie – Staatliche Museen di Berlino), Zak Kyes (di Zak Group di Londra) e Martin Schwander (Fine Art Advisor di Baloise e Presidente della giuria).

 

Giulia Pergola

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