La Grecia, la crisi e Documenta: ne abbiamo parlato ad Art Basel

A meno di un mese dalla fine di Documenta Atene, dopo più di settanta giorni di mostre, eventi, performance e sperimentazioni di ogni genere, insieme ai galleristi con sede ad Atene si è provato a tirare le somme di quello che è stato per loro e per la capitale greca ospitare un’esposizione come questa, che per la prima volta ha affiancato a Kassel una seconda ubicazione.

Dato l’ingente flusso di turisti, ma soprattutto di addetti ai lavori che negli ultimi mesi hanno visitato Atene, quello che i dealers greci si aspettavano era un aumento dei collezionisti internazionali incuriositi dalle nuove tendenze dell’arte greca e non solo. Ma le grandi gallerie con sede in Grecia, come Kalfayan Galleries (Atene e Salonicco) e Bernier/Eliades (Atene e Bruxelles) continuano a doversi affidare alle fiere come Art Basel, perché il collezionismo locale sembra essere ancora troppo debole.
A tenerle in piedi sono i collezionisti “affezionati”, gli stessi che acquistano le opere di artisti internazionali nella sede ateniese di Gagosian, ma il vero business continua a esistere solo grazie alle fiere, come l’appena conclusa Art Basel, che ha fruttato ottimi risultati per i dealers balcanici.

Intervistando ad Art Basel Arsen Kalfayan, direttore dell’omonima galleria dal 1995, è emerso che prima del 2009 solo il 10% del fatturato si faceva in fiera, mentre oggi il mercato ad Atene è stagnante, e la partecipazione alle grandi fiere internazionali corrisponde fino all’80% dei profitti annuali. 

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Vlassis Caniaris

Aggiunge, però, che per quanto non sia stato registrato un aumento delle vendite nelle sue due sedi greche, la fama di alcuni artisti locali sia aumentata tanto da permettere un incremento dei prezzi non indifferente. Si riferisce all’artista Vlassis Caniaris (1928-2011), attualmente in mostra a Documenta Kassel ed esposto alla Tate Liverpool. Da sempre è stato riconosciuto come uno dei più grandi artisti greci dal dopoguerra in poi, ma mai abbastanza da permettergli quotazioni come quelle di quest’anno, in cui l’interesse dei collezionisti, soprattutto quelli d’oltreoceano, è aumentato considerevolmente.
Lo stand di Kalfayan, che per il suo debutto ad Art Basel nella sezione Feature ha scelto di esporre solo Caniaris, ospita sei opere, tra quadri e installazioni, con prezzi che partono da 10.000 € e raggiungono i 90.000 € , anche se il record dell’artista quest’anno si aggira intorno ai 280.000 €. Si tratta di picchi mai raggiunti prima, neanche nel mercato in asta pre-crisi. Un po’ per la scomparsa dell’artista nel 2011, un po’ per Documenta, ma anche per i temi delle opere di Caniaris: i problemi legati all’immigrazione che furono così rilevanti per l’artista durante gli anni sessanta, oggi sono di nuovo all’ordine del giorno, più attuali e urgenti che mai.

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Pier Paolo Calzolari, Study for a Procession, 1983. Galleria Bernier/Eliades

Neanche la coppia di dealers Jean Bernier e Marina Eliades, che nel loro stand espongono artisti greci ed esponenti dell’arte povera, è particolarmente entusiasta per quello che Doumenta14 non ha portato. Anche per loro il mercato ad Atene continua ad essere alimentato dai pochi superstiti della “very-upper class”, mentre la nuova, centralissima sede aperta solo l’anno scorso a Bruxelles sembra andare a gonfie vele.

Mercanti e galleristi greci si sono dichiarati delusi dagli esiti di Documenta, ma questa è stata un utile trampolino per i giovani artisti (greci e non). I risultati dal punto di vista della ricerca, della curatela e della sperimentazione non mancano; ai galleristi, per ora, ci pensano le fiere.

 

Costanza Vilizzi

 

Foto copertina: Vlassis Caniaris, What’s North, What’s South? (Children and Testimony), 1998

Immagine 2: Courtesy of Art Basel

 

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